Da un’industria tessile brianzola a undici hotel tra lago, mare e montagna: R Collection Hotels della famiglia Rocchi prepara quattro aperture nel 2027 e fa della ristorazione, dal Victoria Beach a Bianca sul Lago passando per Rapallo e il Grand Hotel Courmayeur Mont Blanc, un motore di crescita e di legame profondo con il territorio. Il racconto dell’evoluzione del gruppo durante una serata speciale fronte Lario in collaborazione con il ristorante milanese Sea, Signora
di Massimo L. Andreis
Un filo di seta lungo quarant’anni. Nel racconto di R Collection Hotels c’è un filo che ritorna sempre, e non è una metafora scelta a caso. Il gruppo nasce dall’intuizione di Pompeo Rocchi, industriale tessile con produzioni a Misinto, alle porte di Milano, dove oggi sorge l’headquarter del gruppo alberghiero, e all’estero tra Cina, India e Sri Lanka. Negli anni Ottanta costruì a Varedo un primo albergo pensato per la clientela business che gravitava attorno all’industria: un motel che, a distanza di decenni, si è trasformato nello Smart Hotel King. “Oggi non è più un motel: si è evoluto in uno smart hotel con accesso digitale, ma anche lì c’è una pizzeria dove si mangia molto bene, perché ci piace che il nostro ospite stia bene”, sorride Chiara Borghi, marketing manager del gruppo, che ne ripercorre la parabola come si sfoglia un album di famiglia.
Per anni l’hospitality restò, almeno a parole, un hobby accanto alla fabbrica. Poi arrivò il salto di scala: la gestione del Royal Victoria di Varenna, l’acquisizione del Grand Hotel Bristol di Rapallo, gli alberghi milanesi. “Il Bristol è stato acquistato già così com’era, ma il primo albergo sviluppato da zero è stato il Grand Hotel Victoria”, precisa Borghi, riferendosi al cinque stelle lusso Concept & Spa di Menaggio che oggi è il flagship. Nel 2018 Franco Rocchi, attuale ceo, ha chiuso l’attività tessile per dedicarsi interamente all’accoglienza insieme ai figli Pompeo, Ludovica e Filippo. “È una realtà a conduzione interamente familiare, con capitali italiani, senza fondi di investimento né investitori esterni”, sottolinea la manager. Una genealogia che affiora perfino nei nomi: a Rapallo il bar si chiama Silk Bar, “perché l’azienda nasce nel tessile e un filo di seta, in un modo o nell’altro, lo ritroviamo sempre”.

Undici alberghi e un poker di aperture in pipeline
Il portfolio conta oggi undici strutture operative: il Grand Hotel Victoria di Menaggio, tre indirizzi a Varenna, Bianca Relais sul Lago di Annone, il Bristol di Rapallo, due cinque stelle in montagna, il Grand Hotel Courmayeur Mont Blanc e il Montana Lodge & Spa di La Thuile, oltre alle strutture di Milano e Brianza. Il 2027 sarà l’anno di Como, con il ritorno in gestione diretta di due alberghi di proprietà finora operati dal gruppo Villa d’Este, che rinasceranno come Lake Como Palace ed EX-C Excelsior Como, cui si aggiungerà l’Hotel Due Corti, business hotel a ridosso delle mura cittadine. A Cernobbio prende forma Villa O, una villa degli anni Quaranta completamente ristrutturata, con spa e piscina, articolata in appartamenti di lusso, che il gruppo spera di attivare già entro la fine del 2026, anche se l’acquisizione è recentissima e i dettagli sono ancora in fase di messa a punto. A Milano, in Brera, è invece in arrivo il debutto nel segmento dei serviced apartments con un intero building.
“Non una crescita incontrollata, ma la volontà di presidiare due o tre destinazioni. L’obiettivo sono le grandi città: si è parlato di Milano, Roma e Firenze, e di certo non c’è l’intenzione di restare fermi nel Nord Italia”, anticipa Borghi. A reggere l’impalcatura c’è una struttura manageriale rafforzata, con Riccardo Bortolotti area general manager Lake Como e Thomas Schmidt alla guida del Grand Hotel Victoria, e un investimento nelle retrovie, dall’ampliamento della sede in Brianza alla nuova base logistica al servizio di Varenna.

Victoria Beach, il lido che si raggiunge in barca
Se il Grand Hotel Victoria è la nave ammiraglia, il Victoria Beach è la sua scialuppa fronte lago. L’ex lido di Menaggio è stato preso in concessione per trent’anni e completamente ripensato. “È stato un investimento notevole: abbiamo realizzato due infinity pool, una riservata agli adulti e una più grande, e grazie a un edificio Déco vincolato riusciamo a ospitare eventi e matrimoni fino a 600 coperti”, racconta Borghi. Con 300 postazioni è il beach club più esteso del Lago di Como e vive soprattutto di clientela esterna: “Accoglie anche gli ospiti degli altri alberghi. Abbiamo aggiunto i pontili per l’attracco, così di giorno si può arrivare non solo per il lido, ma anche per un aperitivo, un pranzo o una cena”. L’offerta si articola tra bistrot, una settantina di posti al patio e una sessantina all’R Restaurant, un pool bar che nel pomeriggio si converte in centrale di smoothie e frutta e The Roof, open space all’ultimo piano con vista lago dove si possono ospitare eventi in contemporanea.

Il 2026 è stato il primo anno di apertura a pieno regime, di norma dai primi di maggio alla fine di settembre, ma il calendario resta elastico come il meteo lariano. “Guardiamo sempre come va la stagione: l’anno scorso abbiamo dovuto chiudere prima perché faceva freddo e pioveva, quest’anno dicono che farà caldo fino a Natale”, racconta la manager. “Sul lago il tempo cambia molto velocemente: di giorno è bello e la sera arrivano tempeste improvvise”. Lo sa bene chi era presente alla riunione annuale degli Amici di Como, l’associazione di imprenditori di cui il gruppo fa parte: trecento ospiti sorpresi da un nubifragio che rovesciò tutti gli ulivi in vaso. Un battesimo del fuoco, anzi dell’acqua, che non ha scalfito il successo del progetto.
Quando la tavola diventa una destinazione
Nel lessico del gruppo la ristorazione non è più un servizio di cortesia. “Non è il nostro core business, ma sta crescendo in termini di interesse e di numeri ed è importante anche per diversificare: in quasi tutti i nostri alberghi abbiamo almeno due outlet”, spiega Borghi. Al Grand Hotel Victoria il ristorante Lago, affacciato sulla veranda e sede della colazione, convive con Shiori 1827, rivolto verso la piscina. “Visto che i soggiorni si allungano e gli ospiti chiedono camere sempre più grandi, nessuno vuole cenare tutte le sere nello stesso ristorante: così quest’anno abbiamo lanciato un fusion, che non è un giapponese, ed è un esperimento che ha funzionato molto, perché sul lago i fusion di alto livello si contano sulle dita di una mano”. E il patio potrebbe cambiare pelle già la prossima stagione, trasformandosi in un ristorante di cucina di lago con griglia.

La punta di diamante è però Bianca sul Lago, il gastronomico del relais di Oggiono: dieci suite con spa in camera affacciate su uno specchio d’acqua privato, dove si naviga solo a remi e la pesca è rigorosamente sportiva. La storia del lago di Annone merita un romanzo: appartenuto alla Curia e poi ai conti Montecuccoli, dopo vari passaggi fu acquistato da Carlo Citterio, i cui eredi hanno costituito una fondazione per preservarlo come oasi di biodiversità, con appena dodici postazioni di pesca prenotabili e una scuola di kayak. Non a caso le camere portano i nomi degli uccelli che popolano le sponde. Dal 2026 la cucina è affidata a Filippo Oggioni, già stellato con il Vecchio Ristoro di Aosta. “Il suo destino era scritto nel cognome”, scherza Borghi. “Qui il focus è centrato sulla ristorazione, con un orto e un progetto importante: l’ambizione è che Bianca diventi un ristorante con camere”. A Varenna il Visteria del Royal Victoria, segnalato dalla Guida Michelin, prosegue con continuità sotto la guida del campano Francesco Sarno, mentre a Rapallo il Bristol, elegante edificio liberty affacciato sul Golfo del Tigullio, schiera il gastronomico Le Cupole al primo piano, il ristorante La Veranda, pool bar e pizzeria a bordo piscina e, sulla costa, la gestione del lido Marina di Bardi a Zoagli.

La montagna completa la mappa del gusto del gruppo. A Courmayeur da un anno e mezzo cucinano Giuseppe Buondonno, passato da Villa Crespi e dalla Réserve di Parigi, e la compagna Anna Ruotolo, pastry chef: lui è stato “scelto più volte come ambasciatore per rappresentare l’eccellenza culinaria della destinazione”. A La Thuile c’è invece Alessandro Gioè, giornalista di formazione e chef autodidatta, “bravissimo a interpretare la cucina di montagna in chiave contemporanea”. In entrambi gli hotel al gastronomico si affianca un bistrot per l’all day dining, “con il tagliere e i prodotti di montagna per chi rientra dalla passeggiata”.
Il mare di Brera sbarca sul Lario
A riprova della crescente importanza data all’offerta food da parte del gruppo alberghiero, ecco una serata speciale fronte lago con la proposta del ristorante milanese Sea, Signora, protagonista di un “Pop Up sul Lago” ospitato al Victoria Beach, il lido del Grand Hotel Victoria di Menaggio. Un’occasione di sinergia tra l’hôtellerie di lusso della famiglia Rocchi e la cucina ittica del locale di Brera, guidato dal fondatore e brand chef Antonio Fresa e dall’executive chef Roberto Godi, che ha scelto la cornice del Lario per presentare il nuovo menu, costruito su una filiera corta fatta di accordi diretti con piccole flotte e cooperative di pescatori e su una logistica notturna capace di portare il pescato dalle reti alla cucina in poche ore.



Per l’evento è stato proposto un set menu da 100 euro che ha accompagnato gli ospiti dal crudo di capasanta con yuzu koshu e amarene marinate ai nuggets con caviale nero, tra i piatti simbolo della nuova carta, passando per i cicatelli pugliesi con granchio reale e salsa ai crostacei e per il granchio reale alla catalana, fino al sorbetto di pomodoro, arancia e basilico e al tiramisù con fragoline di bosco. Accanto al percorso degustazione, un raw bar con ostriche Gillardeau e Perline del Delta, gamberi viola e rossi, scampi e sashimi di capasanta, akami e chutoro, oltre allo scenografico Plateau Sea Signora Royale, e una piccola drink list firmata dal bancone del ristorante, dal Tech-Mango a base di tequila e mango piccante al Caviar Martini con burro nocciola e caviale oscietra.





Una trasferta che conferma la volontà di Fresa, espressa in occasione del lancio della nuova carta, di fare di Sea, Signora un indirizzo di alta qualità da vivere con libertà e leggerezza, e che per R Collection rappresenta un ulteriore tassello nella costruzione di un’identità gastronomica sempre più riconoscibile all’interno delle proprie strutture.



Chef Roberto Godi sulla dx
Spa, sport e benessere a porte aperte
L’altra colonna portante è il benessere. Il Grand Hotel Victoria dispone di una spa di 1.200 metri quadrati, il Bristol di Rapallo di una di 1.500, entrambe le strutture alpine hanno la propria area wellness, con un progetto di ampliamento a Courmayeur, mentre al Royal Victoria la spa può essere privatizzata per due ore con trattamenti di coppia. “Tutti i nostri ristoranti e tutte le nostre spa sono aperti anche agli ospiti esterni”, precisa Borghi. Intorno, un ventaglio di attività all’aria aperta, dallo yoga sul prato alle e-bike fino al trekking verso le vette vicine, perché nella visione del gruppo il benessere si misura anche in chilometri percorsi e panorami guadagnati. In montagna, poi, la sinergia con il sistema locale è parte integrante del progetto: “A Courmayeur collaboriamo tanto con gli altri operatori, con l’ottica di fare davvero sistema”, racconta la nostra ospite, in un contesto dove manager e professionisti si scambiano esperienze da una struttura all’altra.

L’employer brand e la carica del 1000… collaboratori
Tutto questo poggia su circa un migliaio di collaboratori, di cui 250 soltanto a Menaggio tra albergo e beach club. È qui che il gruppo gioca la partita più delicata. “L’obiettivo è diventare un employer brand attrattivo, e l’attrattività nel turismo oggi passa da ciò che sai offrire ai tuoi collaboratori: spesso sono persone che arrivano da fuori, senza un alloggio, e che devono avere tanti buoni motivi per restare, non soltanto lo stipendio, ma anche la qualità della vita”, osserva Borghi. Da qui la Staff House di Menaggio, progettata da Paolo Cozzolino dello studio GLA – Genius Loci Architettura: 243 posti letto in 124 camere con bagno privato, spazi comuni e aree per il tempo libero. Ma il segno più eloquente è forse Il Circolino: “Invece di una mensa abbiamo un ristorante per i dipendenti in centro a Menaggio, con dehors e tavoli, mentre la maggior parte delle mense sta nei sotterranei e si mangia di corsa”.
La geografia diversificata diventa una leva contrattuale. “Lo stesso dipendente che d’estate lavora al mare, d’inverno può andare in montagna, e questo significa contratti annuali e molte assunzioni a tempo indeterminato, cosa non banale in territori segnati dalla stagionalità”, spiega la manager, ricordando che a Courmayeur l’hotel non chiude più in autunno e resta aperto da aprile fino alla fine della stagione sciistica. “Siamo un gruppo con un’identità in costruzione o meglio in evoluzione: formare le persone secondo il nostro standard e poterle portare nelle nuove aperture significa garantire lo stesso livello in tutti gli alberghi e rallentare il turnover”.

Un lago che corre, una rete da tessere
Sullo sfondo c’è un Lario che, come evidente a tutti, è in piena accelerazione, tra aperture di grandi gruppi internazionali e polemiche sull’overtourism. “Il lago si conferma, non solo dopo Clooney ma già da prima, una tappa fondamentale nel panorama mondiale. Questo impone standard sempre più alti e il miglioramento di un sistema di infrastrutture che ancora manca”, riflette Borghi, che colloca i Rocchi tra le tre storiche famiglie dell’ospitalità lariana, insieme ai Fontana di Villa d’Este e ai De Santis del Grand Hotel Tremezzo e di Passalacqua. “Avere strutture diversificate e non concentrate impone di costruire una rete molto seria, che già esiste ma va ampliata, con tutti gli stakeholder e con le amministrazioni”. Una capacità ricettiva, del resto, che non dipende solo dagli albergatori: trasporti, parcheggi, alloggi per i lavoratori e servizi diffusi sono le tessere di un mosaico che nessun gruppo, da solo, può completare.

Dal telaio alla tavola, in sinergia col territorio
La storia dei Rocchi è, in fondo, lo specchio di una trasformazione più ampia. Il territorio che per oltre un secolo ha fatto della seta e del tessile la propria identità, tra Como e la Brianza, sta riconvertendo il suo saper fare verso l’accoglienza e l’enogastronomia, come un telaio che smette di tessere stoffe e comincia a intrecciare esperienze. La famiglia ha colto questo cambio di passo al balzo, ma senza la tentazione di limitarsi a incassare l’appeal di una destinazione celebre in tutto il mondo: investire su case per il personale, filiere e produttori locali significa restituire valore a quel territorio che il gruppo abita, vive e ama. Perché, anche in albergo, la trama regge solo se l’ordito resta saldamente ancorato alle proprie radici.





