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Il rapporto BarthHaas fotografa un 2025 in arretramento: 189,6 miliardi di litri nel mondo e Germania sotto gli 80 milioni di ettolitri. In Italia la quota delle analcoliche sale al 3,9% e la Generazione Z ridisegna il consumo con il fenomeno NoLo

La birra perde terreno quasi ovunque. Non si tratta di una flessione episodica ma di un mutamento che coinvolge i principali mercati mondiali e riflette un cambiamento profondo nelle abitudini di consumo. A fotografare il fenomeno è l’ultimo rapporto di BarthHaas, il maggiore commerciante mondiale di luppolo: nel 2025 la produzione globale si è fermata a 189,6 miliardi di litri, 1,4 miliardi in meno rispetto all’anno precedente, pari a un calo dello 0,7%. Un arretramento contenuto nelle dimensioni ma significativo, perché interessa gran parte delle aree produttive del pianeta.

La Germania sotto la soglia degli 80 milioni di ettolitri

A trascinare verso il basso i dati europei è soprattutto la Germania, da sempre uno dei simboli dell’industria brassicola mondiale. Nel 2025 la produzione è diminuita di circa il 6%, fermandosi a 79,24 milioni di ettolitri: è la prima volta che il Paese scende sotto la soglia degli ottanta milioni, arretrando al sesto posto fra i maggiori produttori mondiali. Heinrich Meier, autore del rapporto, ha parlato di perdite su una scala senza precedenti.

IndicatoreValore 2025Variazione
Produzione mondiale di birra189,6 miliardi di litri-0,7%
Produzione Unione Europeain contrazione-3,1%
Produzione Germania79,24 milioni di ettolitri-6%
Americhein contrazione-0,7%
Asiain contrazione-1,2%
Africain crescitapositiva
Superficie coltivata a luppolo52.660 ettari-5,5%
Raccolto di luppolo109.188 tonnellate-3,8%
Quota birre analcoliche in Italia3,9% (da 2,1%)in crescita
Filiera brassicola italianaoltre 112mila addetti>10 mld di euro

Le altre aree produttive

La produzione complessiva dell’Unione Europea è diminuita del 3,1%, con flessioni rilevanti anche in Polonia. Il rallentamento non riguarda però solo il Vecchio Continente: le Americhe perdono lo 0,7%, frenate soprattutto dagli Stati Uniti, mentre l’Asia registra un calo dell’1,2% per effetto della contrazione della produzione cinese. L’unica area in controtendenza è l’Africa, dove il settore continua a crescere, seppure a ritmi contenuti.

Il consumo cambia pelle

Thomas Raiser, amministratore delegato di BarthHaas, ha spiegato che il consumo di birra è stagnante o in calo in molti mercati tradizionali, mentre cresce la domanda di birre analcoliche e a basso contenuto alcolico. La trasformazione è evidente anche in Italia: pur in presenza di una lieve contrazione dei consumi complessivi, il segmento delle analcoliche accelera e la sua quota di mercato è salita dal 2,1% al 3,9%. Incidono anche le estati sempre più calde, che spingono a limitare il consumo di alcol per il rischio di disidratazione; in Francia, durante le ondate di calore più intense, sono state introdotte misure temporanee di limitazione negli spazi pubblici.

La filiera del luppolo si contrae

La frenata della domanda si riflette sulla materia prima. Nel 2025 la superficie coltivata a luppolo è diminuita del 5,5%, scendendo a 52.660 ettari, mentre il raccolto si è ridotto del 3,8% attestandosi a 109.188 tonnellate. In Italia la filiera brassicola mantiene comunque un peso economico rilevante: secondo AssoBirra impiega oltre 112mila lavoratori e genera un valore superiore ai dieci miliardi di euro.

La rivoluzione della Generazione Z

Il cambiamento più evidente arriva dalle nuove generazioni. Per la Generazione Z, i nati fra il 1997 e il 2012, il consumo di alcol non rappresenta più un elemento centrale della socialità, mentre cresce l’attenzione verso salute, benessere e performance psicofisica. È il fenomeno NoLo, no and low alcohol, che sta ridefinendo il mercato delle bevande: il 24% dei giovani fra i 21 e i 27 anni dichiara di non bere alcolici e uno su cinque sceglie abitualmente alternative analcoliche, quota in aumento rispetto all’anno precedente. Uno studio pubblicato sul British Journal of Sociology evidenzia come la cosiddetta sober curiosity stia diventando un orientamento stabile: il 61% degli appartenenti alla generazione afferma di voler ridurre in modo significativo il consumo di alcol. Alle motivazioni salutistiche si affiancano ragioni pratiche: evitare la hangxiety, l’ansia che può seguire una sbornia, mantenere lucidità, migliorare la produttività e tutelare la propria immagine in un’epoca in cui ogni momento può finire sui social.

Un nuovo indicatore di crescita

Se per decenni la crescita dell’industria brassicola è stata misurata in ettolitri prodotti, oggi il vero indicatore potrebbe essere un altro: la capacità di intercettare una domanda orientata al consumo moderato, senza per questo rinunciare al gusto.

Tabella realizzata con ausilio strumenti Ai

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