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Il collettivo gastronomico Nomadi torna a Napoli con una one night a Marechiaro: otto professionisti, un percorso in otto assaggi e il mare di Posillipo come scenografia per un racconto corale di gusto, design e paesaggio

Nomadi non è un catering come tanti altri, e nemmeno un semplice gruppo di chef in trasferta: è un collettivo spontaneo nato a Napoli nell’estate del 2025, capace di riunire professionisti diversi sotto un’unica identità condivisa. Otto teste, sedici mani, recita il motto che meglio racconta la filosofia del progetto: nessuna insegna, nessun copione, nessuna firma individuale, ma una regia corale in cui tecnica, materia prima e sensibilità di ciascuno convergono in un risultato che, da solo, nessuno potrebbe firmare. Una cucina viva e in movimento, quasi una jam session in cui gli strumenti sono coltelli e fornelli: nessun menu fisso, nessuna replica possibile, perché ogni evento nasce e muore nell’arco di una sola sera.

Una serata sul mare di Marechiaro

Lo scorso 25 luglio Nomadi è tornato a Napoli per mettere in scena l’evento della propria stagione: una one night ospitata da La Conca sul Mare, a Marechiaro, in occasione di un matrimonio esclusivo sul lungomare di Posillipo. La luce e la prospettiva del golfo sono diventate parte integrante dell’allestimento, trasformando ogni portata in un capitolo di un racconto più ampio, in cui la cornice marina non ha fatto da semplice sfondo, ma ha dettato ritmo e senso a ogni assaggio, come se il paesaggio stesso fosse stato invitato a sedersi a tavola insieme agli ospiti.

Otto assaggi, otto identità in dialogo

Il menù ha preso la forma di un percorso in otto elementi, pensati per dialogare tra loro senza sovrapporsi, come otto capitoli di uno stesso racconto che cambia voce narrante a ogni portata. Simone Testa, di Punto Nave, ha firmato la cucina di mare; Pasquale Maravita, de La Baita Braceria, si è occupato di braci e carni; Salvatore Piccirillo, de La Masardona, ha portato la pizza fritta, icona dello street food napoletano; Sensei, di J-Sushi, ha curato fusion e crudo; Giampiero Borrelli ha firmato i primi d’autore, mentre Raffaele Ferrerio, del ristorante U Mammamì, ha reinterpretato l’eccellenza della tradizione partenopea. A completare il quadro, Savino Aprea con la pasticceria e le live experience, e Tanya Gentile alla guida di mixology e drink speciali.

Calici e regia, i dettagli che fanno la differenza

Ad accompagnare il percorso, una selezione enologica misurata: il Franciacorta Enrico Gatti Brut e lo Chardonnay Masseria Frattasi, scelti per sostenere i piatti senza mai coprirli, in un equilibrio che lascia alla materia prima l’ultima parola. L’intrattenimento musicale è stato affidato a Max Righi, mentre il coordinamento generale della serata è passato per le mani di Salvatore Pasquetti, project manager capace di tenere insieme, per una notte, dieci professionisti diversi in un’unica performance corale, senza che il pubblico percepisse le cuciture tra un momento e l’altro della serata.

L’ospitalità come racconto, non come servizio

È questa, in fondo, la cifra più originale di Nomadi: spostare l’ospitalità oltre il perimetro del servizio convenzionale, trasformando la cucina in contenuto narrativo. Ogni evento nasce e si esaurisce in una sola sera, costruito su misura per il contesto che lo ospita, che si tratti di dieci o di trecento persone: un manifesto quasi anti-industriale, in un settore spesso tentato dalla replica, che scommette tutto sull’irripetibilità. A ogni occasione, poi, si aggiunge un tassello pensato ad hoc, come un sarto che cuce l’abito su misura del cliente: un dettaglio, un abbinamento, un piccolo colpo di scena che rende quella sera diversa da tutte le altre, prima e dopo.

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