Cinque anni dopo il primo mandato, il manager biellese riprende la guida dello storico cinque stelle ai piedi del Monte Bianco, mentre la proprietà propone al Comune un accordo di programma per trasformare l’hotel (e tutta l’area) radicalmente, tra nuove camere, spa e residenze
di Massimo L. Andreis
A Courmayeur, quando si parla di alberghi a cinque stelle, il nome di Massimo Chiappo Buratti non ha bisogno di troppe presentazioni. Il manager, di origini biellesi, torna infatti alla guida del Grand Hotel Royal e Golf, l’indirizzo simbolo dell’ospitalità alpina italiana che aveva già diretto nel 2021, contribuendo al rilancio contemporaneo dello storico cinque stelle ai piedi del Monte Bianco. Un ritorno che, nella località valdostana, ha immediatamente acceso i riflettori del settore: Chiappa Buratti conosce infatti la struttura come pochi altri, e oggi, nel 2026, si ripresenta con l’obiettivo dichiarato di consolidarne ulteriormente il posizionamento internazionale, accompagnando l’hotel in una nuova stagione di investimenti e rinnovamento.

Il lusso esperienziale, in tutte le lingue del mondo
Oltre venticinque anni di esperienza nell’hôtellerie di lusso internazionale compongono il curriculum di Chiappo Buratti, laureato alla prestigiosa Les Roches Global Hospitality Education, di cui è anche ambasciatore per l’Italia. Un percorso costruito tra Europa e Asia, passato per gruppi come Shangri-La Hotels and Resorts, Le Méridien e Cachet Boutique Hotel, e per Paesi lontanissimi tra loro, Cina, Taiwan, Londra, Svizzera, Francia, Germania, che gli hanno permesso di costruire una solida specializzazione nel segmento luxury. Parla cinque lingue, incluso il cinese, e ha maturato parte della propria formazione in una delle realtà più esclusive dell’hôtellerie europea, il celebre Beau-Rivage Palace di Losanna: un bagaglio che oggi si riflette nell’approccio al Royal, dove tradizione alpina, servizio personalizzato e standard internazionali sono chiamati a convivere senza attriti.
“Tra i temi centrali della nuova gestione ci sono il rafforzamento della clientela internazionale, l’evoluzione dell’offerta benessere e una crescente attenzione al concetto di lusso esperienziale, oggi fondamentale nel settore hospitality di alta gamma” spiega lo stesso Chiappo Buratti, illustrando le priorità del suo secondo mandato.

Il filo mai spezzato con Courma
Il legame tra il manager e la località non è nato oggi. Nel 2014 Chiappo Buratti fu tra i protagonisti dell’apertura del Grand Hotel Courmayeur Mont Blanc, altro importante cinque stelle della zona, un’esperienza che contribuì non poco a rafforzare il posizionamento della località nel panorama del turismo luxury alpino. “Ora la nuova sfida riguarda proprio lo storico Royal e Golf, struttura aperta dal 1854 e considerata una delle icone dell’ospitalità valdostana” racconta ancora il manager. “Negli ultimi anni l’hotel ha puntato con decisione su wellness, alta gastronomia e servizi premium, grazie anche alla presenza passata dello chef stellato Paolo Griffa e a una proposta sempre più orientata all’esperienza esclusiva”.

Aperto centosettantaquattro anni fa proprio sulla strada che attraversa il paese, un tempo persino collegato da un ponte a un edificio antistante, il Royal deve peraltro il proprio nome alla regina Margherita di Savoia, che scelse la struttura come propria residenza di villeggiatura insieme alla corte, amante come era dei silenzi delle grandi vallate. Un pedigree che negli anni ha attratto ospiti di ogni genere, dal poeta Gabriele D’Annunzio ai personaggi dello spettacolo e dello sport contemporanei, e che oggi convive con l’ambizione, dichiarata, di traghettare l’hotel verso una contemporaneità sempre più internazionale, senza rinunciare a quel tocco umano che resta l’unico vero lusso non replicabile.
Due sale, due cucine: dal Bistrot al Grand Royal firmato Gio Ponti
A raccontare la vocazione gastronomica dell’hotel sono soprattutto le sue due sale da pranzo, entrambe capaci di lavorare a pieno regime con la clientela esterna oltre che con quella alberghiera. Da una parte il Bistrot Royal, cucina di impronta valdostana tra fonduta, trota di Morgex e tartiflette, dall’altra il Grand Royal, la sala disegnata nel 1957 da Gio Ponti, riconoscibile per il celebre soffitto a onda e priva di colonne centrali, che con i suoi 140 coperti resta il salone più grande di Courmayeur. È stato proprio qui, nel Bistrot, che Paolo Griffa conquistò la sua prima stella Michelin, dopo essere subentrato a Maura, cuoca di scuola classica capace di reggere per anni una sala allora arredata con boiserie scura e un’impostazione più conservatrice. Il passaggio tra i due, raccontano in cucina, segnò una svolta che l’hotel porta ancora con orgoglio, pur restando consapevole che una cucina stellata non è, per sua natura, un’esperienza replicabile ogni settimana.

Tra pista da guida e cene sulle piste
Se c’è un concetto che ricorre nelle parole di Chiappo Buratti è proprio quello di lusso esperienziale, e al Royal non resta un’affermazione astratta. L’hotel dispone infatti di una pista di driving privata nei pressi della funivia Skyway, utilizzata per test drive ed eventi automotive firmati, negli anni, da marchi come BMW, Jeep e Ferrari, con tanto di corso pilota dedicato alla Purosangue; d’inverno la stessa pista, innevata e ghiacciata artificialmente, diventa uno dei terreni di gioco più originali della Valle d’Aosta, complice una guida su neve giudicata dagli ospiti più divertente e persino più sicura rispetto all’asfalto bagnato estivo. A completare l’offerta esperienziale, la possibilità di cenare direttamente sulle piste da sci che risalgono dal centro del paese, un dettaglio che l’hotel rivendica come parte integrante della propria identità, insieme a settantuno camere affacciate ora sul gruppo del Monte Bianco, ora sul Mont Chetif.



Un accordo di programma per in Big bang dell’hotel
Il ritorno di Chiappo Buratti coincide non a caso con un passaggio decisivo per il futuro della struttura. La proprietà, la società Monte Bianco 4811 srl, ha infatti proposto al Comune di Courmayeur un accordo di programma per la trasformazione dell’albergo, di cui la Giunta guidata dal sindaco Roberto Rota ha preso atto formalmente alla fine di giugno. Il presupposto è chiarito dalla stessa proposta: dopo il restyling del 2010, l’hotel necessita oggi di un intervento radicale, con un investimento molto rilevante, reso necessario dalla concorrenza dei nuovi alberghi e dalla volontà di mantenere lo standard cinque stelle. Ma l’incertezza economica e la difficoltà di reperire finanziamenti a basso tasso impongono, si legge nel documento, di individuare forme di autofinanziamento attraverso la realizzazione di cubature da adibire ad abitazioni temporanee all’interno del complesso alberghiero.

Il progetto di massima prevede l’aumento delle camere da 86 a 98, il miglioramento degli standard di servizi e dimensioni, uno o due ristoranti, due tipologie di bar, uno dei quali su terrazza, solarium e piscina, un‘area fitness e wellness aperta anche alla clientela esterna, la realizzazione di un massimo di 24 unità abitative e circa 250 posti auto, di cui 110 a servizio dell’albergo, 48 per le residenze e 30 in cessione al Comune. Per l’amministrazione comunale, che valuta la proposta conforme alle proprie esigenze in termini di impatto volumetrico e urbanistico, l’operazione porterebbe con sé anche opere pubbliche senza oneri per l’ente, oltre a un contributo per la realizzazione di un marciapiede lungo via Circonvallazione.
“Al di là dei tempi tecnici, che restano ancora da definire con precisione, la direzione è chiara” ha spiegato Chiappo Buratti, presentando la filosofia che guiderà i prossimi anni dell’hotel: “una spa degna di questo nome, come quelle che si trovano in Alto Adige, e servizi capaci di destagionalizzare il più possibile la nostra offerta, senza però perdere l’anima di una struttura che fa parte della storia stessa di Courmayeur”.

Ospitalità come mestiere, prima ancora che progetto
Se i tempi tecnici della trasformazione restano ancora da definire, la stessa proprietà si riserva infatti di specificare meglio il progetto in sede di deposito degli elaborati definitivi, la filosofia che guida il ritorno di Chiappo Buratti appare invece già scolpita. Al centro resta un’idea di ospitalità che il manager distingue con chiarezza dal semplice servizio: il primo, spiega, è il minimo che una struttura deve garantire; la seconda è tutto ciò che vi si aggiunge, la mano delle persone, la capacità di ricordare un nome, un’abitudine, una preferenza. “Il nostro mestiere è accogliere chi viene da lontano e da vicino, e farlo stare bene insieme” conclude Chiappo Buratti, sintetizzando in una frase sola un’identità che il Royal e Golf sembra intenzionato a portare intatta dentro la propria prossima trasformazione.








