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A La Motte-en-Provence, Sacha Lichine ha acceso la Rosé Renaissance: dal fenomeno mondiale Whispering Angel, che celebra la ventesima vendemmia, al monumentale Garrus da vigne centenarie. Un viaggio tra cantine anteriori al XII secolo, botti alla borgognona e un’ospitalità che è pura art de vivre, in perfetto stile LVMH

di Massimo L. Andreis

Ci sono luoghi in cui la storia si sedimenta come le fecce fini in una demi-muid. Château d’Esclans è uno di questi: siamo a La Motte-en-Provence, nel cuore del Varo, a un’ora d’auto da Cannes e Saint-Tropez, dove nasce la maggior parte dei Rosé de Provence AOC. La cantina appartiene all’edificio originario, sorto prima del XII secolo – la struttura sotterranea più antica del comune – mentre in cima al massiccio che domina la vallata resistono i resti di una torre di guardia usata per avvistare gli invasori in navigazione verso il golfo dell’antica Fréjus romana: i primi insediamenti nell’area risalgono a 2.500 anni fa. Dopo i Villeneuve (dal 1201), i fratelli Ranque e il fabbricante di fiammiferi Caussemille, e dopo la lunga parentesi della famiglia Perraud e di un fondo pensionistico svedese, nel 2006 arriva l’uomo che cambierà per sempre il destino della tenuta: Sacha Lichine.

E’ lui che in quell’anno acquistò la proprietà con l’obiettivo di rivoluzionare il mercato del rosé di alta gamma. Da questo progetto sono nate etichette oggi conosciute a livello internazionale, come Whispering Angel, Rock Angel, Les Clans e Garrus, protagoniste del fenomeno che ha contribuito a ridefinire il posizionamento dei vini rosati nel segmento premium.

Con l’ingresso in LVMH nel 2019, Château d’Esclans è andato ad arricchire il portafoglio di Moët Hennessy, entrando a far parte della selezione dei vini d’eccellenza del gruppo insieme ad alcune delle Maison più prestigiose del panorama enologico mondiale.

La valle degli angeli, dalla duplice anima

Oggi la tenuta si estende su 427 ettari, di cui 140 vitati, e per capirne la magia bisogna salire fin quasi a 200 metri sul livello del mare, come ama fare Tom Schreckinger, Director of Hospitality della maison, con i suoi ospiti: “Questa è la valle d’Esclans: 1.200 ettari di superficie, di cui circa 500 piantati a vite. Dritto davanti a noi c’è il golfo di Sainte-Maxime; alle spalle, il Massif des Maures, dove secoli fa passarono i Mori, e il Rocher de Roquebrune, che all’alba e al tramonto si tinge d’oro. Siamo in una sorta di canyon aperto e beneficiamo di venti diversi: quelli da est e la coda del maestrale che scende dalla valle del Rodano. Sono i venti a mantenere le uve fresche e sane”. I vigneti si dividono in due anime: a sud dello château, la piana assolata e argillosa della valle, fresca e umida, ideale per le vigne giovani; sulle colline verso Draguignan, suoli ricchi di calcare e gesso dove, salendo di quota, sale anche l’età delle viti, fino a sfiorare il secolo.

Le vigne (quasi) centenarie

Il santuario si chiama La Garenne: quattro ettari incastonati in un microclima tutto loro, accanto alla foresta, con lo sguardo che corre fino all’Esterel e, nelle giornate limpide, all’estremità meridionale delle Alpi francesi. “Qui crescono viti tra gli 80 e i 100 anni di età”, racconta Schreckinger. “Se scendete tra i filari vi sembrerà di camminare in un campo dei sogni, in una pace assoluta. Da un lato avete i villaggi provenzali più autentici, dall’altro il bling di Saint-Tropez: noi stiamo nel mezzo, con il meglio di entrambi i mondi”. A spiegare il segreto di queste piante è Céline, enologa della maison: “Non c’è irrigazione: le viti vecchie sono più resilienti delle giovani, le radici scendono in profondità a cercare freschezza, mineralità e acqua. Sono delle sopravvissute: alcune piante risalgono al 1930″. Rese basse, intensità straordinaria: da questi ceppi di Grenache, il vitigno che rappresenta circa il 70% degli impianti seguito dal Rolle (il nostro Vermentino), nasce Garrus, il vertice assoluto della gamma.

Una cantina dove il tempo corre (in 5 minuti)

In cantina la parola d’ordine è velocità: l’ossidazione è l’autentico nemico del rosé e le uve, vendemmiate a mano nelle prime ore del mattino, attraversano l’intero processo di accoglienza in appena cinque minuti. Selezione manuale e doppio passaggio in un sistema ottico-elettronico, perché ogni acino sia identico per dimensione, colore e condizioni; poi il raffreddamento a serpentina, un circuito di tubi in acciaio a doppio strato che porta i grappoli da 29 a 7-8 gradi; infine una pressatura leggera in tre intervalli, sotto azoto, in presse a circuito chiuso che producono soprattutto mosto fiore. Ma il vero marchio di fabbrica è l’affinamento: “Abbiamo 300 splendide demi-muid da 600 litri, ognuna capace di dare circa 800 bottiglie e ognuna dotata di un sistema individuale di controllo della temperatura, con serpentina immersa e termometro dedicato, per mantenere i 16 gradi che i winemaker considerano ideali”, spiega Tom Schreckinger. “Il bâtonnage viene eseguito due volte a settimana: è un metodo borgognone applicato al rosé e nessuno lo pratica nella misura in cui lo facciamo noi”. Un sistema concepito fin dall’inizio da Sacha Lichine con il leggendario enologo Patrick Léon, già a Mouton Rothschild, cui è succeduto senza soluzione di continuità il figlio Bertrand Léon, direttore tecnico dal 2011. Aggiunge Céline: “Lavoriamo con sette diversi bottai, perché ognuno regala al vino aromatiche differenti: freschezza per Rock Angel, struttura per Garrus. Ogni botte resta con noi tre anni, poi viene ceduta ad altre tenute: non vogliamo che il legno saturi la delicatezza dei vini”.

Dalla piscina alla tavola: la Gen Z a braccetto

“Questi sono vini gastronomici, non semplici rosé da bordo piscina”, ama ripetere Schreckinger. La scala parte dai più accessibili The Pale e The Beach: “The Pale è nato nel 2020, pensato per il mercato americano e ispirato alle copertine del New Yorker degli anni Venti”, racconta Céline. “Volevamo qualcosa di leggero, divertente e abbordabile per avvicinare i consumatori più giovani: quando il palato matura, li accompagniamo verso vini più sofisticati e complessi. E attenzione: un rosé più scuro non è migliore né peggiore, è solo un profilo diverso”. Si sale con Whispering Angel, frutto delle migliori uve di Grenache, Cinsault e Rolle dei dintorni di La Motte, fermentato in acciaio a 14 gradi con bâtonnage bisettimanale; con Rock Angel, vinificato per un terzo in botte; con Château d’Esclans, metà acciaio e metà legno; fino a Les Clans e Garrus, fermentati e affinati per undici mesi in demi-muid, cremosi, speziati, longevi.

Vent’anni di sussurri. In 100 paesi del mondo

Il 2025 ha segnato un compleanno storico: la ventesima vendemmia di Whispering Angel, il rosé che ha ispirato la Rosé Renaissance mondiale e che resta il provenzale più amato del pianeta, presente in oltre 100 Paesi. “Sono orgoglioso di poter dire che questa è una delle migliori annate di Whispering Angel mai prodotte: al contempo deliziosa e aromatica”, afferma Sacha Lichine. Gli fa eco il winemaker Bertrand Léon: “L’annata del ventesimo anniversario è espressiva e precisa, rivelata attraverso un equilibrio fra maturità e freschezza, con delicate note di agrumi e frutti rossi che aggiungono chiarezza e profondità. Al palato il vino si apre dolcemente, con una consistenza setosa e ben definita, fino a un finale energico e vivace”. L’etichetta celebrativa, raffinata e da collezione, porta la firma di Lichine accanto agli angeli dello château, mentre un progetto artistico in 20 storie visive accompagnerà l’anno di festeggiamenti.

L’ospitalità come art de vivre

A Château d’Esclans ogni visita è concepita come un’immersione totale nella tenuta e nel mondo del rosé di Provenza, e la regia è affidata proprio a Tom Schreckinger, che di ogni tour fa un piccolo spettacolo colto e ironico, tra aneddoti, viste mozzafiato e foto di gruppo tra i filari. L’offerta è democratica come il sorriso del padrone di casa: la Discovery Visit (15 euro) conduce nei chais di produzione con degustazione di cinque rosé premiati; la visita Premium (25 euro) aggiunge le têtes de cuvée Les Clans e Garrus, per sette vini in totale; chi preferisce può fermarsi alla sola degustazione (20-30 minuti) nella sala affacciata sul portfolio della maison, tra rassegne stampa che raccontano l’epopea di Lichine. I bambini sono i benvenuti, a ingresso gratuito, e per i visitatori a mobilità ridotta – le cantine medievali hanno le loro scale – il team studia percorsi su misura: basta scrivere allo château dopo la prenotazione. E al momento dei saluti, in dono, una copia del Book of Rosé: perché da queste parti l’ospitalità, come il vino, deve lasciare un finale lungo e memorabile.

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