La cantina di Castiglione a Casauria racconta l’estate con tre interpretazioni del Moscatello di Castiglione, antico vitigno autoctono abruzzese: dal fermo al passito fino allo spumante dolce, ciascuna con un doppio abbinamento, tra ricette della tradizione e proposte contemporanee
C’è un filo che lega i refettori medievali ai banconi degli aperitivi estivi, e passa per un calice di Moscatello. A tenderlo è Tenuta Secolo IX, la cantina di Castiglione a Casauria, in provincia di Pescara, che ha fatto del recupero e della valorizzazione del Moscatello di Castiglione, biotipo casauriense e uno dei più antichi vitigni autoctoni d’Abruzzo, il simbolo della propria identità. Un’uva che affonda le radici nella storia dell’Abbazia di San Clemente a Casauria – dove i monaci la vinificavano già nel Medioevo, destinandola persino ai Pontefici – e che oggi torna protagonista grazie a una lettura contemporanea capace di esaltarne la straordinaria versatilità: non più soltanto vino da meditazione, ma un’intera famiglia di etichette in grado di accompagnare il pasto dall’aperitivo al dessert. Per l’estate la tenuta propone un percorso in tre tappe, ognuna con un doppio abbinamento: una ricetta della tradizione abruzzese e una proposta più fresca e internazionale.

Fonte Grotta, il Moscatello secco da tutto pasto
La prima tappa è il Terre d’Abruzzo IGT Moscatello Fonte Grotta: secco, elegante e sapido, racconta il carattere dei terreni calcareo-argillosi di Castiglione a Casauria e dimostra come il Moscatello possa essere un grande vino da tavola adatto a menù diversi. L’abbinamento della tradizione lo vede accanto alle mazzarelle teramane, gli involtini di carne e coratella d’agnello avvolti in foglie di lattuga: la struttura del piatto e la persistenza gusto-olfattiva della lunga cottura trovano nel Fonte Grotta un contrappunto perfetto. Sul versante contemporaneo, invece, il calice incontra un tataki di tonno con verdure estive e sesamo, piatto leggero e aromatico che nella finezza del Moscatello trova un compagno naturale.

Il Passito, memoria liquida di Casauria
Il Colline Pescaresi IGT Moscatello Passito è l’interpretazione che più richiama la storia del vitigno: ottenuto da uve appassite e affinato a lungo, conserva intensità aromatica, equilibrio e profondità, ed è il vino che meglio rappresenta il legame con l’Abbazia di San Clemente. Qui la tradizione parla il dialetto dolce delle ciambelle di San Biagio, dessert simbolo di Castiglione a Casauria e abbinamento identitario per eccellenza, come vuole la consuetudine popolare. La proposta contemporanea guarda invece a una cheesecake allo yogurt con albicocche arrosto e mandorle: un dolce estivo in cui dolcezza, acidità e aromaticità si tengono in equilibrio come funamboli sullo stesso filo.

Lo Spumante dolce, dal brindisi allo Spritz
Chiude il trittico il Vino Spumante Dolce Moscatello Fonte: fragrante e immediatamente riconoscibile per i profumi di fiori bianchi, agrumi e frutta a polpa gialla, è l’interpretazione più conviviale del vitigno. Servito ben fresco è perfetto per un brindisi estivo, ma rivela una sorprendente attitudine da miscelazione grazie all’aromaticità naturale e alla moderata gradazione alcolica. Con la pizza dolce abruzzese – il classico dessert delle feste a base di pan di Spagna, creme e mandorle – firma un finale di pasto elegante e mai stucchevole; in chiave moderna diventa invece protagonista dell’aperitivo in uno Spritz al Moscatello, con bitter e scorza di pompelmo oppure con una nota di erbe aromatiche mediterranee: un modo originale di vivere il vino, capace di conquistare il pubblico più giovane e di accompagnare finger food di pesce, frutta fresca e piccoli assaggi.

Tradizione e modernità nello stesso calice
“Dalla bollicina all’etichetta ferma, fino al passito che custodisce la memoria di queste colline, il Moscatello dimostra una sorprendente capacità di interpretare la tavola contemporanea”, sottolinea Fioravante Allegrino, titolare di Tenuta Secolo IX. “La sua identità rimane profondamente legata al territorio, ma oggi si apre a nuovi linguaggi gastronomici e a consumi più moderni, diventando un vino da vivere tutto l’anno e non solo nelle occasioni speciali”.
Con i vigneti ai piedi del Morrone, tra le Gole di Tre Monti e la valle dell’Aterno-Pescara, la cantina prosegue così il percorso di valorizzazione di uno dei vitigni simbolo dell’enologia abruzzese, sostenuta da una squadra affiatata che accanto ad Allegrino vede Maurizio Primavera (Direttore Commerciale), Massimo Iafrate (Brand Ambassador), l’enologo Donato Di Tommaso e l’agronomo Romano D’Amario. La dimostrazione, in tre calici e sei abbinamenti, che tradizione e innovazione possono convivere senza pestarsi i piedi: anzi, brindando insieme.




