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L’analisi di Gi Group fotografa un settore alberghiero in piena espansione: 313mila dipendenti nel 2024, ben oltre i livelli pre-Covid. Ma la vera partita si gioca su attrattività, formazione e nuovi modelli organizzativi per conquistare e trattenere le persone

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C’è un paradosso che attraversa l’ospitalità italiana come una corrente sotterranea: mai così tanti occupati, mai così difficile trovare le persone giuste. A scattare la fotografia è Gi Group, la prima agenzia italiana per il lavoro, che in una recente analisi ha indagato l’evoluzione dell’occupazione e i trend HR destinati a ridefinire il futuro dell’hotellerie. Il messaggio è chiaro: creare posti di lavoro non basta più. Oggi il comparto è chiamato a lavorare sulla propria narrazione, sui modelli organizzativi e sulla qualità dell’esperienza lavorativa, per trasformarsi da impiego “di passaggio” a scelta professionale di lungo periodo.

La rimonta dopo lo shock pandemico

I numeri raccontano una traiettoria a V che ha pochi eguali nel panorama produttivo nazionale. Dai 269.530 dipendenti medi dei servizi ricettivi del 2019, il crollo pandemico ha inghiottito oltre 92mila posizioni, toccando il fondo dei 177.282 occupati nel 2020. Poi la risalita, prima cauta e poi impetuosa, come una funivia che riguadagna quota: 204.110 lavoratori nel 2021, 268.379 nel 2022, fino a superare la vetta pre-Covid con 291.598 dipendenti nel 2023 e 313.438 nel 2024, il livello più alto degli ultimi anni.

AnnoDipendenti medi servizi ricettivi
2019269.530
2020177.282 (–92mila sul pre-Covid)
2021204.110
2022268.379
2023291.598
2024313.438

E la domanda non accenna a raffreddarsi: le imprese prevedono 239mila entrate per diplomati quinquennali dell’indirizzo Turismo, enogastronomia e ospitalità. Per il 77,7% di queste posizioni è richiesta esperienza, mentre il 43,4% è rivolto a giovani under 30: un segnale che conferma il ruolo dell’alberghiero come porta d’ingresso nel mercato del lavoro e come spazio di crescita per le nuove generazioni.

IndicatoreValore
Entrate previste (diplomati Turismo, enogastronomia e ospitalità)239.000
Entrate con esperienza richiesta77,7%
Entrate rivolte a giovani under 3043,4%

La concorrenza ora arriva da fuori

“I numeri dimostrano che il settore continua a creare occupazione, ma oggi la questione centrale è un’altra: rendere l’hotellerie una scelta professionale attrattiva e sostenibile nel tempo”, osserva Laura Tramis, Division Manager Ho.re.ca di Gi Group. “Le aziende non competono più soltanto tra loro, ma con il retail, la logistica, i servizi e altri comparti che intercettano gli stessi talenti. Per questo servono organizzazioni capaci di offrire sviluppo professionale, formazione continua, flessibilità e una chiara prospettiva di crescita”.

La carenza strutturale di personale qualificato e l’elevato turnover restano i due macigni sul cammino del comparto. Per rimuoverli, molte strutture stanno ripensando l’organizzazione del lavoro e investendo in percorsi di carriera trasparenti, competenze manageriali, welfare, employer branding e programmi di upskilling. Decisiva anche la gestione dei turni e la pianificazione delle attività: per le nuove generazioni, sempre più attente all’equilibrio tra vita professionale e personale, la qualità dell’esperienza lavorativa pesa quanto la busta paga. Sul fronte tecnologico, intanto, strumenti digitali e intelligenza artificiale entrano nei processi operativi per alleggerire le attività a minor valore aggiunto e restituire tempo all’ospite e alla qualità del servizio.

Le figure più ricercate (e introvabili)

Sul mercato restano centrali i profili legati a F&B e sala – Maître, Chef, Sommelier, Chef de Partie, Chef de Rang, Commis e Bartender – insieme alle figure di front office e accoglienza. Per molte di queste professionalità la domanda continua a superare l’offerta, segno di un persistente mismatch tra competenze richieste e candidati disponibili. Accanto a tecnica, lingue e strumenti digitali, cresce la richiesta di soft skill: autonomia, capacità decisionale, flessibilità, problem solving e gestione della relazione con l’ospite.

“Il lavoro alberghiero sta evolvendo rapidamente e richiede competenze sempre più articolate, ma offre anche opportunità professionali che spesso vengono sottovalutate”, conclude Tramis. “La vera partita si gioca sulla capacità di raccontare il valore di questo settore e di investire concretamente sulle persone: le organizzazioni che sapranno creare ambienti stimolanti, percorsi di crescita credibili e una cultura orientata allo sviluppo saranno quelle che riusciranno ad attrarre e trattenere i migliori talenti”.

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