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La storica gelateria di Via Castelvetro, fondata nel 2001 da Massimo Travani, celebra un quarto di secolo di artigianalità. Dieci varianti di cioccolato, sorbetti di frutta fresca e una filosofia senza compromessi sulla materia prima: in zona Sempione il gusto prende colore

C’è un indirizzo, a Milano, dove il tempo si misura in stagioni di gelato. Il Massimo del Gelato di Via Lodovico Castelvetro 18 ha riaperto i battenti lo scorso 7 marzo festeggiando un traguardo che pochi laboratori artigianali possono vantare: venticinque anni di attività ininterrotta. Dal 2001 la gelateria di zona Sempione, a due passi da Chinatown e dall’Arco della Pace, è un punto di riferimento assoluto per gli amanti del gelato artigianale genuino, capace di trasformare una vetrina di gusti in una tavolozza che cambia con il calendario e con il mercato rionale.

Massimo Travani, una famiglia al banco

Dietro l’insegna c’è Massimo Travani, milanese cresciuto nella ristorazione grazie al padre chef, che nel 2001 decide di dare forma alla propria bottega del buon gusto. Al suo fianco, oggi, la compagna Mirela, responsabile della produzione, e il figlio Alessio Travani, che sintetizza così la filosofia della casa: “Se un prodotto non rispecchia i nostri standard, preferiamo non farlo”. Una linea di condotta fatta di selezione rigorosa e rispetto del processo produttivo, che ha costruito negli anni la reputazione del locale, segnalato anche dalla Guida Michelin, e che si legge già all’ingresso, dove le cassette di frutta fresca di stagione, rigorosamente del mercato, accolgono il cliente prima ancora della vetrina.

La scelta ardua: dalla frutta alle creme

Davanti al bancone la decisione è sempre un piccolo dramma, e conviene tornare per osare nuovi piaceri. Si passa dai gusti alla frutta, tra limone fresco, lampone, agrumi, mango e prugna Larry Ann, alle creme più morbide e voluttuose: caramello salato, crema di arachidi salata, cassata siciliana, cannella del Libano, crema allo zenzero, crema Ortigia, vaniglia del Madagascar e uno zabaione dal giallo acceso, più opulento che mai. Completano il quadro la nocciola Piemonte, la mandorla di Noto e il caffè, in un repertorio che rifugge le stravaganze fini a se stesse per puntare tutto sull’equilibrio del sapore.

Il regno del cioccolato: dieci varianti

Il vero cavallo di battaglia resta però il cioccolato, declinato in ben dieci varianti, con una new entry che guarda a Oriente: il fondente al 78% a base di wasabi giapponese. Accanto a lui sfilano l’Antico Ecuador, fondente al 72,5%; il Tanzania, fondente al 78% senza lattosio; l’Amazzonico, fondente al 100%; il Fiji, con arancia candita e Grand Marnier; il Cavour, con amarena, caffè e rosolio; il Jamaica al rhum; il Wiener Kusschen, bacio della casa con nocciole e Grand Marnier; il Gianduia, con cioccolato gran cru e nocciola tonda gentile delle Langhe; l’Azteco, speziato con peperoncino e cannella; e il cioccolato Bacio di Vignola. Una collezione unica a Milano, che ha fatto della gelateria una meta di pellegrinaggio per i cioccolato-dipendenti.

Icona di quartiere, tra vintage e Gen Z

Le gelaterie restano tra i luoghi più democratici e affabili della città, dove si celebra il prodotto ma anche la condivisione di un momento di felicità. Il Massimo del Gelato è, in questo senso, una storia di famiglia e di quartiere: una sosta allegra e spensierata per single, coppie e famiglie che, pur nella sua semplicità, racconta una vicenda di impegno ed eccellenza. Un luogo che sa di casa, vintage e moderno al contempo, pronto ad accontentare i palati più nostalgici e la generazione Z degli ice cream lover. E per chi vuole chiudere il cerchio in perfetto stile anni Ottanta, il rito è uno solo: il cono con la panna montata.

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