Urban L’Assassineria Urbana apre a Milano il 29 giugno: Celso Laforgia e Michele Salvati portano in Corso di Porta Romana gli spaghetti all’assassina, il piatto simbolo di Bari che ha stregato CNN, New York Times e Stanley Tucci. Un format identitario che racconta territorio, memoria e tecnica attraverso un’unica, leggendaria ricetta
Una padella, un’identità: la filosofia di Urban. C’è un momento preciso, nella preparazione dell’assassina, in cui tutto si decide: l’olio sfrigola, il pomodoro sobbolle, il peperoncino sprigiona calore, e gli spaghetti smettono di cuocere per tostarsi fino a diventare croccanti, quasi bruciati. È la tecnica che ha reso famoso un piatto e, attorno a quel piatto, un’intera filosofia di ristorazione. Dal 29 giugno quella tecnica arriva in Corso di Porta Romana 131, a Milano, dove Celso Laforgia e Michele Salvati aprono Urban L’Assassineria Urbana: la costola milanese del locale barese che ha trasformato una ricetta di osteria in un’icona nazionale.
Il format nasce a Bari nel 2018 dall’incontro tra due amici e una scelta apparentemente velleitaria: costruire un’intera proposta gastronomica attorno a un unico piatto. Una scommessa che, nell’era post-Covid, quando la ristorazione cercava formule ibride e proteiformi, andava controcorrente. Laforgia e Salvati hanno scelto invece di puntare sulla forza di una sola ricetta assoluta, raccontandola con un linguaggio contemporaneo. Il risultato: liste d’attesa di settimane, attenzione mediatica internazionale, e un modello che dimostra come la profondità — non la varietà — possa essere il vero lusso in ristorazione.
Dalla Bari degli anni Sessanta alla ribalta globale
Gli spaghetti all’assassina hanno una storia precisa: nascono alla fine degli anni Sessanta per mano dello chef foggiano Enzo Francavilla, nel ristorante Al Sorso Preferito di Bari. L’intuizione è radicale: cuocere la pasta direttamente in padella, senza acqua di cottura, facendola tostare con olio, aglio, peperoncino e una densa salsa di pomodoro fino alla formazione di una crosticina croccante e leggermente bruciata. Il nome, secondo la tradizione, è un tributo involontario di un cliente colpito dall’intensità del sapore: “Sei proprio un assassino!”, avrebbe esclamato.
La consacrazione internazionale arriva nel 2022, quando Stanley Tucci si ferma a Bari per le riprese della serie Searching for Italy e segue dal vivo, accanto a Celso Laforgia, la preparazione dell’assassina. L’attore americano si dichiara “sorpreso da una tecnica mai vista prima”: il video fa il giro del mondo, e il locale barese diventa trending topic gastronomico. Seguiranno articoli su CNN, The New York Times, Gambero Rosso e Vanity Fair. Da ricetta di quartiere ad ambasciata del gusto pugliese nel mondo, il percorso è stato rapido quanto inesorabile.
Milano nel piatto: omaggi alla città senza tradire Bari
Il menu della sede milanese mantiene l’impianto identitario del locale barese, con le varianti storiche che hanno costruito la reputazione del brand: l’Omicidio Polposo — ragù di moscardino — e la Full House con stracciatella affumicata e tartare di tonno. Ma Laforgia e Salvati hanno voluto anche un gesto di rispetto verso la città che li accoglie: due ricette esclusive per Milano. La prima omaggia la cotoletta alla milanese con fonduta di grana allo zafferano e panure alla salvia; la seconda porta in padella le cime di rapa con fonduta di taleggio e stracotto d’ossobuco. Due innesti che non tradiscono l’assassina ma la arricchiscono di memorie locali, costruendo un ponte gastronomico tra Puglia e Lombardia.
A completare la proposta, gli antipasti pugliesi — crostini con tarallo e stracciatella, fiori di zucca in pastella — e una selezione di dolci della tradizione regionale. Un insieme che restituisce la logica del format: non una trattoria, non un ristorante fusion, ma un luogo con un’anima sola, capace di raccontare un territorio attraverso la perfezione di una tecnica.
Il Made in Italy a tavola: la forza narrativa del piatto unico
L’apertura milanese di Urban non è soltanto un’espansione commerciale. È la conferma di un modello che, nell’era della ristorazione satura e iperframmentata, trova forza nella sottrazione: un format, un piatto, un’identità inconfondibile. La stessa logica che alimenta le eccellenze del Made in Italy in ogni comparto — dalla moda al design, dall’agroalimentare all’artigianato — e che, a tavola, si traduce nella capacità di trasformare la memoria di un quartiere in un racconto universale. L’assassina, dopo Bari e Milano, non ha ancora finito di conquistare il mondo.




