A Seregnano, nel cuore del Trentodoc, la nuova cantina Moncalisse: una scultura nel paesaggio dall’architetto David Stuflesser. Fondata dalle sorelle Julia e Karoline Walch dopo dieci anni di ricerca, la tenuta produce solo vini di Riserva con lunghi affinamenti, in un territorio segnato da incisioni rupestri preistoriche e antiche miniere d’argento
di Massimo L. Andreis
L’epifania sul dirupo: quando il luogo accende l’anima. C’è un tipo di rivelazione che non si pianifica: accade e basta, come un lampo di luce su un terreno che smette improvvisamente di essere anonimo e diventa necessario. È quello che le sorelle Julia e Karoline Walch, altoatesine di nascita, hanno vissuto nel 2016 salendo alla sommità di un piccolo dirupo alle pendici del Monte Calisio, nel Trentino orientale. Sotto i loro piedi, incisioni rupestri risalenti all’età del Bronzo e del Ferro — le cosiddette coppelle — affioravano tra i filari come messaggi rimasti senza destinatario per millenni. Davanti a loro, la valle dell’Adige, la Valsugana, le Dolomiti.

“È sempre difficile spiegare a parole, ma è stato uno di quei momenti in cui senti che il luogo ti sta scegliendo: l’altitudine, il microclima, la complessità geologica, la presenza di una parcella nobile con vecchie viti, e quella dimensione simbolica esoterica che questo posto custodisce da tempi remoti. Tutti questi elementi ci hanno fatto capire che qui doveva nascere qualcosa di nuovo”, racconta Julia Walch durante l’inaugurazione della nuova cantina. Da quella scelta è nata Moncalisse: un progetto costruito in quasi dieci anni fatti di lavoro, ricerca, studio. E di una necessaria, sacrosanta attesa.




Un’architettura che fluttua: David Stuflesser e la scultura nel paesaggio
Inaugurata ufficialmente il 27 maggio 2026 a Seregnano/Civezzano, la nuova struttura porta la firma dell’architetto altoatesino David Stuflesser e della sua socia Nadia Moroder. L’obiettivo era non costruire sopra il paesaggio ma diventarne parte integrante: “Abbiamo cercato di trasformare l’elemento primordiale dell’architettura — il muro — in un elemento del paesaggio, facendolo fluttuare fino a farlo diventare un edificio”, spiega Stuflesser.

Il risultato è una struttura bianca e sinuosa che emerge dai filari con la grazia di un’onda pietrificata. L’intonaco grezzo evoca le rocce sedimentarie calcaree della zona; le superfici in calcestruzzo rosso-marrone con inserti di porfido bocciardato rimandano direttamente al suolo. Femminile, elegante, sinuoso, morbido: così Stuflesser descrive il carattere che l’edificio doveva incarnare. Il logo di Moncalisse — la doppia forma simmetrica che disegna la “M” e l’intreccio indissolubile delle due fondatrici — è tratto direttamente dalla pianta dell’edificio vista dall’alto.

La barricaia-cattedrale e la vinificazione per gravità
Scendere nella cantina ipogea di Moncalisse è un’esperienza quasi liturgica. Le altezze maestose della barricaia — fino a undici metri — evocano la solennià di una cattedrale laica, dove bellezza formale e funzionalità tecnica si fondono. La scelta di collocare la maggior parte dei volumi nel sottosuolo sfrutta la temperatura naturale del terreno (circa 13°C), garantendo le condizioni costanti richieste dai lunghissimi affinamenti del Metodo Classico. La vinificazione avviene interamente per gravità, principio che tutela la materia prima con estrema delicatezza. Tutto questo in una proprietà a 600 metri di altitudine, su dodici ettari di vigneti d’altura.




Come osservano le stesse fondatrici: “L’architettura si sviluppa attraverso un dialogo tra due mondi: quello nascosto e silenzioso della struttura ipogea, dove avvengono i processi produttivi, e quello visibile e aperto della parte emergente, pensata per accogliere il pubblico. Origine e ambizione, precisione e profondità, passato e futuro segnano questo progetto”.
La fillade, il clima e la longevità del vino
A raccontare le peculiarità geologiche è l’enologo Stefano Bolognani: “Il suolo deriva principalmente dalla fillade, roccia metamorfica molto friabile che genera facilmente terra. Le radici delle viti possono approfondirsi estraendo minerali che conferiscono al vino maggiore struttura e longevità. La piovosità supera i 1000 millimetri annui — troppa per un grande rosso, ma essenziale per produrre bianchi e basi spumante con la freschezza e l’equilibrio acido che noi perseguiamo”.

Il clima è caratterizzato da escursioni termiche significative — nei dieci giorni precedenti l’inaugurazione, la mattina si registravano 2°C — e da un’insolazione favorita dall’anfiteatro naturale aperto a sud. Siamo quasi su un altipiano, a differenza della maggior parte del Trentino che è fatto di valli strette: la luce solare aiuta nella maturazione del frutto, concentra i sapori, allunga la vita del vino.

Sostenibilità come responsabilità verso il futuro
La filosofia di Moncalisse in vigna è quella di chi sa di essere un custode temporaneo: “Vogliamo lasciare i vigneti alla prossima generazione nella stessa salute in cui li abbiamo trovati. Inerbimento permanente tra i filari, rinuncia totale a erbicidi e fertilizzanti chimici, concimazione con compost prodotto in azienda, colture di sovescio con radici che penetrano fino a 40-50 cm. La sostenibilità è per noi una forma per custodire il vigneto per il futuro”, afferma Karoline Walch.

La tecnologia entra in modo intelligente: una stazione meteo fornisce dati continui per ridurre i trattamenti al minimo; i tensiometri monitorano l’umidità del terreno evitando sprechi idrici. La biodiversità come valore: i muretti a secco vengono curati come habitat per insetti e rettili, e il sovescio composto da senape, veccia e cereali scongiura il compattamento del suolo.
Le coppelle, le miniere d’argento e il mistero dell’Altipiano dell’Argentario
A illuminare la dimensione storica e simbolica del luogo è Ivan Pintarelli, direttore dell’Ecomuseo dell’Argentario: “Siamo in una zona di altipiano, facile crocevia tra culture e vallate. I porfidi rossi trentini, le rocce metamorfiche e le antiche miniere d’argento — la galena argentifera estratta nell’anno 1000 — hanno dato grande lustro a Trento, consentendo di coniare la moneta al grosso d’argento. Il Codex Vangianus del 1185 fu il primo codice minerario d’Europa, redatto proprio per regolamentare questa straordinaria ricchezza”.

Le coppelle ritrovate tra i filari di Moncalisse — piccoli incavi rotondeggianti con analogie certificate nel sito più noto del Trentino-Alto Adige, il Montesei di Serso — avevano probabilmente funzione votiva o cultuale, forse come confini simbolici di territorio tribale. “Ci piace pensare che fossero luoghi di culto dove i piccoli insediamenti alpini riponevano le loro speranze. In un luogo di passaggi continui, delimitare il territorio con una simbologia precisa era fondamentale per la sopravvivenza”, spiega Pintarelli.

Le circa 160 miniere di argento aperte nel confine immediato con il vigneto sono state visitate dalle stesse fondatrici, con un’esperienza indimenticabile: “Abbiamo dovuto scendere — cioè entrare fisicamente in questi cunicoli scavati a dimensione d’uomo — e io ho guardato mia sorella e le ho chiesto: ma qualcuno sa che siamo qui?”, ricorda Karoline.


I vini e la Storia: valori, Riserve e longevità
Moncalisse produce esclusivamente vini di Riserva, con affinamenti che vanno dai 56 agli 80 mesi. In occasione dell’inaugurazione, lo Chef Othmar Raich del ristorante Miil di Cermes ha abbinato la propria proposta gastronomica alle due etichette: Montis Arcentarie Blanc de Blancs Extra Brut Riserva 2017 e Millesimato Extra Brut Riserva 2019. Due bollicine che incarnano la visione delle sorelle Walch: “Abbiamo sempre voluto produrre vini che riflettano l’identità di questo vigneto — la freschezza delle Alpi, la mineralità del terreno, la complessità delle vecchie viti. Il lungo affinamento in bottiglia è il modo in cui tutto questo si compie. Ogni generazione lascia in eredità ciò che ha costruito: i nostri antenati lo hanno fatto nel lontano 1869 fondando l’azienda di famiglia, e noi vogliamo fare altrettanto”.

Per capire Moncalisse occorre conoscere da dove vengono Julia e Karoline Walch, perché il loro progetto trentino non nasce nel vuoto ma affonda le radici in una storia di famiglia lunga oltre 150 anni. La cantina Elena Walch di Termeno sulla Strada del Vino — in Alto Adige — è una delle realtà vitivinicole più autorevoli e riconosciute d’Italia: fondata nel 1869 in un antico convento acquistato dai Gesuiti, è giunta oggi alla quinta generazione con Julia e Karoline al timone. Il loro padre, Werner Walch, è erede di una delle più influenti famiglie vinicole altoatesine; la madre, Elena, è invece milanese di nascita, laureata in architettura a Venezia, che dopo il matrimonio e il trasferimento a Termeno ha rivoluzionato l’azienda dandole il proprio nome e traghettandola verso i mercati internazionali. Pioniera della quality revolution altoatesina, Elena ha introdotto il concetto di vigneto singolo, scalzato il Vernatsch a favore di vitigni internazionali e bianchi aromatici, e costruito una cantina gravitazionale tra le più avanzate della regione. I suoi due vigneti simbolo — Castel Ringberg a Caldaro (20 ettari, il più grande vigneto unitario dell’Alto Adige) e Kastelaz a Termeno, ripida collina esposta a sud — sono oggi tra i più celebrati e riconoscibili dell’intero panorama enologico italiano.

Dal 2013 Julia e Karoline hanno preso le redini dell’azienda di famiglia, suddividendosi competenze e ambiti con la solidità di chi ha ereditato un metodo prima ancora che una proprietà. “Abbiamo avuto la fortuna di partire da basi solide, ma volevamo anche portare il nostro contributo”, ha raccontato Karoline. Ed è da questa tensione tra eredità e autonomia che nel 2016, salendo per la prima volta tra i filari del Monte Calisio in Trentino, le due sorelle hanno capito di voler dar vita a “qualcosa di nuovo, qualcosa che meritava di essere raccontato con una propria identità“, ha proseguito la giovane imprenditrice.

Il progetto Moncalisse di Karoline e Julia è dunque, fin dalla sua concezione, un atto di – e in coerenza con i valori trasmessi dalla madre. Questa storia, di vino e di donne, evolve, trova nuovi spazi e dà vita a nuovi progetti. Insomma: si trasforma – come il tempo e continua – come la Storia.





