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Il Poseidonia Beach Club di Marina di Ascea conquista il Premio Sostenibilità e Rispetto dell’Ambiente 2026 di Cucinamare e per il suo patron Gianni Rizzo il titolo di Imprenditore dell’Anno al Green Med Expo di Napoli. Due riconoscimenti che attestano il primato di uno stabilimento balneare che ha fatto della sostenibilità concreta, anche a tavola, il proprio marchio distintivo. Ecco come, nel cuore di un Cilento tutto da scoprire…

di Massimo L. Andreis

Gianni Rizzo, il “capitano” di Poseidonia Beach Club, non si è fatto attendere: a poche settimane dall’inizio della stagione 2026 ha incassato due tra i riconoscimenti più significativi del comparto balneare italiano. Da un lato, il Premio Sostenibilità e Rispetto dell’Ambiente 2026 conferito da Cucinamare — la prima guida italiana dedicata alla ristorazione sul mare, consultabile esclusivamente via app su iOS e Android, già scaricata da oltre 10.000 utenti, con più di 460 locali censiti lungo le coste e le isole — assegnato in collaborazione con Legambiente e presentato presso l’Hotel de la Ville di Roma, struttura del gruppo Rocco Forte Hotels. Dall’altro, il titolo di “Imprenditore dell’Anno” conferito nell’ambito della quinta edizione del Premio Claudio Cicatiello durante il Green Med Expo & Symposium 2026, la kermesse di riferimento del Mezzogiorno per la transizione ecologica, andata in scena alla Stazione Marittima di Napoli, promossa da Ricicla.tv, Ecomondo e Zucchetti Ambiente.

Due riconoscimenti che, letti insieme, non si sommano ma si moltiplicano: il Poseidonia Beach Club non è semplicemente uno stabilimento balneare ben gestito. È la dimostrazione concreta che turismo responsabile, economia circolare e ospitalità di qualità possono coesistere — e anzi alimentarsi a vicenda — anche in un territorio straordinario ma ancora poco valorizzato come il Cilento.

La motivazione di Cucinamare: molto più di un ombrellone

La motivazione ufficiale di Cucinamare fotografa con precisione chirurgica la filosofia della struttura: oltre all’eleganza degli spazi e all’offerta gastronomica trasversale e di altissimo livello — dalla proposta easy del bar alla pizzeria Sole e Pomodoro, dal sushi mediterraneo al ristorante in terrazza con cucina marinara d’eccellenza — il Poseidonia si distingue per iniziative concrete su più fronti: un menu a spreco ridotto, costruito sul recupero creativo delle seconde lavorazioni e degli scarti alimentari; la pratica della piccola pesca di prossimità; la progressiva eliminazione della plastica usa e getta; percorsi formativi per il personale sulle buone pratiche della sostenibilità; pannelli fotovoltaici; e un sistema di raccolta e riciclo delle acque piovane.

Rizzo riceve il premio con la sobrietà di chi sa che ogni riconoscimento è insieme un traguardo e un impegno: “Ricevere questo premio è per noi motivo di grande orgoglio e, soprattutto, di responsabilità. Il Poseidonia Beach Club nasce con l’idea di dimostrare che l’ospitalità balneare può e deve essere sostenibile, concreta e misurabile nei risultati. Questo riconoscimento premia un lavoro quotidiano fatto di scelte precise rispetto a un modello di accoglienza che mette al centro il rispetto dell’ambiente e delle persone, con l’obiettivo di migliorare ancora e contribuire a una nuova cultura del mare, più consapevole e responsabile”.

Dal caffè alla nuova materia: il progetto di economia circolare

Al Green Med Expo a conquistare la scena, accanto al titolo di Imprenditore dell’Anno, è stato il progetto “Dal caffè alla nuova materia”, sviluppato in sinergia con Azienda Agricola Porticello e Cutelli Caffè. Presentato da Fabiola Giulio, moglie di Rizzo ed emerso come finalista del bando dedicato alle start-up innovative, il progetto trasforma i fondi di caffè in substrato per la coltivazione di funghi nutraceutici come Reishi e Shiitake: uno scarto urbano che diventa risorsa agricola, economica e ambientale.

Un’ApeCar allestita all’interno del Green Med Hub ha ospitato l’iniziativa, consentendo ai numerosi visitatori di degustare un caffè speciale e di toccare con mano il percorso virtuoso. L’economia circolare come filosofia operativa, non come slogan di marketing: è questo il tratto distintivo di un imprenditore che ha scelto di costruire un beach club di riferimento nazionale partendo dai valori fondamentali, non dalle mode.

Come spiega lo stesso Rizzo: “Crediamo che il turismo debba diventare sempre più motore di innovazione ambientale e che esperienze come quella del recupero dei fondi di caffè possano contribuire a diffondere una nuova cultura dell’economia circolare”.

I due premi 2026 si inseriscono in un percorso di riconoscimenti costruito con pazienza e visione: la certificazione ISO 20121:2024, uno degli standard internazionali più rigorosi in materia di sostenibilità applicata agli eventi; il riconoscimento Audit People Award – Best Quality and Sustainability Beach Club Italia; i Due Ombrelloni della Guida ai Migliori Beach Club d’Italia per tre anni consecutivi (2024, 2025 e 2026); e il titolo di “Spiaggia Ecologica” assegnato da ISPRA dal 2021. Un palmarès che trasforma la struttura da eccellenza locale a benchmark nazionale nel turismo balneare responsabile.

Un f&b trasversale: dal ristorante sulla sabbia al Lounge & Sushi Bar

L’identità del Poseidonia Beach Club non si esaurisce negli ombrelloni e nelle certificazioni ambientali: è nell’offerta gastronomica, articolata e coerente, che Gianni Rizzo ha investito con la stessa determinazione con cui ha costruito il modello sostenibile della struttura. Quattro anime ristorative che si susseguono nel corso della giornata con una logica precisa: dall’accoglienza mattutina al bar sino alla cena in terrazza, passando per la pizzeria e il lounge sushi, lo stabilimento è concepito come un luogo in cui restare, non solo come una sosta.

“Notiamo che le persone desiderano comunque un rapporto umano”, spiega Rizzo. “Apprezzano che arrivi qualcuno con garbo — il responsabile di spiaggia, ad esempio — non necessariamente con il menu in mano, ma semplicemente per chiedere se è tutto a posto, se gradiscono qualcosa. È in quel momento che si crea il contatto, e da lì nasce tutto il resto: la ristorazione in spiaggia, la proposta al tavolo, la giornata che diventa un’esperienza completa.” Un approccio che Rizzo ha affinato nel tempo e che si riflette nella struttura dell’offerta: di default, all’arrivo all’ombrellone, viene portata una bottiglia d’acqua fresca. Un gesto semplice, ma che apre il dialogo. “Nel corso della mattinata il responsabile passa sotto ogni ombrellone per chiedere cosa c’è bisogno. Questo ci permette di offrire una ristorazione anche in spiaggia, naturalmente più essenziale rispetto a quella del ristorante. Abbiamo sperimentato anche il pranzo direttamente sulla sabbia, già a Pasqua, con i tavoli posizionati sulla riva: si può fare tra marzo e aprile, quando il sole non è ancora troppo caldo”.

Il cuore dell’offerta gastronomica è il Ristorante sulla Sabbia, con 120 coperti in sala, affacciato sull’azzurro del Tirreno, che al tramonto si colora e di notte viene baciato dalla luce della luna. La cucina parte dal pescato locale — e soltanto da quello — lasciando che sia il mare a dettare il menu. “Pochi prodotti, qualità altissima e un rispetto quasi maniacale della materia prima”, riassume Rizzo. “Ogni giorno prendiamo in considerazione solo il pescato cilentano, quindi il menu cambia in funzione della disponibilità e della stagionalità“. Ne risulta una cucina tradizionale rivisitata con modernità, in cui le nuove tecniche di cottura dialogano con la memoria gastronomica del Cilento: gli antipasti di crudo e le polpette di alici sono tra i piatti più apprezzati, mentre la Genovese di Tonno è diventata un vero e proprio cavallo di battaglia, accanto ai filetti di pesce fresco alla brace. La cantina è costituita per la quasi totalità da vini naturali italiani e francesi, un dettaglio che Rizzo tiene a sottolineare come parte integrante della coerenza ambientale ed etica del locale.

Accanto al ristorante, la Pizzeria Sole e Pomodoro — con circa 200 coperti — è insieme un laboratorio di ricerca sull’impasto e una trattoria di mare. “Abbiamo intensificato nel corso degli anni la ricerca sui lievitati e sugli impasti”, racconta Rizzo, “ed è diventato un punto di riferimento importante in Campania e nel Cilento”. L’impasto è preparato con farine di grano tenero miscelate con Germe di Grano Vitale, lasciate maturare almeno 48 ore con un’idratazione che oscilla tra il 68 e il 75%, su acqua filtrata e depurata, in una sala impasti a temperatura controllata. Le farine provengono dai mulini Varvello e Casillo e vengono miscelate in modo sapiente, compreso un composto integrale per pizze più leggere e digeribili. La firma del territorio si manifesta nella “Cilentana Doc”: salsa di pomodoro San Marzano DOP saltata in padella, datterini rossi e gialli confit, alici di menaica, fonduta di cacioricotta, olio all’aglio nero e origano viola. “La pizza non è solo il piatto più conosciuto al mondo”, dice Rizzo, “è un modo di essere. Per noi è la sintesi dei frutti del territorio, del Sole e del Pomodoro”.

Il terzo asse dell’offerta è il Lounge & Sushi Bar, dove nasce il progetto Cilento Rolls, un concept originale che Rizzo ha voluto come atto di ribaltamento degli stereotipi: “Ho voluto tracciare una linea di continuità culturale e territoriale tra la cucina orientale e il nostro mare, utilizzando prodotti autoctoni come sgombro, alici, pesce bandiera e tonno che strizzano l’occhio alla cucina del Sol Levante mantenendo una forte connotazione mediterranea”. Sushi, sashimi e poke sono declinati con ingredienti del territorio cilentano in una proposta che non insegue la moda ma costruisce un’identità precisa: il poke, piatto principale della cucina hawaiana, diventa qui un light lunch di mare pienamente inserito nella dieta mediterranea, grazie all’equilibrio tra riso, pesce fresco e verdura. L’ambientazione è il gazebo bianco affacciato sull’oro della sabbia e sull’azzurro pulito di Ascea, con la possibilità di ordinare da asporto. “Non è una moda estemporanea”, precisa Rizzo, “né obbedisce a cliché stereotipati nei sapori e nelle forme. Il nostro fusion coniuga le tecniche della cucina orientale con il pesce del mare cilentano e le eccellenze del Made in Italy: è cucina sostenibile applicata a una dimensione contemporanea”.

Il Cilento: un giacimento di petrolio non ancora… raffinato

Nel dialogo con il territorio, Rizzo mostra la lucidитà analitica di chi ha vissuto Milano prima di scegliere il Cilento: “Fare turismo in questa parte ancora poco conosciuta è una grande opportunità, perché c’è tutto da costruire. Ogni innovazione che realizzi in un posto come questo ha una risonanza e un impatto straordinari sul mercato locale. Certo, la difficoltà è creare il mercato stesso, far capire un modo corretto di offrire un servizio e di fare accoglienza”.

Il tema della ricettività alberghiera è, per Rizzo, il nodo strutturale da sciogliere: Ascea conta pochissimi hotel e quasi nessuno di livello superiore, mentre la massiccia presenza di appartamenti privati — frutto di una speculazione edilizia degli anni ’70 e ’80 — attrae prevalentemente famiglie che soggiornano brevi periodi. Il turista viaggiatore cerca l’albergo, e qui gli alberghi scarseggiano. Una sfida che Rizzo affronta con realismo, sapendo che ogni investimento in qualità contribuisce a rompere questo schema.

La metafora che usa è fulminante: “Il Cilento è come il petrolio dell’Arabia Saudita: fino a quando non gli hanno spiegato come raffinarlo, erano beduini. Oggi sono sceicchi e dominano l’economia mondiale con i petroldollari”. Allo stesso modo, “noi siamo sul petrolio, ma non abbiamo ancora capito come estrarne il valore”. Un’immagine che descrive tanto il potenziale inespresso quanto la necessità urgente di un sistema turistico integrato: DMO, associazionismo tra imprenditori, collaborazione istituzionale. Il tutto per mettere a frutto paesaggi mozzafiato, una varietà di colture incredibile, una ricchezza enogastronomica che affonda le radici in un passato lontano: quello della Magna Grecia.

Elea-Velia e la Pietra del Pensatore: (non solo) mare e filosofia

Non distante dallo stabilimento infatti, a pochi minuti da Marina di Ascea, si apre uno dei siti più affascinanti d’Italia: il Parco Archeologico di Elea-Velia, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, patrimonio UNESCO. Fondata intorno al 540 a.C. da coloni Focei in fuga dall’invasione persiana, Elea — poi rinominata Velia in età romana — fu culla della Scuola Eleatica, la corrente filosofica presocratica che fece del pensiero logico e dell’ontologia le proprie architravi intellettuali. Parmenide e Zenone, tra i massimi pensatori dell’antichità, nacquero e insegnarono qui, tra vicoli e portici di una città che dominava due porti e guardava il Tirreno.

Gli scavi restituiscono ancora oggi un’immagine vivida di quell’urbe: la Porta Rosa, arco in blocchi di arenaria tra i rari esempi di arco a tutto sesto dell’architettura greca; le terme ellenistiche e romane; l’acropoli medievale con il suo castello. Un percorso che si snoda nella macchia mediterranea, dove la stratificazione del tempo — greco, romano, medievale — si sovrappone con naturalezza commovente. Per Gianni Rizzo, il parco è parte integrante dell’offerta esperienziale: si può raggiungere in barca dal porto di Casal Velino, oppure a piedi lungo il Sentiero degli Innamorati, a 50 metri dalla scogliera di Ascea, all’interno di una zona SIC e biosfera UNESCO.

Non è casuale, dunque, che all’interno del Poseidonia Beach Club trovi posto la Pietra del Pensatore: un elemento scultoreo che richiama la tradizione filosofica di questo territorio, quasi un monito silenzioso che ricorda a chi si siede sotto l’ombrellone che in questa striscia di costa, duemila anni fa, si ragionava sull’essere e sul nulla. Un simbolo discreto ma potente del legame tra la struttura di Rizzo e la memoria culturale del Cilento: un territorio che — come il “Capitano” non smette di ripetere — ha ancora molto da raffinare e da raccontare.

Gianni Rizzo sulla Pietra del Pensatore al Poseidonia Beach

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