Nella fase di audizione sul decreto legge 62/2026, Confagricoltura ha ribadito l’importanza di valorizzare la contrattazione collettiva per la definizione del Salario Giusto, chiedendo tutele specifiche per il settore agricolo e incentivi adeguati per giovani e categorie svantaggiate
In occasione delle audizioni sul disegno di legge relativo al Salario Giusto, Roberto Caponi, direttore generale di Confagricoltura, ha espresso un giudizio positivo sull’impostazione generale del provvedimento, che punta a valorizzare la contrattazione collettiva stipulata dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Secondo Confagricoltura, è fondamentale che la definizione degli elementi costitutivi del salario rimanga una prerogativa della contrattazione e non si tramuti in una previsione rigida di legge: solo così si può garantire quella flessibilità necessaria a un settore come quello agricolo, strutturalmente differente da altri comparti.
Le specificità dell’agricoltura italiana
La contrattazione collettiva agricola è fortemente decentrata e demanda al livello territoriale la definizione della retribuzione contrattuale: una caratteristica che il decreto dovrà tenere in considerazione nella fase attuativa. La prevalenza dei contratti a tempo determinato — legati alla stagionalità delle lavorazioni — richiede inoltre che gli incentivi all’assunzione riconoscano anche i rapporti cosiddetti “stabili”, ovvero quelli reiterati per almeno tre annualità consecutive. Un aspetto che Caponi ha indicato come essenziale per non penalizzare un settore già alle prese con la complessità del reclutamento stagionale.
Incentivi e semplificazione
Sul tema degli incentivi per giovani, donne e categorie svantaggiate, Confagricoltura ha apprezzato le misure previste, ma ha sollecitato un miglior coordinamento con le agevolazioni già esistenti e una semplificazione dei requisiti richiesti. L’obiettivo è evitare sovrapposizioni normative che, invece di facilitare le assunzioni, rischiano di generare ulteriori complessità burocratiche per le imprese agricole, già impegnate a gestire picchi di manodopera in finestre temporali ristrette.




