Sul ramo del Lago di Como di manzoniana memoria, un boutique hotel cinque stelle nato dalla passione di due amiche trasforma ogni soggiorno in un’esperienza multisensoriale: suite nelle grotte, ristorante gourmet Amandus, e una carta dei vini di 180 etichette curata da Francesco Nava
di M.L.Andreis
“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti…”. Le parole di Manzoni risuonano inevitabilmente affacciandosi dal parco di Villa Lario Resort, a Mandello del Lario, sulla sponda orientale del Lario, quella più soleggiata. Un boutique hotel cinque stelle che nasce su un’elegante dimora di inizio Novecento: prima proprietà della nobile famiglia milanese dei Biffi-Capalbi, poi di un dirigente della Moto Guzzi, poi della famiglia Grundig, che la donò a una fondazione tedesca ospitando artisti e uomini politici. Fino al 2015, quando due grandi amiche, Esa Secca e Raffaella Di Gennaro, decisero di trasformare la passione per i viaggi e l’ospitalità in un progetto imprenditoriale: alta cucina, territorio, natura, cultura e stile italiani. Una realtà tutta al femminile, che oggi propone un modello di accoglienza e ristorazione di alta gamma secondo la migliore tradizione italiana.

Nove suite, 10mila metri di parco, due spiagge e una Lucia
Il resort si estende su un parco di 10.000 metri quadrati con due spiagge private, piscina, eliporto e attracco privato sul lago. Le nove luxury suite sono distribuite tra la villa principale, la darsena e — novità assoluta sul Lario — le grotte naturali. Nella villa, cinque suite ciascuna con carattere proprio: Bellagio (vista lago, terrazza colazione), Varenna, Dervio, Mandello, Oliveto (vista sulle Grigne). In darsena, Breva e Tivano offrono giardino privato e l’impressione di stare a pochi centimetri dall’acqua. Nelle grotte, Grigna e Meria creano un intreccio unico tra roccia, lago e silenzio.

Dal 2024 il resort ospita anche Lucia 125, la storica imbarcazione a remi del Lario resa celebre da Manzoni, posizionata su un promontorio verso il lago per creare un suggestivo effetto ottico: chi “sale a bordo” ha la sensazione di galleggiare sulle acque del Lario. Il restyling 2026 ha rinnovato ogni suite con palette cromatiche distintive — dal prugna al verde, dal giallo all’azzurro al bordeaux. Come racconta Sara Castelnuovo, manager del resort: “La testata del letto è stata scelta con colori diversi per ogni camera, quasi a contraddistinguere a livello cromatico gli arredi di ciascuna suite. La tipologia di arredo è la stessa, ma le variazioni nel colore, nelle dimensioni e nelle viste creano un trait d’union tra gli ambienti, mantenendo una coerenza stilistica che al tempo stesso garantisce un’esperienza unica a ogni ospite”. Il restyling ha valorizzato l’artigianato locale con ceramiche artistiche di manifattura locale e lampade in vetro soffiato di Murano. Nelle suite, l’arte è di casa: opere di Angelo Pavan, Orlando Sora, Alessandro Zezzos e Piero Todeschini, con eleganti targhe descrittive, danno vita a un piccolo museo diffuso che invita alla scoperta.






Amandus: quattro esperienze per una sola filosofia
Cuore gastronomico del resort è il ristorante Amandus, guidato dall’Executive Chef Luca Mozzanica. Il nome non è casuale: Amandus è il toponimo latino da cui deriva il nome Mandello, ma significa anche “amabile”, “da amare”. E rimanda alle farfalle della famiglia Polyommatus Amandus, visibili anche nel logo del resort: leggerezza, trasformazione, bellezza. Una filosofia che si traduce in quattro percorsi degustazione — Radici, Acqua, Terra e Orto — disponibili a cena su prenotazione, con dodici tavoli e trenta coperti.




“Radici” racconta il territorio attraverso piatti iconici come il Missoltino croccante con cavolo, il Risotto al basilico con gamberi rossi e la Trota con crème fraîche e ribes fermentato. “Acqua” esplora il mondo lacustre con uno Spaghetto grezzo con aglio orsino, bottarga e ricci di mare e lo Scampo alla brace. “Terra” celebra le carni pregiate, dalla Pappa al pomodoro rivisitata al Manzo BBQ. “Orto”, infine, è il menu completamente vegano, nato dalla richiesta del mercato e diventato uno dei più apprezzati. “La mia cucina non è un segreto, ma un’esperienza. Creatività, studio e ricerca la contraddistinguono. È in questo contesto che voglio regalare emozioni uniche”, afferma Mozzanica, che ha costruito il proprio percorso gastronomico partendo dal territorio lariano, tornato a Mandello nel 2016 dopo cinque anni in un ristorante stellato di Lecco.

La genesi del menu Radici riflette un lavoro paziente di radicamento locale. “Siamo su un territorio abbastanza povero a livello di produttori di materia prima di qualità”, racconta lo chef, “ma fortunatamente negli ultimi anni sta nascendo questa esigenza. C’è chi ha fondato cooperative di piccoli produttori, chi ha avviato un oliveto d’eccellenza diventando presidente del consorzio, chi produce formaggi di capra. Da quest’anno sto collaborando con un produttore di miele: l’idea è di fare in casa un fermentato con quel miele, come già facciamo con il kombucha”. Una filosofia di costruzione lenta, fatta di fiducia reciproca: “Cerco sempre di stare in punta di piedi con i produttori, di non stravolgere la loro linea guida. Poi, pian piano, si costruisce qualcosa insieme. Quando vedi che il prodotto c’è, anche loro si appassionano”.



Una scelta significativa riguarda anche la struttura del menu. Dopo quattro anni di apertura al pubblico — il ristorante serviva inizialmente solo gli ospiti dell’hotel — Mozzanica ha eliminato la carta a favore di un’offerta interamente a degustazione: “Abbiamo fatto un sondaggio: più del 50% dei clienti preferisce fare un’esperienza completa. La prima volta scelgono Radici per capire la nostra filosofia; le volte successive optano per Acqua, Terra o Orto. Radici è l’unico menu che non cambia nell’arco dell’anno; gli altri li aggiorno in tre fasi stagionali”. Dal 2026, i menu Radici, Acqua, Terra e Orto sono disponibili anche a pranzo la domenica, fino al 17 maggio. Completano l’offerta il Grill & Lounge per cene casual con cocktail d’autore, e l’Open Air & Bar a bordo piscina per light lunch e aperitivi.



La carta dei vini: un viaggio nell’Italia enologica
La carta dei vini di Amandus, curata dal maître Francesco Nava e dal sommelier Luigi Fumagalli, è un viaggio nell’Italia enologica: circa 200 etichette da tutte le regioni, con almeno una referenza per ciascuna. “Ogni anno la ragioniamo, la ampliamo, la modifichiamo”, spiega Nava. “Il focus sono soprattutto i vini italiani locali, per evidenziare l’abbinamento cibo-vino del territorio”. Segnalati in carta con un simbolo dedicato, i vini del consorzio Terre Lariane — che raggruppa i produttori dall’alto Lario fino al Meratese e a Montevecchia — rappresentano il cuore identitario della selezione. Gli unici vini esteri sono gli Champagne, prescelti come bollicina d’eccellenza. La carta distingue inoltre i vini biologici e gli orange wine, mentre una piccola selezione include due etichette analcoliche — una bollicina e un bianco fermo, di produzione altoatesina — per rispondere alle esigenze più varie: “Dalla clientela più religiosa alla signora in gravidanza, dai problemi di guida ai bambini che vedono i genitori bere e vogliono anch’essi la bollicina: è un prodotto flessibile, che risponde a esigenze reali”. Sono infine presenti etichette vegane, a riprova di una carta che non tralascia nessuna sensibilità contemporanea. La selezione è frutto di un lavoro condiviso: “Io e Francesco, con lo chef, facciamo ogni anno diverse degustazioni e visite in cantina. È una carta ragionata”, conclude Nava.

Gli eventi e la struttura: un fine dining per 160 ospiti
Villa Lario Resort può ospitare fino a 110 persone per ricevimenti e, con tensostrutture a bordo piscina, fino a 160. Gli eventi — principalmente matrimoni, ma anche presentazioni di case di moda e convention aziendali — sono 15 date all’anno. Ciò che distingue il resort da altre location è la qualità del servizio anche per grandi numeri. “Cerchiamo di garantire lo stesso livello di servizio anche per i grandi eventi. Investiamo sul servizio perché è un valore aggiunto che alla fine fa la differenza”, spiega Nava. Il grande evento, aggiunge il maître, “ti dà una grossa mano per il fatturato, e la nostra differenza rispetto a tante altre location è proprio questo: riuscire a fare un servizio di qualità anche su numeri importanti”. Quaranta dipendenti in totale tra sala, cucina e front office, con un turnover molto basso che garantisce continuità e qualità.



L’arrivo in barca degli sposi, la cerimonia nel parco, l’aperitivo sulla terrazza vista lago, la cena in veranda sotto la luce del tramonto lariano: Villa Lario Resort è la cornice ideale per un matrimonio da favola sulle romantiche sponde del Lario. Ma è soprattutto un luogo in cui accoglienza, cucina d’autore, arte e paesaggio dialogano in perfetta armonia, stagione dopo stagione.






