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Dal caseificio di Gioia del Colle fondato nel 1946 ai 195 milioni di fatturato e al 60% di export: l’azienda pugliese celebra il traguardo con una campagna da un milione di euro, un graphic novel e le parole di Federica Capurso e Sebastiano Brandonisio, che racconta l’orgoglio e la responsabilità di portare avanti una storia grande

di MLAndreis

Ottant’anni tra le masserie delle Murge. Nel 1946, a Gioia del Colle, provincia di Bari, due fratelli — Francesco e Sebastiano Capurso — aprono un caseificio tra le masserie delle Murge. Non sanno ancora, o forse lo intuiscono, che stanno costruendo qualcosa destinato a durare. Ottant’anni dopo, Gioiella è un’azienda da 195 milioni di euro di fatturato, circa 500 dipendenti, e una presenza consolidata sui mercati internazionali con il 60% della produzione esportata. Un percorso che la terza generazione della famiglia Capurso ha celebrato in occasione di Tuttofood 2026, con uno stand esperienziale e una campagna di comunicazione integrata da un milione di euro.

Il cuore produttivo resta la Mozzarella di Gioia del Colle DOP, espressione autentica del territorio murgiano: ogni giorno l’azienda lavora circa 500 tonnellate di latte 100% italiano. Ma accanto alla mozzarella, Gioiella è oggi uno dei principali player internazionali nella produzione di burrata — con la Burrata di Andria IGP e diverse varianti gourmet — e propone stracciatella, scamorze, caciocavallo e formaggi freschi anche senza lattosio, destinati sia al consumo domestico sia alla ristorazione. Il modello è chiaro: tradizione, innovazione e sostenibilità, con le persone e la filiera al centro.

Federica Capurso: orgoglio e responsabilità di chi eredita una grande storia

“Gioiella, prima di essere un’azienda, per me è casa”, dice Federica Capurso, responsabile marketing dell’azienda e rappresentante della terza generazione nel corso di una serata di festa a margine dell’ultima edizione di Tuttofood, dove Gioiella accompagnava i vistatori già nel tunnel dalla fermata di Rho-Pero allo spazio espositivo. “Da bambina correvo in caseificio e facevo gli scherzi agli operai insieme a mio nonno. La cosa più bella è che adesso, quando incontriamo qualcuno di quegli storici e ce lo raccontiamo, ridiamo ancora. Vedere ogni mattina le facce che vedevo fin da quando ero piccola significa solo una cosa: sono a casa”.

Ma dietro la tenerezza c’è anche il peso della responsabilità: “Oggi sento non solo l’orgoglio, sento una forte responsabilità, perché ereditare una storia così grande significa essere in grado di custodirla con molto rispetto. Questi ottant’anni non sono un punto di arrivo”. Federica ha ringraziato l’agenzia Itaca Comunicazione — in particolare Simona e il team — per aver dato un volto contemporaneo alla mozzarella che la fondatrice mangiava da bambina, e l’illustratore Alessandro Baronciani per aver saputo raccontare con la matita “mio nonno Sebastiano Capurso in una versione inedita: da bambino, da giovane sognatore, insieme a suo fratello. Noi non l’abbiamo mai potuto conoscere così”.

Andrea Brandonisio, CEO

Un grazie speciale è andato ai genitori: “Nella loro meravigliosa imperfezione umana sono state le persone e le radici più belle che potessi desiderare. Mi hanno insegnato il valore del lavoro, della dignità e del sacrificio. Mi hanno insegnato che si può cadere, ma che ci si rialza insieme. Se oggi sono qui, è perché prima di me ci sono stati loro: con le loro rinunce, con il loro esempio, ma soprattutto con il loro amore”.

Sebastiano Brandonisio e i numeri di una crescita sostenuta

A illuminare la dimensione economica della crescita è Sebastiano Brandonisio, rappresentante della nuova generazione entrata in azienda. I numeri sono eloquenti: dal 2013 l’azienda cresce a un tasso annuo del 28%, grazie a investimenti costanti in qualità e innovazione. Il 60% del fatturato proviene dall’estero: un dato che racconta quanto la Mozzarella di Gioia del Colle DOP e la burrata pugliese siano ormai riconosciute e desiderate ben oltre i confini italiani. Sebastiano aveva sottolineato l’importanza di continuare a investire nel capitale umano e nella digitalizzazione per garantire un futuro prospero, in linea con una visione che guarda all’internazionalizzazione senza perdere il radicamento territoriale.

La figura del presidente Filippo Capurso emerge come il perno silenzioso di questa rinascita: è grazie al suo coraggio, alla sua visione e, come ha detto con affetto la moglie Anna, a “un pizzico di sana incoscienza” che nel 2005 Gioiella è ripartita da capo dopo un periodo difficile. “Quella determinazione e quella tenacia ci ha accompagnato sempre, nei momenti più belli ma anche in quelli più difficili”, ha detto Anna. “Oggi possiamo guardare a questo percorso con orgoglio”.

Una ragazza in bici tra i papaveri: la campagna da un milione di euro

Per celebrare gli ottant’anni, Gioiella ha investito un milione di euro in un piano media multicanale: billboard su Rai Uno, pianificazione radiofonica con circa trecento passaggi tra fine maggio e metà giugno su Radio Rai1, Radio Rai2 e Radio Italia, presenza OOH nei principali snodi urbani e nel tunnel della metropolitana di Rho Fiera. La comunicazione coinvolge tram e autobus a Milano, Bologna, Torino e Firenze, affiancati da una strategia di digital advertising su Instagram, Facebook, Google e YouTube.

Cuore visivo della campagna è una giovane donna nata dalla matita di Alessandro Baronciani: pedala gioiosa in sella alla sua bicicletta tra i campi di papaveri delle Murge, accompagnando il pubblico in un viaggio tra immagini d’epoca e memoria aziendale. Come un fil rouge che unisce generazioni diverse senza forzare il confronto. Il logo degli ottant’anni — il numero 80 delineato da forme morbide e sovrapposte che richiamano la rotondità dei latticini e l’idea di continuità generazionale — sintetizza visivamente ciò che Gioiella è diventata: un’azienda che guarda avanti senza dimenticare da dove viene.

Il flip book celebrativo, realizzato in italiano e inglese attraverso il linguaggio del graphic novel di Baronciani, ripercorre le tappe aziendali più significative. Distribuito a clienti, stakeholder e partner in occasione di Tuttofood 2026, è molto più di un libro commemorativo: è la prova che una storia d’impresa può essere raccontata con la stessa cura con cui si produce una mozzarella. Lentamente, con i dettagli perfetti.

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