Tre giorni di lavori a Palazzo Mezzanotte e alla Triennale, con la premier Giorgia Meloni e numerosi ministri, per costruire il Manifesto dell’agricoltura italiana fino al 2050 in collaborazione con l’Università Bocconi. Il presidente Massimiliano Giansanti lancia l’allarme: il cibo è diventato uno strumento di potere geopolitico
di M.L.Andreis
Non è usuale, almeno in Italia, che la presidente del Consiglio partecipi in prima persona a un incontro di agricoltori. Ma il forum organizzato da Confagricoltura a Milano — tre giorni di lavori tra la Triennale e Palazzo Mezzanotte dal 7 al 9 maggio 2026 — non era un incontro ordinario. Era il tentativo, ambizioso e metodico, di costruire insieme all’Università Bocconi un Manifesto del settore primario da qui al 2050: non una lista di richieste, ma un documento di sistema capace di proiettare l’agricoltura italiana nel futuro con una visione strategica di lungo periodo.
Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, aveva fissato il tono fin dall’inizio: “Stiamo vivendo i periodi peggiori dal 2019. Le questioni geopolitiche e le guerre stanno condizionando il nostro futuro. Occorre un posizionamento strategico dell’agricoltura, non solo per l’approvvigionamento di cibo, ma anche per i fabbisogni energetici e per i cambiamenti climatici e la questione ambientale. Una agricoltura forte significa una democrazia forte, sicurezza alimentare e modelli alimentari integrati”.

Il cibo come strumento di potere: la denuncia di Giansanti
“Detenere il cibo significa detenere il potere”, aveva detto Giansanti, con una chiarezza che suona quasi come un monito. La crisi energetica, i costi dei fertilizzanti esplosi — “l’urea è passata da 300 a 1.000 euro a tonnellata” —, le tensioni legate alla guerra russo-ucraina e allo Stretto di Hormuz: tutto contribuisce a un quadro in cui il settore primario non può più permettersi di essere trattato come un settore da sussidiare.
“L’agricoltura non è un territorio di sfusa. È un asset strategico”, aveva ribadito il presidente. E la richiesta al governo era di conseguenza: riconoscere formalmente l’agricoltura come asset di sicurezza nazionale, con un’adeguata rappresentanza nei tavoli dove si compiono le scelte strategiche del Paese. La Russia usa il grano come un’altra arma di guerra; l’Iran controlla i fertilizzanti; la Cina compra parti del mondo; gli Stati Uniti proteggono la loro agricoltura con forza. “E l’Italia, forte del suo patrimonio di biodiversità, oltre 900 prodotti di origine, con il suo export agroalimentare che supera i 73 miliardi e che stiamo crescendo anno dopo anno, non può permettersi di restare indietro in questa partita”.

Giorgia Meloni: agricoltori custodi dell’ambiente
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha raccolto l’appello con un intervento dai forti connotati politici. Ha ricordato come l’Italia sia diventata “la prima economia agricola d’Europa per valore aggiunto” e come l’export agroalimentare abbia raggiunto quasi 73 miliardi di euro nell’ultimo anno. Ha rivendicato lo stanziamento di oltre 15 miliardi di euro in tre anni, concentrati su contratti di filiera, energia rinnovabile, efficientamento idrico.
Ma soprattutto ha attaccato frontalmente la narrazione degli agricoltori come “nemici della natura”: “Questo racconto è ideologico e inaccettabile. Sappiamo che i nostri agricoltori sono i primi alleati della natura, che non è possibile proteggere l’ambiente senza l’opera responsabile dell’uomo. I nostri agricoltori sono i primi custodi dell’ambiente“. Meloni ha poi ricordato il progetto Generazione Terra — gestito da Ismea per favorire il ricambio generazionale con mutui fino a trent’anni per l’acquisto di terre agricole — e l’apertura alle Tea (Tecniche di Evoluzione Assistita), che consentono di “superare l’annoso dibattito sugli Ogm e sviluppare colture più performanti e più resistenti agli attacchi di parassiti e alla siccità”. E il Governo era uscito tra gli applausi.

Manifesto e Osservatorio su geopolitica e sicurezza alimentare
A conclusione dei lavori, Giansanti aveva sintetizzato la convinzione che attraversa tutto il progetto: “L’agricoltura non è più un settore marginale delle politiche europee. È una delle grandi questioni strategiche su cui si giocheranno sicurezza, competitività e stabilità dell’Europa nei prossimi decenni. Ed è per questo che Confagricoltura, insieme a Soft Power Club, avvia un Osservatorio su geopolitica e sicurezza alimentare, perché il settore primario deve diventare un elemento di trattativa a livello geopolitico”.
Accanto alla tre giorni milanese, il palco ha ospitato una costellazione di stakeholder dell’economia italiana: dall’AD di Tim Pietro Labriola al vicepresidente FAO Maurizio Martina, da Enrico Letta (Dean IE University Madrid) a Claudia Cattani (Presidente BNL BNP Paribas). Un segnale preciso: l’agricoltura non è un affare solo degli agricoltori. È un sistema connesso all’energia, alla finanza, alla logistica, alla geopolitica.

Sostenibilità: da Reale Mutua e Confagricoltura il 6° Rapporto Agricoltura100
A Roma, a pochi giorni dal forum milanese, è stato presentato il sesto Rapporto AGRIcoltura100, l’iniziativa pluriennale di Reale Mutua in collaborazione con Confagricoltura, realizzato da MBS Consulting (Gruppo Cerved) su oltre 3.800 aziende. I dati mostrano un settore in movimento: la quota di imprese con livello elevato di sostenibilità è salita al 57,9% dal 49,3% del 2020. Le aziende con alto indice di sostenibilità registrano una crescita del fatturato nel 30,6% dei casi, contro il 14,6% di quelle con livello base: la sostenibilità è già un fattore competitivo concreto.
Giansanti aveva inquadrato il tema con precisione: “Dobbiamo chiederci come affrontare il nuovo percorso della sostenibilità, che rimane un tema assolutamente strategico se ben definito e sviluppato con obiettivi realistici e sfidanti. Se ben coniugato, diventa un plusvalore tangibile. Il ricambio generazionale diventa in questo senso un fattore determinante”. Luca Filippone, Direttore Generale di Reale Group, ha sottolineato come le coperture assicurative possano contribuire a proteggere l’attività agricola e rafforzare la capacità di prevenzione dei rischi in uno scenario complesso. Le aziende premiate nel Rapporto includono Tenute Ruffino (prima classificata), Soc. agricola Basso di Venezia e Vittoria Tomatoes di Ragusa.





