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Dopo il successo del primo locale partenopeo, il maestro pizzaiolo di 50 Kalò apre nel quartiere Salario la seconda Casa Cinquanta: cucina napoletana quotidiana, classici campani, e per la prima volta anche la pizza, con un format replicabile che sa di identità e territorio

Ci vuole coraggio, e anche una certa dose di quella che Ciro Salvo chiama incoscienza sana, per aprire un secondo ristorante a meno di un anno dal primo. Ma Casa Cinquanta è un modello che si presta alla replica proprio per la sua chiarezza di identità: non un ristorante fine dining, non una pizzeria nel senso tradizionale, ma un luogo di cucina napoletana quotidiana, conviviale e riconoscibile, fatta di grandi classici popolari, prodotti campani e piatti pensati per essere condivisi.

Il nuovo locale, aperto il 20 maggio nel quartiere Salario, in via Velletri, negli spazi dell’ex pizzeria Fratelli La Bufala, nasce dalla collaborazione tra il gruppo 50 Kalò e l’imprenditore Alessandro Guglielmini. Proprio Guglielmini aveva chiarito fin dall’inizio il senso del progetto: l’esperienza della sede napoletana, faticosa ma gratificante, aveva convinto entrambi a espandere il progetto anche a Roma. Un format a cui crede molto anche per il futuro, come aveva dichiarato.

La cucina: classici napoletani e la pizza “alla vecchia maniera”

In tavola arrivano i simboli della cucina partenopea: pasta e patate, ravioli capresi, spaghetto ai cinque pomodori. Tra gli antipasti spiccano le frittatine di pasta, emblema della pizzeria 50 Kalò, e la mozzarella di Bufala, imprescindibile come il sale nel ragù. La novità della sede capitolina è l’introduzione della pizza, pensata per attrarre maggiormente il pubblico romano ma fedele a una sua logica precisa: Salvo aveva spiegato che non sarebbe stato il suo lievitato identitario, ma uno stile di pizza che nell’impasto si rifà alla vecchia tradizione napoletana, cotto però in forno elettrico, strumento ideale per standardizzare il prodotto. Una scelta controcorrente per un maestro dell’impasto, ma coerente con l’obiettivo di un’offerta accessibile e replicabile.

Accanto ai classici, alcuni piatti differenziano l’offerta rispetto alla sede napoletana: il Risotto al profumo di limone e tartare di gambero e l’Agnello alla scottadito aprono la carta a influenze laziali, mentre le Cozze alla brace potrebbero entrare in una fase successiva di rodaggio. Guglielmini aveva sottolineato l’importanza delle proposte del giorno, modalità utile per cucinare con prodotti di stagione, mettendo al servizio di Casa Cinquanta le verdure dell’Orto 50 Kalò, un appezzamento coltivato tra le colline del quartiere Posillipo di Napoli. Come fosse un cordone ombelicale tra le due città, un filo verde che parte da Napoli e arriva sul piatto romano.

Il modello replicabile e la cantina del territorio campano

Salvo era chiaro nel descrivere la filosofia del progetto: ci si era concessi una seconda apertura in così breve tempo perché Casa Cinquanta è un modello facilmente replicabile, grazie a una filosofia di cucina non impegnativa ma fedelissima al territorio campano. Il segreto è nell’essenzialità: pochi piatti, eseguiti benissimo, con ingredienti di cui si conosce la provenienza.

Al fianco di Salvo — che per i primi mesi resterà stabilmente a Roma per seguire da vicino l’apertura — c’è Vincenzo Cammarota, chef napoletano da anni residente in città. L’ambientazione e l’arredamento portano la firma dello stesso architetto della sede di Napoli, mentre la parte vintage — vinili, libri d’epoca — è merito di Stefano Guglielmini, general manager di Casa Cinquanta. La selezione dei vini racconta per lo più il territorio partenopeo, con piccole incursioni tra etichette di Champagne e bottiglie di altre regioni: una cantina che sa da dove viene, ma non dimentica dove si trova.

Casa Cinquanta è aperta sette giorni su sette, a pranzo e a cena: un’offerta che vuole trasformarsi in punto di riferimento quotidiano per il quartiere Salario, non in una destinazione per occasioni speciali. Perché la cucina napoletana, nella sua versione più autentica, non è mai stata pensata per i giorni di festa: è il cibo di ogni giorno elevato a forma d’arte.

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