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Sessanta professionisti della ristorazione tunisina pronti ad attraversare il Mediterraneo per lavorare nei ristoranti italiani: è il cuore del Progetto Tunisia, iniziativa pilota promossa da FIPE-Confcommercio e AIGRIM-FIPE con il sostegno dei due governi e la partnership formativa di Elis. Un modello inedito di cooperazione internazionale che risponde alla cronica carenza di personale qualificato nel settore

C’è un modo nuovo di guardare al problema del personale nella ristorazione italiana, e passa per il Mediterraneo. Non più soltanto ricerca affannosa nel mercato interno, annunci deserti e colloqui andati a vuoto: la risposta, questa volta, viene da lontano — dalla Tunisia, Paese con cui l’Italia sta costruendo un corridoio formativo e lavorativo senza precedenti nel settore Ho.Re.Ca. Come un ponte che si costruisce dalle due sponde contemporaneamente, il Progetto Tunisia è stato ideato affinché le fondamenta — la formazione — fossero già solide prima ancora che i lavoratori mettessero piede sul suolo italiano.

L’iniziativa, che entra nel vivo a maggio 2026 dopo un anno di gestazione, è promossa da FIPEConfcommercio e da AIGRIM, la sigla che rappresenta la ristorazione organizzata, con il coinvolgimento dei ministeri competenti di entrambi i Paesi e la partnership di Elis, realtà specializzata in formazione, educazione e inserimento lavorativo. Un progetto pilota, dunque, ma con ambizioni strutturali.

Sessanta candidati, 200 ore e un obiettivo doppio

I numeri del progetto sono precisi e la tabella di marcia altrettanto. Sessanta operatori e operatrici, già dotati di vari gradi di esperienza nel settore, completeranno un percorso formativo articolato in 200 ore complessive. La prima fase, dedicata alle competenze linguistiche, prenderà il via entro fine maggio; a seguire, a inizio giugno, la formazione specialistica di settore. Ed è sempre a giugno che le sessanta risorse raggiungeranno l’Italia per l’inserimento effettivo nelle strutture di ristorazione.

Il programma ha una doppia valenza che ne giustifica la natura istituzionale e internazionale. Da un lato, risponde alla pressante domanda di forza lavoro del mercato italiano: 340mila assunzioni previste nel solo trimestre aprile-giugno 2026 nel comparto turismo e ristorazione — +4,2% rispetto all’anno precedente — a fronte di un settore in cui il 77% degli imprenditori segnala difficoltà nel reperire profili adeguati. Dall’altro, contribuisce allo sviluppo del Paese partner: in Tunisia la disoccupazione giovanile sfiora il 40%, e creare percorsi di mobilità lavorativa regolata significa offrire opportunità concrete a una generazione altrimenti a rischio di marginalizzazione.

Tunisi, aprile: l’accordo si stringe a porte chiuse

Il momento decisivo è avvenuto la sera del 20 aprile, in un incontro istituzionale a porte chiuse a Tunisi, a margine del Tunisian-European Forum: Training, Employment, and Mobility in the Hospitality and Restaurant Sector, evento promosso congiuntamente da ILO — l’organizzazione internazionale del lavoro dell’ONU — e dalla Commissione Europea. Attorno al tavolo, la delegazione italiana composta da Aldo Cursano, Vicepresidente Vicario di FIPE-Confcommercio, Riccardo Orlandi, Vicepresidente FIPE-Confcommercio e Presidente di AIGRIM-FIPE, e Andrea Chiriatti, Direttore d’Area di FIPE-Confcommercio, insieme al Ministro del Lavoro tunisino Riadh Chaoued e ai rappresentanti di Elis. In quell’incontro sono stati rinnovati gli impegni reciproci e definite le linee guida operative del percorso formativo. La cornice istituzionale — ILO e Commissione Europea sullo sfondo — conferisce al progetto una legittimità che va ben oltre il bilateralismo diplomatico.

Un modello, non un’eccezione: la visione di chi ha firmato

Riccardo Orlandi ha inquadrato il progetto come risposta concreta e strutturata a una delle sfide più grandi per la ristorazione italiana, sottolineando che non si tratta di sopperire a una semplice carenza numerica di personale, bensì di costruire percorsi professionali sostenibili e di alta qualità, investendo sulla formazione prima ancora dell’arrivo in Italia. Un modello, a suo avviso, capace di far incontrare domanda e offerta in modo trasparente e virtuoso, con tutele per i lavoratori e competenze specifiche per le imprese.

Aldo Cursano ha invece sottolineato come il progetto dimostri che è possibile affrontare in modo serio e sistemico il tema della carenza di personale, costruendo percorsi regolati e di qualità grazie alla collaborazione con istituzioni tunisine e partner qualificati. La sua visione guarda oltre il presente: se questo modello venisse consolidato e replicato, diventerebbe uno strumento stabile di cooperazione internazionale, capace di sostenere nel lungo periodo la competitività della ristorazione italiana.

Oltre l’emergenza: cooperazione come infrastruttura

Ciò che distingue il Progetto Tunisia da una semplice operazione di reclutamento è esattamente la sua architettura. Non un’importazione di manodopera, ma una filiera formativa pensata in anticipo, condivisa tra due governi, supervisionata da organismi internazionali e affidata a un partner specializzato come Elis. Lingua, competenze tecniche, inserimento graduato: ogni fase è presidiata, ogni passaggio verificato. È la differenza tra un’emergenza gestita in corsa e una sfida affrontata con metodo.

Nel contesto di un settore che, secondo il Rapporto Ristorazione 2025 di FIPE-Confcommercio, registra tassi di turnover superiori al 27% e difficoltà di reperimento che sfiorano il 90% per alcune figure professionali, il Progetto Tunisia non è un’eccezione: è, potenzialmente, il prototipo di una nuova modalità di politica attiva del lavoro per l’intera ristorazione italiana.

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