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Un terzo dei ristoranti americani vuole più mocktails, il 71% aumenterà i prezzi: lo studio Popmenu fotografa un settore sotto pressione ma resiliente, dove l’IA è già protagonista

L’inflazione prolungata, l’incertezza economica e il calo della fiducia dei consumatori continuano a pesare sulla ristorazione americana. Il 68% dei consumatori statunitensi afferma di aver ridotto le spese per i ristoranti nel 2026, privilegiando convenienza e praticità. La spesa media settimanale per mangiare fuori è scesa a circa 90 dollari a febbraio 2026, con un calo di 25 dollari rispetto a giugno 2025. A fotografare questo scenario è la ricerca di Popmenu, azienda specializzata nelle tecnologie per la ristorazione, che ha condotto uno studio su 328 proprietari e gestori di ristoranti negli Stati Uniti e un sondaggio su 1.000 consumatori americani.

Eppure, nonostante le difficoltà, il 63% degli operatori si dichiara cautamente ottimista sulle prospettive di business per il 2026, e il 25% è addirittura molto ottimista. Il 28% prevede di aprire una nuova sede o espandere quella esistente, anche se il dato è in calo rispetto al 32% dell’anno scorso. Il 97% dei ristoratori afferma di concentrarsi maggiormente sull’esperienza del cliente, evolvendo le proprie strategie in materia di prezzi, menu, marketing, tecnologia e gestione operativa.

Mocktails e prezzi variabili: le tendenze del menu

Tra le novità più rilevanti del 2026 spicca la crescita delle bevande no-low alcol: il 33% dei ristoranti americani prevede di inserire più bevande a bassa o zero gradazione alcolica nei propri menu, tra cui i cosiddetti mocktails. Una tendenza che intercetta i cambiamenti nei comportamenti di consumo, soprattutto tra i giovani adulti sempre più attenti alla salute e al benessere. Sul fronte dei prezzi, il 71% dei ristoratori prevede di aumentarli — era il 57% l’anno scorso — per far fronte all’aumento dei costi di cibo e manodopera.

Per compensare, il 35% pensa di aggiungere opzioni più economiche ai propri menu, mentre quasi un terzo degli operatori — il 31% — sta valutando l’introduzione di prezzi variabili, ovvero variazioni di prezzo in base alla domanda, all’orario, al giorno della settimana e alla stagionalità: un dato in crescita dal 22% dell’anno precedente. L’intelligenza artificiale è già protagonista: il 44% dei ristoranti l’ha adottata, il 25% prevede di farlo entro l’anno, e il 55% la utilizza per creare contenuti di marketing.

La voce di Popmenu

Brendan Sweeney, Ceo e cofondatore di Popmenu, ha sottolineato come la pressione economica non accenni a diminuire per i ristoranti, con i costi in costante aumento e la fiducia dei consumatori in calo. I gestori, ha spiegato, cercano attivamente modi per ottenere un vantaggio competitivo in ogni fase del percorso del cliente, dalla ricerca online all’ordinazione, fino alla decisione di tornare. Questo si tradurrà in nuove opzioni di menu e esperienze culinarie, in un marketing digitale frequente e mirato e in un’ospitalità sempre più orientata alla tecnologia.

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