Sasà Martucci, pizzaiolo casertano tra i più premiati d’Italia, apre il suo primo locale meneghino in via Gessi. Non una semplice espansione geografica, ma un format nuovo che porta il suo nome come sigillo d’autore, una scommessa ambiziosa sul futuro della pizza come linguaggio gastronomico alto, con una partnership inattesa con il campione croato Marcello Brozović e la vision di diventare un marchio globale
di M.L.Andreis
Sospinto dal vento del Vesuvio che soffia verso nord, un ragazzo di Caserta che mangiava la pizza al lume di candela – non per romanticismo, ma perché i soldi per pagare la bolletta scarseggiavano – oggi inaugura un locale elegante a Milano, con una carta dei vini da oltre cento etichette, sette pizze dedicate alla città della Madonnina e una partnership con uno dei calciatori più noti del panorama internazionale. La storia di Sasà Martucci ha la potenza narrativa di un romanzo di formazione o di magia: radici umili, sacrifici autentici, una passione per l’impasto che, come lui stesso confessa, lo incanta ancora oggi. “Guardo l’impastatrice che gira e mi fermo a osservarla — dice, quasi rapito al pensiero — come se vedessi panna che monta a poco a poco. È un lavoro che negli anni ho perfezionato fino all’osso”.
Classe 1983, Martucci è cresciuto in una famiglia con grosse difficoltà economiche, e quella durezza di vita — invece di piegarlo — lo ha temprato come un impasto ben lavorato: forte, elastico, capace di sopportare i carichi più pesanti e di lievitare comunque verso l’alto. Lo zio Francesco, proprietario di una storica pizzeria casertana, è stato il primo maestro, ma il percorso di formazione è stato lungo, solitario e lastricato di sacrifici. Oggi, quell‘umiltà originaria è diventata filosofia produttiva: Sasà lavora solo con agricoltori con cui ha instaurato un rapporto diretto, vero, quasi familiare. La semplicità delle materie prime casertane è il suo riscatto personale nei confronti della vita.

La pizzeria I Masanielli: dove tutto è cominciato
Prima di parlare di Milano, bisogna capire e partire da Caserta. La storica Pizzeria I Masanielli è molto più di una pizzeria: è un manifesto culturale, un atto d’amore verso un territorio spesso sottovalutato, un luogo dove la tavola diventa trampolino di lancio per un tuffo nella storia gastronomica del casertano. I menu raccontano storie attraverso le pizze, come immaginari Cicerone che guidano i clienti in un viaggio fatto di tradizione popolare e ingredienti ricercati, spesso DOP, IGP o da Presidio Slow Food. I numeri parlano da soli: 700 coperti al giorno nei giorni feriali, fino a 1.000 tra pranzo e cena il sabato, anche grazie all’asporto che è stato, storicamente, il cuore pulsante del progetto. “Nel 2001 abbiamo iniziato con un negozio grande come la cucina a vista dove ci sono i forni qui a Milano — racconta Martucci — e l’asporto era il core business. Ero affezionato a quella formula: era il pony express ad ‘aggiustarmi’ la pizza prima che arrivasse al cliente”. Da quel piccolo laboratorio artigianale alla macchina gastronomica da mille coperti il passo è stato lungo, ma ogni tappa è stata segnata da riconoscimenti: Pizzaiolo dell’anno 2023 per 50 Top Pizza Italia, Gran Maestro dell’Impasto 2023 per il Gambero Rosso, secondo posto con 96 punti e undicesimo posto nazionale nella guida 50 Top Pizza 2025, con un ragguardevole trentesimo posto mondiale. Dal 2022, I Masanielli è certificata Carbon Neutral: energia rinnovabile, materiali compostabili, tovagliette in fili d’erba, detergenti ecologici. E poi la pizza Mangiafoglia Rainbow, vero atto politico-ambientale travestito da piatto: il suo acquisto ha contribuito alla piantumazione di oltre tremila alberi nel mondo e alla compensazione delle emissioni di CO₂ attraverso cofinanziamenti di parchi eolici in Brasile, un parco solare in Marocco, forniture di acqua pulita in India e in Laos. Premio Sostenibilità Ambientale di 50 Top Pizza 2022 come sigillo di un impegno concreto e certificato.

La sfida milanese, senza svendere l’anima
La differenza tra espandersi e crescere è sottile ma fondamentale, e Sasà Martucci la conosce bene. “Caserta è consolidata — spiega — e questo mi permette di fare questo nuovo step”. Ma attenzione: non si tratta di franchising, categoria che Martucci rifiuta. Il locale in via Gessi a Milano è un format a sé, con il suo nome come insegna e come promessa. È il primo passo di un percorso che, nelle ambizioni del pizzaiolo-imprenditore, porterà il marchio Sasà Martucci in giro per il mondo: Svizzera, Arabia Saudita, Stati Uniti, nell’arco di tre anni.
La filosofia è diversa dall’espansione replicata: “Facciamo scouting per sviluppare chi ha un potenziale enorme” dice Martucci, suggerendo un modello di crescita basato sulla qualità delle persone più che sulla moltiplicazione dei format. In questo senso, l’apertura meneghina è anche una sfida al sistema: dimostrare che una pizzeria d’autore può mantenere la propria identità anche lontana dalla terra d’origine, senza svendere l’anima in nome della scalabilità.
A questo progetto si affianca una partnership inedita e per certi versi cinematografica: quella con Marcelo Brozović, calciatore dell’Al Nassr ed ex capitano dell’Inter. L’incontro è stato reso possibile dalla famiglia d’Agostino, da sempre vicina al campione croato. Al timone della joint venture c’è Guido d’Agostino come manager operativo coadiuvato dal figlio Andrea, con l’ambizione di consolidare il sodalizio nel tempo attraverso nuove aperture internazionali. Un incrocio di mondi — il pallone e la pizza — che in Italia suona quasi come destino.

Maiolica e legno d’ebano: l’eleganza è servita
Aprire a Milano significa misurarsi con un pubblico esigente, raffinato, abituato a contesti di design curati. La risposta di Martucci è un locale da circa 90 coperti — destinati a diventare 90-120 con la bioclimatica esterna — pensato come pizzeria elegante in cui lo stile nasce dalla forza dei materiali e dal loro equilibrio, senza ricorrere a decorazioni superflue. Come un buon impasto, che non ha bisogno di fronzoli per esprimere la propria qualità.
Il cuore del locale è il bancone pizzeria, rivestito in maioliche verdi e bianche che richiamano la tradizione mediterranea in chiave contemporanea, affacciato su quattro forni: due a legna per le pizze classiche, uno elettrico dedicato al senza glutine e uno a nastro — arrivato direttamente da Caserta la mattina dell’apertura — per le pizze in tre cotture. L’ebano domina arredi e boiserie come cifra materica dominante, mentre i pavimenti in ceramica lucida scura amplificano la luce e rafforzano il senso di continuità. Pareti e soffitti trattati con vernici metalliche in gradazione avvolgono l’ambiente in un’atmosfera sofisticata, arricchita da inserti in tessuto retroilluminato che diffondono una luce morbida e sensoriale.
La sala si articola per accogliere diverse modalità di esperienza, includendo una zona privé raccolta e riservata, delimitata da una vetrata e definita da boiserie lignee. La palette cromatica privilegia marroni, verdi e tonalità ispirate alla terra e al paesaggio mediterraneo, in una coerenza estetica rigorosa che trasforma l’architettura in parte integrante del racconto. Il dialogo tra legno, maioliche, metalli e superfici lucide e opache crea un gioco misurato di texture e riflessi, elegante senza essere freddo, contemporaneo senza rinnegare la tradizione.






La pizza come alta cucina. Anche stellata
Parlare di pizza con Sasà Martucci è come ascoltare un compositore descrivere una sinfonia: ogni elemento ha un ruolo preciso, ogni scelta è ponderata, ogni variazione serve a costruire un equilibrio superiore. L’impasto — il suo impasto — è il risultato di anni di ossessione: alta idratazione (82-83%), lunga lievitazione e un blend di farine dove “una ti dà la friabilità, una la scioglievolezza, una la fragranza”. Il risultato è una pizza leggera, digeribile, capace di reggere condimenti complessi senza cedere né sopraffarli.
A Milano la carta è identica a pranzo e cena, e include i grandi classici che hanno reso riconoscibile il suo stile: dalla Margherita Casertana alla Cinque Formaggi, dai Quattro Latti alla Carabiniera e al Calzone fritto ricotta e salame. Poi le pizze in tre cotture, come la Provola e Pepe Esplosiva, che hanno segnato un capitolo fondamentale nella storia recente della pizza italiana. E l’impasto di segale, dedicato al territorio del Matese — fatto con farina di segale Slow Food, patata di Lechino, olio del territorio — che racconta un paesaggio intero attraverso un morso.
Tra le novità milanesi spiccano sette pizze pensate esclusivamente per la sede lombarda. Su tutte, la Milano Why Not: base Fior di latte, Brasato di Ossobuco, Crema di Riso allo Zafferano e una rivisitazione della Cremolada meneghina a base di Aglio, Prezzemolo e Limone. Un omaggio alla cucina della città ospitante, pensato con rispetto e non con condiscendenza. Accanto, la Quadro Vegetale con creme vegetali, Tofu marinato agli Agrumi e Chips di verdure, interpreta in chiave contemporanea il linguaggio vegetale.
La domanda sulle stelle Michelin alle pizzerie trova Martucci riflessivo e lucido: “Benvenga! La pizzeria non è più la semplice pizzeria di una volta. Ad oggi la pizza è cucina nel senso più vero della parola, è sperimentazione. La pizza è come una tela bianca: sta a te riempirla con farciture, ingredienti, tecniche, consistenze e cotture”. Una difesa appassionata della complessità di un prodotto che il grande pubblico fatica ancora a percepire come haute cuisine, ma che nei fatti lo è già.






Non solo pizza: la cucina e i vini
Milano non è solo pizza: il locale di via Gessi offre a pranzo un menu di cucina pensato come naturale estensione della visione gastronomica di Martucci. Protagonisti i prodotti campani, valorizzati in piatti come i tagliolini con le vongole e tartufo, il polpo al vapore e arrosto con pancetta cotta a bassa temperatura e patate all’Aglianico, o il crudo di ricciola con tarallo, datterini, pesto alle erbe e stracciata di bufala. Un dialogo costante tra Campania e Milano, tra la generosità del Sud e la precisione del Nord.
Non mancano proposte vegetariane coerenti e contemporanee, come L’orto in tavola e gli spaghetti di Gragnano al salto in versione veg. La dimensione inclusiva — che si estende anche alle opzioni senza glutine e senza lattosio — è parte integrante della filosofia: “Ad oggi devi cercare di accontentare richieste diverse — spiega Martucci. Per questo abbiamo una zona ad hoc per cucinare le pizze senza glutine, per evitare contaminazioni che con la farina come ingrediente base è sempre incombente”.
La carta dei vini firmata dalla sommelier Giovanna Orciuoli è il sigillo di un progetto che non vuole lasciare nulla al caso. Oltre cento etichette, articolate per valorizzare ogni abbinamento con pizze e piatti: ampio spazio ai vini campani — bianchi, rosati e rossi — affiancati da una selezione accurata delle principali regioni italiane e da incursioni internazionali che includono Francia, Slovenia e Nuova Zelanda. Spumanti e Champagne presidiano il segmento delle bollicine, mentre una Falanghina dei Campi Flegrei, espressione autentica di terreni vulcanici affacciati sul mare a nord-ovest di Napoli, rappresenta il trait d’union perfetto tra la radice campana del progetto e la sua proiezione cosmopolita.


Dalla Campania al pianeta: la lievitazione di un sogno
Come anticipato, quella di via Gessi è solo la prima casella di un disegno molto più ampio. Nei piani di Martucci, entro tre anni, il marchio Sasà Martucci sarà presente in Svizzera, Arabia Saudita e negli Stati Uniti. Non con la logica del franchising che non si addice a una proposta così articolata, ma con un modello che è al contempo sviluppo di business e ricerca di talenti con potenziale su cui investire, abbinando l’expertise di Martucci e di chef quotati per andare all’estero con qualcosa di veramente accattivante. Un’apertura internazionale pensata come un blend di competenze, esattamente come l’impasto di Sasà: ogni elemento porta qualcosa che gli altri non hanno.
Il team del locale milanese conta 18 persone, con una squadra mista tra personale reclutato sul territorio lombardo e collaboratori portati da Caserta. In occasione dell’opening, il team milanese è stato affiancato dagli storici direttori di sala Sergio Macchiarella e Giovanni Cuscinà e i loro collaboratori, arrivati dal ristorante casertano per garantire (anche) il trasferimento dell’identità di servizio. Martucci si dividerà tra Caserta e Milano, come un pendolare d’eccellenza che non rinuncia né all’una né all’altra delle sue … creature.
In fondo, quella del ragazzo di Caserta che mangiava a lume di candele e oggi apre sotto le luci scintillanti della Milano olimpica, è una storia che ha ancora molti capitoli da scrivere. E qui il cerchio si chiude, perché ogni capitolo, come ogni pizza, inizia con un impasto che si guarda girare come fosse panna (che) monta(ta): con pazienza, con amore, con la certezza che — se fai le cose bene — la lievitazione arriva sempre. E sarà sempre migliore.





