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Una notte sola, irripetibile. Il Caruso Nuovo Bistrot del Grand Hotel et de Milan si è trasformato in uno chalet d’alta quota nel cuore del Quadrilatero della Moda, celebrando lo spirito delle Olimpiadi invernali con bollicine, musica e un’atmosfera capace di fondere l’eleganza urbana con il richiamo della montagna. Gennarino Esposito, Maison Perrier-Jouët, FIAT: una serata da racconto

di MLA

Quando Milano sale in quota: ci sono serate che restano impresse nella memoria di una città come incisioni su ghiaccio — precise, luminose, destinate a sciogliersi lentamente nel ricordo. La notte del 17 febbraio 2026 è stata una di queste. Mentre gli atleti italiani, tra Milano e le location alpine in Valtellina e Cortina davano il meglio di sé durante le Olimpiadi di casa, riempiendo di allori sportivi e di storie personali da brividi le cronache, il Caruso Nuovo Bistrot, ristorante del Grand Hotel et de Milan, ha smesso per una notte di essere se stesso — o forse, più esattamente, ha scelto di diventare qualcosa di più: lo Chalet Caruso, un rifugio alpino di rara raffinatezza calato nel cuore pulsante del Quadrilatero della Moda.

L’occasione era doppiamente speciale: da un lato lo spirito vibrante delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, che in questi giorni hanno restituito alla città una carica di entusiasmo collettivo raro da trovare; dall’altro la vocazione storica di un luogo — il Grand Hotel et de Milan di via Alessandro Manzoni — che dal 1863 sa come trasformare ogni serata in un evento memorabile. Fondato in quello stesso anno in cui Milano iniziava a sognare di diventare capitale industriale e culturale d’Italia, l’albergo è stato testimone di tutto: Giuseppe Verdi vi visse per ventisette anni, componendo tra queste stanze le arie di Otello e Falstaff; Maria Callas era affezionata alla camera 114; e fu proprio qui, nella camera 306, che un giovane Enrico Caruso incise per la prima volta l’opera che lo consacrò prima superstar della musica moderna. Non a caso, il bistrot porta il suo nome.

Slitte, bob, sci e bollicine: l’après-ski in chiave milanese

Per una notte, gli interni eleganti del Caruso Nuovo Bistrot si sono vestiti di atmosfere d’alta quota. Luci soffuse, dettagli ispirati alla montagna — slitte, bob, sci, ghiacciaie — hanno ricreato un après-ski dal sapore cinematografico, dove il lusso non si è mai trasformato in kitsch ma ha mantenuto quella leggerezza raffinata che solo i grandi interpreti dell’ospitalità sanno dosare con precisione. Il DJ set di Leo Tolu ha cucito insieme mondanità urbana e suggestioni alpine in un equilibrio sonoro che ha accompagnato la serata senza mai sovrastarla.

L’evento ha incarnato alla perfezione quella filosofia di ospitalità totale che da tre generazioni la famiglia Bertazzoni-Mancino imprime al Grand Hotel et de Milan. Daniela Bertazzoni, vera anima dell’hotel di cui si occupa dal 1970, è la stessa persona che anni fa, seduta a un tavolo della Torre del Saracino, conobbe Gennaro Esposito e iniziò con lui una conversazione destinata a diventare un progetto gastronomico di lungo respiro.

Gennarino Esposito: il cuoco che porta il Mediterraneo sotto la Madonnina

La figura di Gennarino Esposito — come lo chiamano con affettuosa confidenza colleghi e appassionati — è inseparabile dalla storia recente del Caruso Nuovo Bistrot. Nato nel 1970 a Vico Equense, sulla penisola Sorrentina, con alle spalle una famiglia di mezzadri e un Golfo di Napoli come orizzonte quotidiano, Esposito è oggi uno degli chef italiani più rappresentativi, titolare di due stelle Michelin alla sua Torre del Saracino e ideatore di Festa a Vico, la celebrazione gastronomica che ogni anno raduna nelle strade del suo paese cinquantamila visitatori e decine di chef da tutto il mondo.

La sua presenza al Grand Hotel et de Milan nasce da una storia di amicizia e valori condivisi. Esposito racconta di una visione molto chiara e attenta dell’ospitalità da parte dei Bertazzoni: gli hanno dato fiducia sul fronte della gastronomia e insieme hanno realizzato un bistrot dove Milano e la Costiera vanno a braccetto in un luogo straordinario fatto di storia e opere d’arte. La cucina italiana, aggiunge, lo emoziona da sempre perché mostra come il nostro paese sia sempre stato all’avanguardia, anche nei tempi più difficili.

La proposta gastronomica quotidiana del Caruso Nuovo Bistrot — affidata all’executive chef Francesco Potenza, campano di Torre Annunziata, classe 1989, con un curriculum che spazia dal Villa Franca di Positano all’hotel Quisisana di Capri — è un dialogo continuo tra tradizione napoletana e identità milanese: lo Spaghetto al pomodoro del Vesuvio accanto al Risotto allo zafferano, la Cotoletta che convive con il Gattò di patate, il Rustin negàa che Esposito dice di aver scoperto proprio qui a Milano e di aver fatto proprio come uno dei cavalli di battaglia del bistrot. Uno scambio culturale che avviene nel piatto, ogni giorno, con la naturalezza di chi non ha nulla da dimostrare.

Dimorestudio e l’arte degli interni: classicità che abbraccia il cosmopolita

Gli spazi in cui si è svolta la serata Chalet Caruso sono stati rinnovati dallo studio milanese Dimorestudio, tra le realtà di architettura e design d’interni più celebrate a livello internazionale. Il risultato è un ambiente eclettico dove il carattere storico della struttura — ricca di testimonianze della Milano classicista — si intreccia con elementi nuovi e cosmopoliti, scelti attraverso un attento percorso di ricostruzione storica. Classicità e contemporaneità che giocano tra loro, come recita la filosofia stessa del bistrot: un luogo dove ci si sente a casa e al tempo stesso fuori dal tempo ordinario.

La veranda con dehors che si affaccia sulla piazzetta Croce Rossa, all’angolo tra via Manzoni e via dei Giardini, è uno degli angoli più amati dai milanesi per un pranzo lento o una cena conviviale. Durante la serata olimpica, questo spazio ha acquisito una nuova dimensione: non più solo un dehors urbano, ma un avamposto alpino di sofisticata bellezza.

Partner d’eccezione: Perrier-Jouët e la nuova FIAT 500 Hybrid

La serata Chalet Caruso ha brillato anche grazie alla presenza di partner che ne hanno amplificato l’aura di esclusività. Maison Perrier-Jouët ha accompagnato gli ospiti con una selezione delle sue cuvée più raffinate, espressione di oltre due secoli di savoir-faire francese, caratterizzate da un’eleganza floreale che ha dialogato perfettamente con l’atmosfera della serata: bollicine come fiori di campo sulla neve, effimere e memorabili.

Il brand FIAT ha partecipato con la nuova 500 Hybrid, icona del design italiano reinterpretata in chiave di mobilità sostenibile e contemporanea — un simbolo che, come il Grand Hotel et de Milan, porta con sé la storia di un’epoca e la scommessa sul futuro. Due eccellenze nazionali che si sono trovate a celebrare, insieme, la stagione olimpica di una città in grande forma.

Il Grand Hotel et de Milan: 160 anni di storia viva

Membro di The Leading Hotels of the World e insignito di due chiavi Michelin, il Grand Hotel et de Milan dispone di 95 camere e suite iconiche dedicate a personaggi celebri, oltre ai due ristoranti — il Caruso Nuovo Bistrot e il raffinato Don Carlos, omaggio a Giuseppe Verdi — e al leggendario Gerry’s Bar, dove Luchino Visconti e Richard Burton trovavano l’atmosfera giusta. Cinque stelle di lusso che non sono mai diventate una gabbia dorata, ma sono rimaste uno spazio di vita autentica, di incontri reali, di cultura viva.

Lo Chalet Caruso è durato una notte. Ma certe notti, nelle città che sanno sognare, lasciano tracce più profonde, che durano nel tempo.

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