Nel cuore del Mercato Centrale, diciassette giorni di cocktail coreani e ostriche al kimchi celebrano le Olimpiadi Invernali con un dialogo gastronomico senza precedenti tra Italia e Corea del Sud. Un tram brandizzato attraversa Milano raccontando questa storia di contaminazione virtuosa, mentre aT Center Paris e Bistrot Pedol scrivono un nuovo capitolo della mixology internazionale con il mixologist Diego Ferrari
di M.L.Andreis
Come un calice sollevato in segno di brindisi unisce mondi lontani, così l’incontro tra soju e Negroni, tra makgeolli e Spritz, diventa metafora perfetta di un dialogo culinario che travalica oceani per unire tradizioni. Dal 6 al 22 febbraio, Mercato Centrale Milano si trasforma nel palcoscenico privilegiato di una sperimentazione che non conosce confini geografici, solo sapori da esplorare e culture da intrecciare. Ugo Cosentino, patron visionario del gruppo Pedol e CEO di una realtà che dal 1929 porta il mare sulle tavole milanesi, ha accolto con entusiasmo questa iniziativa promossa dalla Korea Agro-Fisheries & Food Trade Corporation.

“Siamo particolarmente onorati di accogliere all’interno di uno dei nostri locali questa iniziativa, ideata per coniugare la nostra identità, fondata sulla semplicità e l’eccellenza della tradizione ittica italiana, con un’apertura verso nuovi sapori e abbinamenti che possano sorprendere e creare aggregazione di cultura ed esperienze gastronomiche innovative”, dichiara Cosentino, il cui percorso imprenditoriale – dall’amministrazione delegata di Pfizer Italia alla ristorazione d’eccellenza – rappresenta già di per sé una contaminazione tra mondi apparentemente distanti. Dal 2012, quando rilevò la storica Pescheria Pedol del mercato di Piazza Wagner, Cosentino ha trasformato una bottega storica in un brand innovativo, mantenendo intatta l’anima artigianale che da quasi un secolo caratterizza questo nome illustre sul palcoscenico culinario meneghino.
La diplomazia del gusto che passa per lo shaker
Quando Min Hyoung Chun, direttrice di aT Center Paris – braccio europeo della Korea Agro-Fisheries & Food Trade Corporation, ente governativo del Ministero dell’Agricoltura della Repubblica di Corea – ha immaginato questa collaborazione, sapeva di voler tessere una trama più complessa del semplice evento promozionale. Con oltre 30 progetti annuali dedicati all’espansione del food coreano in Europa e una presenza in 18 Paesi attraverso uffici strategici, aT Center Paris rappresenta l’avanguardia della diplomazia gastronomica asiatica nel Vecchio Continente.



“Siamo entusiasti di lanciare questa iniziativa innovativa in collaborazione con il bartender Diego Ferrari e Bistrot Pedol al Mercato Centrale Milano, in occasione delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Questa fusione creativa tra spirits coreani come soju e makgeolli e cocktail italiani classici rappresenta un ponte perfetto tra le nostre culture gastronomiche, promuovendo il K-Food in Italia”, afferma Min Hyoung Chun. L’evento non è isolato: si inserisce in una strategia più ampia che ha già visto aT Center Paris protagonista al SIAL Paris, con 76 marchi alimentari coreani presentati, e alla K-Food Fair, dove 302 affari per 46 milioni di dollari sono stati conclusi con buyer europei.
L’arte degli equilibri (low) alcolici
Diego Ferrari (in foto apertura al centro) non è un mixologist qualunque. Pioniere del movimento low alcohol in Italia, autore del libro premiato ai Gourmand International Awards come World Best Book, creatore del gruppo Facebook Cocktail Art con oltre 30.000 immagini condivise da bartender di tutto il mondo, Ferrari ha trasformato un limite in opportunità. Nel 2014, quando come bar manager della Rotonda Bistro – all’interno del MUBA, Museo dei Bambini di Milano – dovette creare una carta cocktail esclusivamente sotto i 21 gradi alcolici, non si arrese: sperimentò, studiò, innovò. Oggi quella necessità è diventata un movimento globale, e Ferrari è riconosciuto come uno dei 100 personaggi più influenti dell’industria bar secondo Drinks International Magazine.

“Adoro la cultura food and drink coreana ed è stato un onore reinterpretare icone della mixology internazionale e italiana come Negroni, Spritz e Martini con ingredienti coreani di alta qualità, creando cocktail fusion come il Fresh Negroni al soju o il Korean Spritz al makgeolli, perfetti da abbinare ai piatti di Bistrot Pedol”, commenta Ferrari, il cui approccio alla miscelazione rivela una filosofia: ogni drink deve essere un equilibrio tra accessibilità e sofisticazione, tra tradizione e sperimentazione. Gli spirits coreani – dal soju Jinro Chamisul Fresh al makgeolli fermentato, passando per il vino di lamponi – diventano nelle sue mani strumenti per raccontare storie nuove attraverso il linguaggio universale del gusto.
Mare del Nord chiama, Mar del Giappone risponde
Se i cocktail rappresentano il preludio liquido di questa sinfonia culinaria, i piatti sono la composizione principale. Ed è qui che entra in scena Franck Businelli (in foto apertura a dx), chef bretone trapiantato a Milano, Maître Cuisinier de France – prestigioso titolo conferito dall’Association des Maîtres Cuisiniers de France che riunisce l’élite della cucina francese. Con oltre 40 anni di esperienza, di cui 21 trascorsi in ristoranti stellati Michelin, Businelli è l’architetto di quella “Bretagna a Milano” che ha reso celebre Bistrot Pedol attraverso i suoi plateaux di frutti di mare degni della Costa Azzurra.

“La semplicità è l’eccellenza portata all’essenza”, ama ripetere Businelli, la cui formazione all’École Hôtelière de Paris e le esperienze nelle cucine stellate come l’Archestrate di Alain Senderens (3 stelle Michelin) lo hanno reso maestro nell’esaltare la materia prima senza sovrastarla. Per questo progetto ha collaborato con Sun Young Koo (in foto apertura a sin.), chef coreana che da 19 anni vive in Italia e che attraverso il suo progetto Needle & Cooker ha fatto della contaminazione culturale una missione. Sun Young, originaria di Daegu, arrivò in Italia per studiare design e moda a Firenze, ma fu la cucina a conquistarla definitivamente. Docente dell’Istituto Culturale Coreano, chef del Consolato a Roma, esperta della “cucina dei cinque colori” – quella filosofia che vede nell’equilibrio cromatico e nutrizionale del piatto un’armonia superiore – Sun Young ha portato a Businelli la conoscenza profonda degli ingredienti fermentati che sono l’anima del K-Food.
Quando il kimchi incontra l’ostrica
Dal loro sodalizio nascono creazioni che sono ponti sensoriali tra continenti: l’ostrica al kimchi, dove la delicatezza iodati del mollusco incontra l’acidità piccante del cavolo fermentato; il tonno scottato con crema di doenjang, pasta di soia fermentata che aggiunge profondità umami alla carne rosata del pesce; la tartare di tonno e kimchi, contrasto perfetto tra freschezza marina e vivacità vegetale; le capesante scottate con salsa chogochujang, dove il gochujang – pasta di peperoncino fermentato – si addolcisce con aceto e zucchero diventando accompagnamento sublime per la dolcezza naturale dei pettinidi.

Questi piatti non sono meri esperimenti fusion: sono traduzioni culinarie, dove due lingue gastronomiche si parlano rispettandosi reciprocamente. Come in un haiku giapponese dove ogni sillaba conta, così in questi abbinamenti ogni ingrediente ha il suo spazio, la sua ragione, il suo momento di espressione. Il pesce fresco della Pescheria Pedol – quella stessa che dal 1929 Angelo Pedol ritirava personalmente con il carretto alla Stazione Centrale – incontra le fermentazioni secolari della tradizione coreana in un dialogo che parla al palato e all’anima.



Milano in movimento: un tram che si chiama contaminazione
A supporto di questa iniziativa, le strade di Milano sono attraversate da un tram interamente brandizzato che nei mesi di gennaio e febbraio diventa ambasciatore mobile dell’evento. Non è solo pubblicità: è storytelling urbano, è la città che si fa narratrice di un incontro culturale, è il movimento – letteralmente – che porta il messaggio della contaminazione culinaria nei quartieri, nelle piazze, lungo i binari della quotidianità milanese. Un veicolo che diventa veicolo di cultura, metallico testimone di come il cibo possa unire popoli e tradizioni.

La carta dei drink: sei storie in sei bicchieri
Il Fresh Negroni apre il viaggio: il classico milanese incontra il soju Jinro Chamisul Fresh, risultando più delicato, accessibile, quasi sussurato rispetto al grido deciso dell’originale. È il Negroni che potrebbe bere chi solitamente dice “troppo amaro per me”, eppure mantiene quella complessità che rende grande questo cocktail.
Il Korean Paloma prende il famoso drink messicano e lo veste di elementi asiatici, creando una freschezza agrumata che sembra condensare l’essenza stessa dell’estate anche in pieno febbraio olimpico.
Nel Korean Appletini, la mela diventa protagonista assoluta in una versione equilibrata e fruttata dell’Apple Martini, dove l’innovazione sta proprio nell’uso sapiente degli spirits coreani che regalano sfumature inedite a un classico moderno.
Il Golden rappresenta l’inclusività: analcolico, dorato, fruttato, perfetto per chi cerca l’esperienza del bere bene senza alcol, dimostrando che la mixology è arte democratica.
Il Korean Spritz è forse la sintesi più audace: makgeolli – vino di riso fermentato dalla consistenza lattea – incontra bollicine italiane e vino di lamponi coreano. È Venezia che balla con Seoul, è l’aperitivo che diventa ponte sospeso tra Laguna e Fiume Han.
Infine il Soju Martini: elegante, meno alcolico del classico grazie al soju che sostituisce il gin, mediamente secco e tremendamente sofisticato. È il James Bond che impara il coreano senza perdere la sua britishness.
Diciassette giorni per cambiare prospettiva
Dal 6 al 22 febbraio, ogni sera dalle 19 alle 20.30, il Bistrot Pedol diventa laboratorio di possibilità. I cocktail sono gratuiti – sì, gratuiti – perché l’intento non è commerciale ma culturale: far conoscere, far assaggiare, far innamorare il pubblico italiano di spirits che spesso restano confinati nei ristoranti etnici o nei negozi specializzati come Pacmall.it, dove sono comunque facilmente reperibili online.
Chi desidera può accompagnare i drink con i piatti fusion, acquistabili e degustabili ai tavoli del bistrot, dove il banco del pesce lungo 12 metri – il più lungo d’Europa secondo molte fonti – fa da scenografia spettacolare a questa esperienza sensoriale. L’ambiente è quello tipico del Mercato Centrale: industrial chic, internazionale, vibrante di quella energia cosmopolita che solo un hub gastronomico a pochi passi dalla Stazione Centrale può avere.

“Da sempre all’interno del Bistrot Pedol di Mercato Centrale accogliamo tanti clienti provenienti da ogni parte del mondo e ci rende particolarmente orgogliosi poter rappresentare un hub per i nostri amici coreani in occasione di un evento importante come la Milano-Cortina”, conclude Cosentino, evidenziando come il locale sia già naturalmente vocato all’incontro tra culture.
Oltre l’evento: una visione in espansione
Questa collaborazione non è episodio isolato ma tassello di un mosaico più ampio. Bistrot Pedol continua la sua espansione – dopo il Mercato Centrale e la riapertura a Piazza Wagner, sono in programma aperture a Rapallo, Bolzano (nel nuovo WaltherPark di Mercato Centrale) e Lambrate – portando ovunque questa filosofia di pescheria con cucina dove la freschezza della materia prima incontra la sapienza della preparazione.
aT Center Paris, dal canto suo, prosegue la sua missione di portare il K-Food in Europa attraverso eventi, collaborazioni, presenza nelle grandi fiere internazionali. Il kimchi conquista gli scaffali di Carrefour e Monoprix, i ristoranti coreani si moltiplicano nelle capitali europee, i fermentati tradizionali attirano l’attenzione dei nutrizionisti per i loro benefici probiotici.
E Diego Ferrari continua a dimostrare che il low alcohol non è limitazione ma liberazione, che bere bene significa bere consapevolmente, che la mixology del futuro passa attraverso l’equilibrio più che attraverso la gradazione.

Il gusto delle Olimpiadi per l’ibridazione
Le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 non sono solo sport: sono occasione di incontro, celebrazione della diversità, dimostrazione che l’eccellenza nasce spesso proprio dall’ibridazione. Come uno sciatore che scende lungo una pista tracciando la sua personale interpretazione della curva perfetta, così questi diciassette giorni di aperitivi fusion tracciano una possibile via per la gastronomia contemporanea: rispetto delle tradizioni sì, ma unito a coraggio nell’innovazione e apertura verso l’altro.
In fondo, cosa c’è di più olimpico di questo spirito? Lo stesso che anima gli atleti quando gareggiano sotto la stessa bandiera pur venendo da continenti diversi, lo stesso che fa battere i cuori quando culture differenti si riconoscono nell’universalità del talento e della passione. Solo che qui, invece della medaglia, si vince un sorso di Korean Spritz accompagnato da un’ostrica al kimchi. E forse, questo è già sufficiente per gridare: “Citius, Altius, Fortius… – e, perché no?, anche Delizius”.




