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La pizza napoletana non è solo un piatto iconico: è un impero economico da 15 miliardi di euro. L’Osservatorio Socio-Economico presentato in occasione del World Pizza Day rivela numeri sorprendenti: 50mila pizzerie, 300mila addetti e 8 milioni di pizze sfornate ogni giorno. Ma dietro il successo si nasconde un grosso gender gap: solo il 2% dei pizzaioli è donna

Come un antico rito che attraversa generazioni senza perdere fascino, la pizza napoletana continua a scrivere capitoli della sua leggenda. Non più semplice alimento ma fenomeno culturale ed economico che ha conquistato il pianeta, questa specialità partenopea rappresenta oggi uno dei pilastri dell’industria alimentare italiana. I numeri presentati dall’Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana – nato dalla collaborazione tra Università degli Studi di Napoli Parthenope, dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-DSU), Associazione Verace Pizza Napoletana e Fipe Confcommercio Regione Campania – testimoniano l’impatto straordinario di questo prodotto sul tessuto economico nazionale.

Un business che vale quanto un tesoro

Secondo Salvatore Capasso, Direttore del Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale, l’Osservatorio nasce per dare continuità all’analisi di un patrimonio produttivo, culturale e sociale di straordinaria rilevanza, dove dati e ricerca servono non solo a misurare ma a orientare politiche, formazione e scelte imprenditoriali in un settore che unisce tradizione e futuro. Il comparto può vantare oltre 50mila pizzerie attive secondo i dati Fipe-Confcommercio, che danno lavoro a più di 300mila persone. Ogni giorno nel Belpaese vengono sfornate oltre 8 milioni di pizze, trasformando una ricetta centenaria in un motore economico inarrestabile.

La democrazia del gusto ha un prezzo

Eppure, nonostante l’inflazione galoppante e l’aumento vertiginoso dei costi delle materie prime – con mozzarella e olio in testa – la Margherita rimane sorprendentemente accessibile. Il prezzo medio nazionale si attesta sui 7,04 euro, con variazioni territoriali che raccontano la geografia economica del Paese: 6,74 euro a Napoli, 6,72 al Sud, 7,46 al Centro e 7,66 al Nord. Un divario contenuto che l’Indice Pizza Napoletana Margherita (IPNM) sintetizza eloquentemente: 99,68 al Sud, 110,63 al Centro, 113,70 al Nord, prendendo come riferimento il prezzo partenopeo.

Il miracolo della resistenza ai rincari

Come alchimisti moderni, i pizzaioli italiani stanno compiendo un prodigio quotidiano: assorbire i costi crescenti per non tradire il patto di accessibilità con i consumatori. L’Osservatorio rivela che nell’ultimo anno il prezzo della Margherita ha registrato solo un lievissimo incremento: da 0,01 a 0,50 euro per il 31,30% degli intervistati, da 0,51 a 1 euro per il 22,90%, da 1,01 a 1,50 euro per l’11,50%, mentre il 14,60% non ha applicato alcun aumento. Antonio Pace, presidente AVPN, sottolinea che la pizza Napoletana Margherita resta l’ultimo baluardo della cucina democratica, con i pizzaioli che stanno assorbendo i costi per non tradire l’accessibilità.

Il divario di genere dietro il banco

Ma l’Osservatorio accende anche un faro necessario su un paradosso del settore: il divario di genere dietro il banco. Pace evidenzia che vedere solo il 2% di chi sta al forno essere donna, a fronte di una presenza femminile massiccia nella proprietà e nel management, dice che occorre rompere un muro culturale. La maestria artigiana riconosciuta dall’UNESCO non ha genere e il futuro del comparto passa inevitabilmente per una maggiore inclusione delle donne nel ruolo di pizzaiola, superando i vecchi modelli familiari che hanno finora limitato questo accesso.

Numeri che raccontano un’Italia al femminile (a metà)

La sezione specifica dedicata al ruolo della donna nel comparto pizza evidenzia luci e ombre: se la presenza femminile è forte nella proprietà (38,5%) e nella gestione della sala (50,5%), la professione di pizzaiola resta un’eccezione che conferma la regola, fermandosi appunto al 2%. Un dato che stride con l’evoluzione di molti altri settori della ristorazione e che chiama l’intero comparto a una riflessione profonda sul valore dell’inclusione.

Tradizione e futuro impastati insieme

La pizza napoletana continua dunque a essere simbolo di Napoli e bandiera del mangiare semplice e bene. Un piatto salutare ed economico che attraversa le generazioni mantenendo intatto il suo fascino, ma che oggi si trova di fronte alla sfida di rinnovarsi anche nei suoi protagonisti, aprendo le porte del forno a tutte le mani capaci di impastare con passione e maestria, indipendentemente dal genere.

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