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Il 18 dicembre 2025 ha debuttato sotto la Madonnina Spiga, il ristorante firmato da Fulvio Pierangelini presso The Carlton Hotel a Milano, un Rocco Forte Hotel. Quaranta coperti, cucina libera e sorprendente guidata dallo Chef Luigi Nastri e dalla Cheffe pâtissière Soccorsa Faienza, opere di Georg Baselitz, interior design di Olga Polizzi. La normalità diventa manifesto: oltre le mode, verso l’essenza

“La normalità è la tregua dopo la tempesta”: con queste parole Fulvio Pierangelini introduce Spiga, il suo nuovo progetto milanese che ha aperto le porte il 18 dicembre presso The Carlton, un Rocco Forte Hotel. Non è falsa modestia né provocazione fine a se stessa. È il manifesto di chi ha attraversato mille stagioni in cucina e sceglie di tornare all’origine, spogliandosi dei vezzi contemporanei per riabbracciare l’essenza.

In un’epoca dove ogni piatto ambisce a diventare installazione artistica e ogni chef si trasforma in performer, Pierangelini compie il gesto più radicale: sottrarsi al teatro culinario per concentrarsi sulla sostanza. Spiga – il nome evoca sia la via simbolo della Milano elegante sia la spiga di grano, materia prima primordiale – incarna questa filosofia di “ricercata normalità” dove semplicità e complessità tecnica convivono senza ostentazioni.

Luigi Nastri e Soccorsa Faienza: l’eredità che si rinnova

Accanto a Pierangelini, due talenti che incarnano la continuità evolutiva: lo Chef Luigi Nastri, che ha mosso i primi passi in cucina proprio sotto la guida del maestro, e la Cheffe pâtissière Soccorsa Faienza. Non è una brigata assemblata per l’occasione, ma una famiglia culinaria dove l’insegnamento si tramanda senza perdere freschezza.

I piatti raccontano questa alleanza tra tradizione e contemporaneità: “Insalata di triglie e nervetti” – accostamento audace che sfida le categorie consolidate; “Tortelli di zucca burro e parmigiano” – classico che diventa archetipo; “Pesce spada al pepe verde con cicoria ripassata” – dove la semplicità dell’esecuzione nasconde una profonda conoscenza della materia; “Soufflé al panettone, crema al mascarpone” – omaggio milanese che celebra il territorio senza folclore.

Stagionalità come bussola: il menu che respira

La proposta di Spiga rifugge la staticità dei menu scolpiti nel marmo. Dettata dalla stagionalità, la cucina evolve seguendo i ritmi della natura, restituendo piatti leggibili dove la complessità tecnica non si ostenta ma si nasconde dietro apparente semplicità. È l’approccio che Pierangelini ha reso celebre ne Il Gambero Rosso a Forte dei Marmi – trenta anni di gloria che lo hanno portato ai vertici della ristorazione mondiale – e che ora riporta a Milano con maturità ancora maggiore.

La mise en place rispecchia questa filosofia: una tavola senza tempo, insieme sofisticata, artigianale e classica. Niente minimalismo algido né barocco ridondante: l’equilibrio perfetto tra eleganza formale e calore domestico. La selezione di vini spazia in circa trecento etichette, privilegiando grandi produttori italiani con incursioni mirate in Francia, territorio che Pierangelini conosce bene dai tempi dell’apprendistato da Roger Vergé a Mougins.

L’interior: quando design e arte dialogano

Gli spazi di Spiga portano la firma di Olga Polizzi – Vicepresidente e Direttrice del design per Rocco Forte Hotels – in collaborazione con Paolo Moschino e Philip Vergeylen. Linee essenziali accompagnano finiture morbide: pareti, pavimento, selezione tessile degli arredi compongono una palette tradizionale dove verde intenso e rosa creano contrasti raffinati senza stridori.

Ma la vera sorpresa sono le opere di Georg Baselitz, figura chiave del neoespressionismo tedesco, esposte in occasione del debutto. Realizzate a inchiostro su carta tra il 2023 e il 2025, le opere creano un dialogo armonico tra arte, spazio e ospitalità. La selezione è curata da Thaddaeus Ropac, galleria partner incaricata di personalizzare nel tempo il ristorante con proposte che riflettano il programma espositivo della sede milanese di Palazzo Belgioioso. Spiga diventa così non solo ristorante ma galleria vivente, dove l’esperienza gastronomica si intreccia con quella estetica.

Quaranta coperti per un’esperienza intima

Situato al piano dedicato alla socialità di The Carlton, Spiga debutta con la proposta serale per quaranta ospiti. Numeri contenuti che garantiscono attenzione ai dettagli e servizio personalizzato. Da gennaio 2026 il ristorante aprirà anche a pranzo, moltiplicando le occasioni per scoprire questa nuova incarnazione della cucina di Pierangelini.

Quaranta coperti non sono una limitazione ma una scelta: privilegiare la qualità dell’esperienza sulla quantità dei clienti, l’intimità sulla folla, il dialogo sulla serialità. In un’epoca dove i ristoranti diventano cattedrali da trecento posti, Spiga sceglie la cappella privata dove ogni commensale è ospite, non numero.

Fulvio Pierangelini: il cuoco che ha vissuto mille stagioni

Roma, 1953: Fulvio Pierangelini nasce in un’epoca dove la ristorazione italiana stava per intraprendere la sua rivoluzione. Studente universitario costretto a lavorare come manovale, portiere notturno, istruttore di barca a vela, scopre la sua vocazione quasi per caso, avvicinandosi alle cucine durante i mille mestieri della giovinezza. L’apprendistato da Roger Vergé a Mougins – uno degli astri più luminosi della cucina francese – forgia il suo talento innato.

Nel 1980 rileva una modesta trattoria sul porto di Forte dei Marmi: Il Gambero Rosso. Trent’anni dopo, quel locale è leggenda. La celeberrima “Passatina di ceci con gamberi” ha ridefinito i confini della haute cuisine, dimostrando che l’eleganza può nascere da ingredienti umili. L’immancabile “Pasta al pomodoro” in menu conferisce nuovo rispetto a un piatto considerato inadeguato per ristoranti stellati. Pierangelini non cerca la perfezione matematica ma l’essenza: è questo approccio a renderlo amato dalla critica internazionale.

Dal 2009 riveste il ruolo di Creative Director of Food dei bar e ristoranti Rocco Forte Hotels, portando la sua visione in tutta Europa. Ogni ristorante ha identità precisa grazie ai menu che si concentrano su ingredienti e sapori di ogni territorio. Spiga rappresenta il ritorno a Milano – città che conosce bene – con un progetto maturo, libero da pressioni, fedele ai proponimenti di sempre.

La normalità come atto di resistenza

In un panorama gastronomico dove ogni chef ambisce a diventare rockstar e ogni piatto cerca l’effetto Instagram, la “ricercata normalità” di Pierangelini diventa gesto rivoluzionario. Non è regressione ma evoluzione consapevole: la scelta di chi ha già dimostrato tutto e può permettersi il lusso della semplicità.

Spiga non insegue le mode né cerca consensi facili. Propone una cucina tanto classica quanto sorprendente, dove la sorpresa nasce dall’interpretazione personale e dall’esecuzione impeccabile, non da accostamenti bizzarri o presentazioni pirotecniche. È la sintesi dell’approccio italiano alla cucina e alla cura degli spazi: eleganza senza ostentazione, qualità senza arroganza, identità senza folclore.

Milano guadagna un nuovo tempio della ristorazione. Ma a differenza di altri templi, Spiga non chiede adorazione cieca: invita al dialogo, alla scoperta, al piacere condiviso. Perché la vera normalità, quella ricercata e consapevole, è il lusso più raro che un ristorante possa offrire oggi.

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