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Un ristorante con albergo, dove il senso di appartenenza (a un territorio, a una tradizione, a una famiglia) è reso il punto di partenza per aprirsi al mondo, per rimettere in gioco le certezze e sentirsi a casa sperimentando l’“altrove”. Un luogo dove cucina e design si incontrano. E l’eternità guarda al futuro

di Chiara Di Paola

Locanda Confini è un ristorante (con annesso albergo 3 stelle) in piena Riviera del Brenta, tra Dolo e Mira, a metà strada tra Padova e Venezia, che a sua volta è una città sospesa tra terra, mare e laguna: un luogo di confine, che ha saputo interpretare questa sua collocazione “limbica” come una possibilità, per andare oltre i canonici perimetri del gusto e al tempo stesso mettere in comunicazione il mondo della ristorazione con quello dell’accoglienza e del design.

Qui, dove ogni dettaglio è pensato per offrire all’ospite l’occasione di rallentare e vivere un’esperienza di autentico benessere, il tempo sembra fermarsi per lasciare spazio a una sperimentazione che parte dalle reinterpretazione consapevole e rispettosa della tradizione marinara veneta e punta verso la realizzazione di qualcosa di nuovo, ma sempre coerente con la filosofia delle cose fatte bene, con competenza passione. L’obiettivo? Fare della cucina un linguaggio capace di raccontare storie vecchie e nuove, fatte di armonia, accoglienza e legami autentici e di mantenere viva ogni giorno l’eleganza sobria, raffinata e contemporanea, che rende speciale ogni momento. Insomma, Locanda Confini mira a essere molto più di un semplice ristorante, trasformandosi in viaggio e soprattutto in “casa”, il luogo in cui condividere momenti autentici, con qualche raffinatezza in più.

L’araba fenice della Riviera del Brenta

Locanda Confini sorge dove un tempo si trovava Villa Fini, un ristorante storico andato incontro a sorti alterne, con gestioni più o meno fortunate, e infine chiuso definitivamente dopo il tornado che nel 2015 ha devastato la Riviera del Brenta. Da quelle macerie lo chef patron Cristian Minchio ha dato vita a un nuovo progetto, lasciando il ristorante che aveva gestito per 32 anni insieme ai genitori e al fratello, e creando una realtà pensata per porsi in cammino verso il futuro.

Il nome stesso scelto per l’insegna racchiude la radice etimologica “fini”, che significa scopo, direzione, orizzonte ed è un manifesto programmatico dell’intenzione di proiettarsi in avanti, ampliando il proprio sguardo sul panorama della ristorazione e su un territorio ricco che ha tanto da dire e che merita di essere raccontato. Così, allontanandosi da una storia di famiglia già scritta, Cristian ha iniziato qui un nuovo capitolo della propria narrazione e culinaria, assumendo il ruolo protagonista dell’ospite e padrone di casa, ma al tempo lasciando spazio alle energie, competenze e idee delle nuove leve. Non a caso lo staff della Locanda è interamente composto da ragazzi under 25, inclusi l’executive chef Lukas Keci e i due figli del titolare, studenti di cucina rispettivamente presso la Scuola di Alta Formazione Professionale di Tione e l’Istituto Alberghiero Istituto Alberghiero Cesare Musatti di Dolo.

Un luogo identitario, da vivere a 360 gradi

L’ambiente interno del ristorante è il frutto dell’armoniosa convivenza tra due spazi distinti, ciascuno con il proprio carattere distintivo, ma entrambi curati nei minimi dettagli: da un lato

la Locanda, intima, raccolta e dall’eleganza discreta, che con le sue tinte verde salvia invita a rilassarsi e a godere dell’esperienza culinaria come un piccolo lusso; dall’altro la Locandina, che con il suo cocktail bar circondato da pareti color Borgogna accoglie l’avventore con uno spirito più conviviale e caloroso, unendo stile e comfort per creare momenti di gioia condivisa in un ambiente raffinato e dal carattere unico.

Ma non solo: l’anima di Locanda Confini si espande anche all’esterno delle sale, con il dehor pensato come oasi di pace e relax, ma soprattutto con l’orto “sospeso” in cui trovano dimora molte delle erbe aromatiche e delle verdure stagionali utilizzate nel menu del ristorante: dalle molte varietà di cavoli al finocchietto, dall’erba ghiaccio alla mizuna giapponese, dall’origano cubano all’erba formaggio. Tutti ingredienti che, insieme alle materie prime fornite da piccoli produttori locali e ad altri approvvigionamenti selezionati tra le aziende di più conosciute (necessari per soddisfare le esigenze quotidiane della cucina), permettono giorno dopo giorno di costruire un menù fortemente identitario, legato al territorio ma capace di esprimere un’idea di cucina fatta di cura, impegno e attenzione al dettaglio.

Infine ci sono le camere, otto in totale, ciascuna delle quali porta il nome di un membro della famiglia caro al patron Cristian: dalla “Natale”, in ricordo del nonno, alla “Sergio” in onore del cognato e testimone di nozze, dalla “Barbara” in omaggio alla ex moglie, alla “Rinaldo”, in omaggio allo zio venuto a mancare a una settimana dall’apertura della Locanda, fino alle stanze “Filippo” e “Alberto” dedicate ai figli destinati a portare avanti la storia di questo locale e al tempo stesso a rinnovare l’eredità paterna, trasformandolo in qualcosa di ancora più identitario e unico.

Una cucina che celebra il territorio. Con alcune sorprese

La cucina di Locanda Confini unisce tradizione e contemporaneità, celebrando il territorio della Riviera del Brenta con piatti autentici ma sorprendenti, che trasformano ogni esperienza gastronomica in scoperta. Le materie prime locali (fornite da piccoli produttori di fiducia, con solo poche eccezioni dettate dalla necessità) sono lavorate secondo gesti sapienti e con una visione contemporanea che, pur nel rispetto dell’autenticità dei sapori degli ingredienti, li trasforma in qualcosa di inedito e audace.

Così tra gli antipasti si trovano piatti come i Garusoli, salsa di lattuga dell’orto, caramello di cavolfiore, olio al grana Padano D.O.P. 20 mesi, in cui la veracità delle lumache di mare tipiche della cucina povera veneta incontra la ricchezza del formaggio, ma soprattutto la ricercatezza delle lavorazioni a cui è sottoposto l’elemento vegetale. Tra i primi il Risotto, dashi di Go’, foie gras vegetale, olio alla salicornia è un tripudio di innovazioni silenziose, dal momento che la più classica delle ricette del nord Italia viene reinventata in chiave innovativa grazie al “finto fegato grasso” e con un tocco di esotico, dato da un brodo d’ispirazione giapponese, realizzato però con un katsuobushi del tutto autoctono perché realizzato con i pescetti della laguna essiccati anziché con i tradizionali fiocchi di tonno. Stesso discorso per l’Animella fritta, salsa carota e zenzero, fondo bruno di pecora, mizuna del nostro orto, in cui l’umiltà del quinto quarto nostrano viene esaltata dall’evocazione asiatica dello zenzero e soprattutto della rucola giapponese, che tuttavia è prodotta a km zero, e per il piatto Seppia, fegato alla Veneziana, salsa di foglia di fico: un’ode a Venezia che riassume in un’unica portata alcuni ingredienti iconici della laguna, trasformandoli in qualcosa di inedito. Infine i dolci sono un omaggio ai ricordi d’infanzia, riattualizzati attraverso tecniche moderne e impiattamenti fine dining.

Alla base di questa proposta gastronomica (che varia quattro volte l’anno con le stagioni, ma può subire piccole variazioni giornaliere in base alla disponibilità della materia prima) non c’è manierismo, ma piuttosto la capacità di uscire dagli schemi (un’attitudine che ha portato Cristian a definirsi “No-Chef”), l’impegno a emozionare attraverso la cucina e il proposito di far gustare non solo ciò che è nel piatto, ma anche quello che gli sta intorno. In primis le persone che a vario titolo abitano Locanda Confini, con le loro storie, le loro curiosità, competenze, ambizioni e speranze, i loro gesti capaci di elevare l’esperienza culinaria e l’eventuale soggiorno in questo luogo al di sopra dell’hic et nunc per restituire a ogni dettaglio un po’ di immortalità.

Gli ambienti: raffinatezza informale con un’anima “green”

Locanda Confini mette a disposizione dei suoi ospiti ambienti diversi adatti a diverse occasione esperienziali, che li accolgono sempre in un’atmosfera raffinata ed elegante, ma anche calda, discreta e mai formale. Gli spazi sono ampi, accomunati da un’evidente attenzione all’armonia degli arredi e al design, che si manifesta dalla scelta dei colori delle pareti e dei velluti delle sedute, ai dettagli della mise en place (con tovaglioli e stoviglie personalizzate), dalla ricerca sull’illuminazione alla disposizione stessa dei tavoli e degli elementi vegetali. Le diverse sale comunicano in modo fluido, separate solo da tendaggi che consentono, al bisogno, di creare un unico ambiente senza soluzione di continuità.

Accanto al ristorante vero e proprio, con le sue tinte color salvia che rendono l’esperienza rilassante e distesa, si trova la Locandina, il bar-bistrot dalle tinte Borgogna, concepito come l’anima informale e vivace del locale, dove sorseggiare un buon cocktail e gustare qualche assaggio gourmet come “pre-dinner”.

All’esterno si trovano invece un riservato dehor con piante e tavolini, e soprattutto l’orto “sospeso” che costituisce l’estensione “green” della cucina: qui, tra vasi e vasche di terra sollevate dal suolo, Cristian coltiva in prima persona erbe aromatiche, cavoli, cipolle, finocchi, radicchi, e quanto di stagione in stagione la Natura ha da offrirgli per rendere ancora più autentica e sincera la cucina di Locanda Confini, fatta di energie e impegno quotidiano, ma anche di passione, dedizione e legame con il territorio. La dimostrazione che la bellezza nasce dalle piccole cose vicine, se si riesce a guardare “oltre”. Senza confini.

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