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Finger’s Garden ha celebrato il ritorno di Roberto Okabe nel locale di via Keplero 2 che vent’anni fa ha segnato l’inizio della rivoluzione nippo-brasiliana a Milano. Una serata che ha unito grande cucina, musica dance anni ’90 e 2000 con Joe T. Vannelli in consolle, e l’energia di un ristorante diventato tempio della fusion contemporanea

di MLA

Il proverbio giapponese inciso su una pietra all’ingresso di Finger’s recita: “L’incontro fra le persone è dove tutto ha inizio”. Profetico, considerando che proprio in via Keplero 2 è iniziata, nel 2004, una storia che ha ridefinito i codici della cucina nipponica in Italia. Il 27 novembre 2025, Roberto Okabe, lo chef nippo-brasiliano che ha trasformato il sushi in esperienza spettacolare, è tornato nel luogo che lo ha consacrato per una serata-evento che ha celebrato vent’anni di successi.

Rigore giapponese, fantasia brasiliana

La definizione con cui Roberto Okabe ama descriversi racchiude l’essenza di un percorso unico. Nato a San Paolo da genitori giapponesi, questo chef visionario ha trasformato la sua doppia identità culturale in una filosofia culinaria inconfondibile. La formazione inizia a Tokyo, tra le cucine stellate di Kuroringu, Shisui e Akasaka, prosegue al Mitsuba e al Nagayama in Brasile. Ma è l’approdo in Italia, nel 1997, a segnare l’inizio della vera rivoluzione.

Il debutto milanese alla Compagnia Generale dei Viaggiatori Naviganti e Sognatori segna l’inizio di un’avventura destinata a cambiare la ristorazione nipponica in Italia. Nel 1999 apre Zen, il primo kaiten sushi italiano, seguito da Mori Jungle Sushi in Franciacorta. Ma è il 2004 l’anno della consacrazione: l’incontro con Clarence Seedorf dà vita a Finger’s in Porta Romana, destinazione imprescindibile per vip e intenditori.

Finger’s Garden: un giardino zen nel cuore di Milano

Nel 2011, Okabe e Seedorf aprono Finger’s Garden in via Keplero 2, un gioiello di 1.400 metri quadri dove giardini zen, laghetto con carpe, acero all’ingresso e bonsai curati da Luigi Crespi dialogano in armonia con cucine a vista. Le ampie vetrate proiettano sul giardino incantevole, allontanando dalla frenesia della città con vedute prospettiche di paesaggi nipponici avvolti da tenue foschia.

La cucina di Roberto Okabe è teatro prima che tavola. La celebre Sushi Selection, il carpaccio Okabe con gazpacho, il Futomaki Maria dedicato alla madre, il Yuke-Don-Wagyu con tartare di Kobe beef: ogni creazione sfida i confini della tradizione senza mai tradirla. Una cucina fastosa, colorata, con un tasso di comprensibilità altissimo ma mai banale, sempre sostenuta da pulizia di mano e sapori netti.

Joe T. Vannelli e il tuffo negli anni ’90

La serata del 27 novembre è iniziata nella sala da ballo al piano interrato, dove alla consolle c’era Joe T. Vannelli, leggenda vivente della house music italiana. DJ e producer di fama mondiale, Vannelli è il volto di produzioni di successo come “Play With The Voice” e “Sweetest Day of May”, scopritore e produttore di Robert Miles per “Children”, collaboratore di Giorgio Moroder e David Guetta.

La sua carriera lo ha portato nei club più importanti del mondo: dal Pacha e l’Amnesia di Ibiza al Marquee di New York, dalla Love Parade di Berlino al Tomorrowland. Protagonista di locali che hanno fatto la storia: l’After Dark, l’afterhour Exogroove, la sua one-night Supalova. Nel 1999 è stato il primo DJ italiano a vincere i DJ Awards a Ibiza.

La sua presenza ha trasformato la serata in un viaggio nel tempo, tra i successi dance degli anni ’90 e 2000. Sul dancefloor del Finger’s Garden si è respirata quell’energia che ha reso Milano capitale della nightlife italiana, con Vannelli capace di far rivivere emozioni attraverso un sound inconfondibile.

Il menu della celebrazione

A seguire il momento danzante, gli ospiti hanno potuto accomodarsi per la cena, un menu à la carte che ha visto arrivare in tavola alcuni dei piatti simbolo della carriera di Okabe: dalla Sushi Selection al carpaccio Okabe, dai temaki hand roll ai gyoza special in salsa Finger’s, fino alle preparazioni contemporanee con tartare elaborate e uramaki creativi.

L’atmosfera esotica che ha reso questo luogo un tempio cult ha avvolto gli ospiti tra vedute giapponesi, giochi di luce e la sensazione di trovarsi in un luogo sospeso tra Milano e Kyoto. La carta dei vini blasonata e i cocktail creativi hanno accompagnato le portate, mentre lo staff ha garantito un servizio impeccabile.

L’eredità di un maestro che brinda al futuro

Roberto Okabe non è solo uno chef: è un architetto di emozioni, un ponte tra culture, un innovatore che ha tradotto l’essenza del Giappone e del Brasile nel linguaggio universale del gusto. Se Milano deve tanto a Okabe per aver portato la cucina giapponese fusion a livelli di eccellenza internazionale, Okabe deve tanto alla città che ha saputo accogliere la sua genialità.

Il ritorno al Finger’s Garden non rappresenta un punto d’arrivo nostalgico, ma l’inizio di un nuovo capitolo. La serata del 27 novembre ha segnato questo riallineamento con le origini che permette di guardare al futuro con rinnovata energia. Gli ospiti hanno vissuto un’esperienza indimenticabile, tra cucina stellare, musica dance d’autore e l’atmosfera unica di un locale che ha fatto la storia della ristorazione milanese.

Finger’s Garden si conferma destinazione imprescindibile per chi cerca un’esperienza gastronomica giapponese di alto livello a Milano. La galassia Finger’s oggi conta quattro locali tra Milano, Roma e Porto Cervo, ciascuno con la propria identità ma tutti accomunati dalla filosofia del fondatore. Non solo un ristorante, ma un luogo dove la cucina giapponese autentica si fonde con innovazione e quella contaminazione tra oriente e occidente diventata la firma di Roberto Okabe.

La serata ha celebrato vent’anni di storia, migliaia di piatti serviti, innumerevoli ospiti. Un ritorno alle origini che è anche uno sguardo al futuro, perché come recita il proverbio giapponese all’ingresso, l’incontro fra le persone è dove tutto ha inizio. E per Roberto Okabe, l’incontro con Milano continua a scrivere pagine indimenticabili.

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