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Mentre la Cucina Italiana diventa Patrimonio immateriale dell’ UNESCO, al Ristorante Rubacuori di Château Monfort torna l’appuntamento domenicale firmato dall’Executive Chef Domenico Mozzillo. Una proposta che celebra la convivialità attraverso sapori autentici, presidi Slow Food e il nuovo protagonista stagionale: il pacchero con le pacchetelle del Vesuvio, omaggio alla cucina campana

di M.L.Andreis

Dimenticate il brunch all’americana con pancake e uova strapazzate. A Milano, nel cuore romantico di Château Monfort, la domenica assume tutto un altro sapore. Quello della tradizione, della famiglia riunita attorno al tavolo, dell’abbondanza che profuma di casa. Proprio quell’insieme di sapori e di saperi, di abitudini e di tradizioni, di gesti e di rituali riconosciuti il 10 dicembre Patrimonio immateriale dell’UNESCO sotto la definizione Cucina Italiana. Un riconoscimento che per la prima volta premia una cucina nella sua interezza e non singoli piatti o disciplinari di prodotto.

In questo solco si colloca perfettamente Domenico Mozzillo, Executive Chef del Ristorante Rubacuori, che già da tre anni ha trasformato il classico pranzo all’americana in un format tutto italiano che sta facendo scuola nel panorama gastronomico milanese.

“Non lo chiamiamo brunch, ma è il nostro pranzo della domenica,” afferma con orgoglio lo chef campano. Una distinzione che non è solo semantica, ma racconta una filosofia precisa: riportare in auge la convivialità e quei sapori che appartengono alla memoria collettiva degli italiani. “Abbiamo voluto ricreare proprio il pasto della festa, quello dove si mangia abbondante. È proprio quello il target che vogliamo inseguire”.

Una formula antica che si proietta nel futuro

L’evoluzione di questa proposta non è stata immediata. Sette anni fa il ristorante aveva adottato una formula classica, ma l’esigenza di dare nuova linfa e coinvolgere maggiormente la clientela ha portato, tre anni fa, alla svolta decisiva. “Siamo partiti con il cambio tra brunch e pranzo della domenica. È un format che funziona molto bene“, conferma Mozzillo. E i numeri gli danno ragione: il ristorante registra un’affluenza costante di famiglie italiane che cercano proprio quella dimensione di condivisione perduta nella frenesia settimanale.

La struttura dell’esperienza è pensata per sorprendere e coccolare. Si inizia con un buffet di antipasti freddi e rustici, pani e focacce che già raccontano l’attenzione artigianale. Poi arriva al tavolo una selezione di antipasti caldi da condividere, seguiti dal piatto forte della stagione: il pacchero condito con pacchetelle del Vesuvio. A chiudere, una carrellata di dolci che varia settimanalmente. Il costo è di 70 euro a persona (35 per i bambini sotto i 12 anni, con acqua e caffè inclusi).

Ma è nel menu che si nasconde uno dei segreti del successo di questa formula. La rotazione settimanale garantisce freschezza e curiosità, impedendo che l’esperienza diventi mai ripetitiva. “La parte che viene servita al tavolo gira tutte le settimane”, spiega lo chef. “La sezione centrale, con i prodotti di street food, varia, e anche i dolci cambiano tutte le settimane”.

Tuttavia, ci sono pilastri intoccabili, quei piatti che non possono mancare perché incarnano l’essenza stessa della domenica italiana. “L’unica cosa che tengo perché credo che siano di domenica sono le parmigiane”, rivela Mozzillo. E poi le polpette al sugo, che compaiono “sporadicamente” ma immancabilmente, come un ritorno a casa.

La cucina della mamma. Anzi, della nonna

Il vero colpo al cuore è rappresentato dal nuovo protagonista stagionale. Le pacchetelle del Vesuvio sono piccoli pomodori che le donne vesuviane conservano tutto l’anno seguendo un metodo antico, raccogliendoli tra luglio e agosto. “Sono le pacchetelle del Vesuvio, io me le faccio arrivare da giù, solo in barattolo, e me le cuocio. E lo lascio proprio così com’è, originale, come lo faceva mia nonna, mia mamma“, racconta lo chef con quella nostalgia che sa di autenticità.

È proprio questa capacità di trasformare la memoria in piatto, il ricordo in gusto, che rende unica la proposta di Rubacuori. La cucina di Mozzillo trova la perfetta alchimia tra la tradizione campana e quella meneghina, dando vita a rivisitazioni che trasudano il calore della terra natia dello chef. La creatività alimenta una continua evoluzione stilistica e tecnica, mentre il colore – altro elemento distintivo – permette di “gustare il piatto” già al primo sguardo.

Ma dietro questa apparente semplicità si nasconde un lavoro certosino sulla materia prima. Domenico Mozzillo è un convinto sostenitore dei Presidi Slow Food, utilizzandoli in ogni sezione della sua offerta, dal ristorante al bar. “Io sono uno sponsorizzatore di tutti i Presidi Slow Food”, dichiara con passione. “La differenza sta proprio lì, nella qualità del prodotto, della materia prima, e nell’offerta che si dà”.

La qualità è servita: Slow Food & Co.

La ricerca dell’eccellenza lo porta oltre i confini regionali. Ecco allora il fagiolo dell’occhio di Acerra, le acciughe, il coregone: sono solo alcuni dei prodotti che compongono la sua tavolozza gastronomica. “La Campania è ovviamente un territorio di caccia privilegiato per la mia proposta”, osserva lo chef, sottolineando però un principio cardine che domina su tutto: “Seguiamo sempre la stagionalità“.

Questa attenzione ai principi di sostenibilità si traduce nella scelta di prodotti a km 0, stagionali, biologici e provenienti da filiera certificata. Non è solo una questione etica, ma un modo per garantire che ogni boccone racconti una storia vera, quella di un territorio e di chi lo lavora con rispetto.

Il successo della formula ha fatto scuola. “Adesso vedo che negli ultimi anni tanti fanno il pranzo della domenica”, sottolinea il cuoco, con un misto di orgoglio e pragmatismo. Ciò che conta peraltro non è attestare la primogenitura della formula, tiene a precisare: “Ciò che conta davvero è il risultato: una clientela affezionata, fatta maggiormente da italiani, proprio famiglie che vogliono rivivere questa esperienza conviviale” e che apprezzano dunque profondamente questa evoluzione della offerta.

Il tempo ritrovato

In effetti, sedendosi a uno dei tavoli del Rubacuori la domenica, non si sta semplicemente pranzando. Si sta partecipando a un rito che celebra il tempo ritrovato, la famiglia, l’amicizia, il piacere di stare a tavola senza fretta. Si sta, in fondo, riscoprendo quel senso di comunità che la vita moderna ci ha fatto dimenticare.

Il Ristorante Rubacuori, situato al Château Monfort in Corso Concordia 1, è l’unico luxury hotel milanese a cinque stelle del gruppo Planetaria Hotels, associato Relais & Châteaux. L’ambiente racconta già da solo una storia di raffinatezza: tre sale dall’atmosfera romantica, dalla Sala del Rubacuori con i suoi iconici tavolini a specchio e sedute con schienale a forma di cuore, all’Alcova con divanetti rivisitati in chiave moderna, fino alla Sala della Caccia con i trofei manieristici in ceramica bianca.

In un’epoca in cui tutto corre veloce e il cibo è spesso consumato distrattamente, il pranzo della domenica di Mozzillo rappresenta una dichiarazione d’intenti: rallentare, assaporare, condividere. Riscoprire che mangiare insieme non è solo nutrirsi, ma è tessere relazioni, custodire tradizioni, tramandare sapori e storie.

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