Skip to main content

Nel quartiere Porta Romana, il ristorante Dongiò della famiglia Criscuolo si prepara a scrivere un nuovo capitolo della sua storia quasi quarantennale. Dopo il pranzo benefico con Same Hands ETS previsto per il 13 dicembre e il restyling della zona caffetteria, per la trattoria meneghina, che guarda al futuro senza tradire le radici mediterranee, sarà il momento dell’espansione fuori Milano

di M.L.Andreis

“Mio padre non fece mai ricette classiche. Già nel nome: la pasta all’arrabbiata diventava così alla disperata”, esordisce così Antonio Criscuolo, cuoco e imprenditore, che dal padre Piero ha ereditato uno degli indirizzi più autentici nel panorama della ristorazione meneghina. Nato come tempio della cucina calabrese, fin dalle origini il fondatore amava creare ricette contaminate: “Mio padre ci ha sempre raccomandato di non aver paura di sperimentare varianti dei classici della nostra terra natia”. Una lezione pienamente appresa dal figlio, che ci parla di una proposta mediterranea ancor prima che calabrese, dove le materie prime principalmente provenienti da piccoli produttori della regione, si sposano sapientemente con piatti, specialità e proposte (anche) di altre regioni, Emilia Romagna in primis, essendo originaria di quella terra la madre del cuoco-imprenditore.

Dal “tamarro” ai progetti di domani

Detto, fatto: negli anni Novanta e Duemila, Antonio introduce nuove ricette come la carne salada, non proprio calabrese doc come pietanza ma “contaminata e domata” con il caciocavallo del sud Italia, o gli spaghettoni alla tamarro, un termine tipicamente di quegli anni per definire il prototipo che oggi chiameremmo maranza. Queste variazioni nascevano dalla volontà di diversificarsi, una caratteristica che si è evoluta nel tempo. Fermo restando però il carattere di ristorante di quartiere di Dongiò. “Non solo per i residenti ma anche, in senso lato, per gli uffici: spesso abbiamo gruppi di colleghi che lavorano in questa zona e vengono da noi a pranzo o per qualche occasione speciale la sera”.

La terza generazione guarda oltre Milano

Negli ultimi anni si è assistito anche qui all’esplosione della clientela straniera, anche in seguito alla collaborazione nata con PERFORMADV, che non è foriera solo di una maggiore visibilità online ma di un progetto che sta a cuore specialmente alla terza generazione della famiglia, Thomas. Il quale non nasconde la sua ambizione: “Abbiamo la volontà di crescere con una nuova apertura di Dongiò“, ci sorprende il giovane che si occupa della gestione della sala del locale di famiglia.

Su questa rivelazione, scaturisce l’eterna, classica dialettica padre-figlio, con il primo che, optando per un minor coinvolgimento (quantitativo ma non qualitativo) nel ristorante di famiglia, asseconda sì i desiderata delle nuove leve, ma non del tutto. Quando facciamo presente che, per sostenere questa espansione, non sarebbe così sbagliato pensare a un ritocco dei prezzi del menu, che sono davvero medio bassi per il contesto e l’attuale realtà milanese, specie del quartiere Porta Romana, dove il locale opera, esauriente è l’occhiata e il sorriso che a questo suggerimento il giovane lancia al padre.

Per il quale, peraltro, il giusto equilibrio tra lavoro e riposo non è una regola che vale solo per se stesso: il locale è infatti chiuso domenica e sabato a pranzo. “Una scelta che risponde alla nostra volontà di rispettare i nostri collaboratori, oltre che noi stessi. Siamo una realtà familiare e pensiamo che alla famiglia vada dedicato il giusto tempo, anche rinunciando ovviamente a lauti introiti che deriverebbero dallo stare aperti tutto il weekend”. In un panorama gastronomico milanese sempre più frenetico, dove la pressione a massimizzare ogni momento di potenziale fatturato spesso prevale su ogni altra considerazione, questa scelta rappresenta una posizione coraggiosa e controcorrente.

Un restyling che rispetta le origini

Ma tornando alle nuove prospettive, dove pensa di sbarcare Dongiò con la sua proposta? “Non a Milano”, scandisce Thomas. Dove semmai si prospetta il restyling della zona caffetteria, che rappresenta il terzo intervento di ristrutturazione di un locale rimasto altrimenti esattamente come alle origini, anche in questo caratterizzato dal rispetto per il passato, così come per la primigenia impostazione casalinga mediterranea. L’ampliamento manterrà intatta l‘anima estetica della trattoria: boiserie in legno alle pareti, piastrelle al pavimento anni Sessanta, tovaglie bianche, porte vetrate. Un ambiente che continua a trasportare i clienti indietro nel tempo, in quella dimensione di autenticità che rappresenta il vero tesoro di questo indirizzo.

13 dicembre, il pranzo solidale e comunitario

Ma è il 13 dicembre che segnerà un momento particolarmente significativo nella storia recente di Dongiò. Quel sabato le tavole del ristorante verranno imbandite per uno scopo benefico: un pranzo in collaborazione con Same Hands, associazione che da oltre dieci anni si impegna in progetti di riabilitazione per persone con disabilità in Tanzania e nel supporto terapeutico ai detenuti nel carcere di San Vittore a Milano. Parte del ricavato sarà devoluto all’associazione, in un’iniziativa che nasce dalla volontà della famiglia Criscuolo di condividere il calore e la convivialità della propria tavola.

Un menu ispirato alla cucina calabrese accompagnerà la giornata, che si concluderà con un momento ludico ispirato alla classica tombola natalizia, simbolo di allegria e convivialità, con premi legati al mondo Dongiò e Same Hands. “Un pranzo, una tavola, una comunità“, recita lo slogan dell’evento, perfetta sintesi di quello spirito di accoglienza che ha caratterizzato il locale fin dalla sua fondazione nel 1987.

Tra Calabria e Romagna, un filo rosso lungo 40 anni

La storia di Dongiò inizia proprio in quell’anno, quando Pietro Criscuolo, l’uomo che ha dato vita al suo sogno grazie a una passione spropositata per la cucina, aprì insieme alla moglie le porte del ristorante nel cuore di Porta Romana. Un locale oggi da una cinquantina di posti all’interno e una trentina nel dehors, che fin da subito si distinse per un approccio non convenzionale alla tradizione calabrese.

L’atmosfera di Dongiò è accogliente per natura, complice quell‘arredamento classico da osteria di una volta che crea un’esperienza sensoriale unica. Le origini calabresi dei titolari hanno ispirato i piatti della casa, pur con influenze emiliane che arricchiscono la proposta. La pasta fatta in casa, i forti sapori mediterranei che si nascondono dentro ogni piatto, l‘autenticità di materie prime selezionate con cura presso piccoli produttori locali e le contaminazioni: sono questi gli elementi che hanno conquistato Milano negli anni, costruendo la reputazione di una cucina verace e sincera, generosa e autentica.

L’arte dell’ospitalità è servita

La tradizione è il filo conduttore della cucina di Dongiò, l’arte di creare piatti prelibati e autentici che si tramanda da generazione in generazione.

Oggi è la seconda generazione della famiglia Criscuolo a portare avanti con passione l’attività ristorativa e la sua tradizione, mentre la terza si prepara a scrivere nuovi capitoli. Lo storico locale, presente da quasi quarant’anni in città, è una destinazione del cuore per tanti che hanno conosciuto questa realtà da vicino, imparando ad apprezzare la schiettezza della sua cucina e del suo servizio. Un indirizzo che ha regalato al quartiere e alla città un pizzico di sole e calore del Sud, restando fedele a una missione chiara: far star bene l’ospite come a casa.

css.php