Il celebre chef coreano con 28 ristoranti nel mondo inaugura il suo primo indirizzo italiano nel cuore di Firenze. Un debutto atteso che porta nel capoluogo toscano la sua visione gastronomica cosmopolita, dove tradizione nippocoreana e modernità si fondono in un linguaggio culinario personale e riconoscibile
La scena gastronomica fiorentina si arricchisce di un protagonista d’eccezione. Akira Back, chef coreano tra i più influenti nel panorama internazionale, ha scelto Firenze per il suo primo ristorante in Italia. L’apertura di Akira Back Firenze, all’interno del W Florence in Piazza dell’Unità Italiana, segna un momento significativo nell’evoluzione della ristorazione cittadina, introducendo una proposta che dialoga con i mercati globali pur mantenendo una forte identità autoriale.
Con oltre 25 locali distribuiti tra Dubai, Singapore, Hong Kong, Parigi e Londra – dove ha conquistato una stella Michelin con il ristorante Dosa – Back rappresenta una delle rare storie di successo capaci di competere, per diffusione e riconoscibilità, con imperi consolidati come quello di Nobu Matsuhisa. La sua cucina asiatica contemporanea si distingue per l’abilità nel fondere tecniche giapponesi, radici coreane e un’estetica cosmopolita che riflette un percorso di vita non convenzionale.
Dal trampolino ai fornelli: l’atleta diventato chef
La biografia di Akira Back racconta un’evoluzione inaspettata. Nato a Seoul e cresciuto ad Aspen, Back ha prima calcato le piste come snowboarder professionista, apparendo in film di sport estremi e conquistando le copertine delle riviste specializzate. La svolta culinaria arriva successivamente, quando decide di intraprendere un percorso formale diplomandosi all’International Culinary School in Colorado, dopo aver mosso i primi passi in un ristorante giapponese.
Il 2008 segna la nascita del suo primo progetto imprenditoriale: Yellowtail Japanese Restaurant & Lounge, all’interno del Bellagio Resort & Casino di Las Vegas. Da quel momento, l’espansione è stata costante e strategica, toccando metropoli come Seul, Riyadh, Istanbul, Bangkok, San Francisco e Marrakech. Nel pipeline dello chef figurano già nuove aperture a Roma, Hong Kong e Taipei, confermando una visione imprenditoriale ambiziosa e perfettamente sintonizzata con i flussi del turismo luxury internazionale.
Il contesto: il W Florence come catalizzatore di novità
La scelta di Firenze non è casuale. Il W Florence, inaugurato a luglio 2025, rappresenta uno dei progetti più interessanti dell’ospitalità contemporanea italiana. Situato nell’edificio brutalista che fu il Grand Hotel Majestic – progettato nel 1968 dall’architetto fiorentino Lando Bartoli – l’hotel del gruppo Marriott International ha saputo reinterpretare gli spazi con interni che omaggiano l’estetica italiana degli anni Sessanta e Settanta, creando un dialogo inedito tra patrimonio architettonico e visione contemporanea.
All’interno della struttura convive già Tratto, spin-off della Trattoria Contemporanea di Lomazzo guidata dal collettivo di chef Elena Orizio, Andrea Noto, Davide Marzullo e Christian Malatacca. L’arrivo di Akira Back Firenze completa un’offerta gastronomica capace di intercettare pubblici differenti, dal viaggiatore internazionale all’appassionato locale alla ricerca di stimoli culinari inediti.
Il menu: codici asiatici rivisitati con personalità
La proposta gastronomica di Back si articola attraverso una selezione che valorizza la materia prima attraverso marinature elaborate e salse costruite come vere e proprie firme stilistiche. Nella sezione dedicata ai crudi emergono piatti come il Yellowtail Jalapeño con soia allo yuzu (26€), il White Fish Carpaccio condito con nanbanzu e barbabietola (23€), fino al sontuoso Toro Caviar che abbina ventresca di tonno, caviale Oscietra e miso (49€). Per chi desidera affidarsi completamente alla visione dello chef, la Nazo 9 – Mystery Box propone nove assaggi selezionati personalmente a 100 euro.
Le preparazioni calde rivelano la capacità di Back nel lavorare gli ingredienti secondo logiche che ibridano tradizione e contemporaneità. Il Rock Shrimp con kochujang cremoso (26€) utilizza la celebre pasta fermentata coreana dal profilo agrodolce e piccante, mentre il Crispy Tofu speziato (18€) e il Nasu Den – melanzana glassata al miso (20€) – interpretano classici della cucina asiatica con un tocco personale. Più scenografico il Dynamite Blue Lobster con lime grigliato e funghi shimeji (50€), che porta in tavola un’esperienza visiva oltre che gustativa.
Non mancano contaminazioni più evidenti: i tacos rappresentano un ponte tra culture gastronomiche distanti. L’AB Sashimi Taco (22€) e soprattutto l’AB Beef Taco in versione fiorentina con ponzu al pomodoro arrosto (24€) testimoniano la volontà di dialogare anche con il territorio ospitante, seppur attraverso una lente interpretativa globale.
Le portate principali: intensità e tecnica
I piatti principali mantengono alta l’asticella: il Filetto Tobanyaki accompagnato da funghi giapponesi (55€) e il Miso Black Cod con schiuma allo yuzu (45€) rappresentano equilibri raffinati tra dolcezza, umami e note agrumate. Chi cerca l’apice dell’esperienza può orientarsi sul A5 Wagyu Ribeye servito con purè di patate e burro al wasabi (120€), sintesi perfetta della filosofia di Back: ingredienti premium, tecniche orientali, presentazione occidentale.
I roll completano l’offerta con proposte iconiche come il Brother From Another Mother Roll che include foie gras (27€) o il Perfect Storm, una composizione dinamica con tonno piccante, salmone, tempura di gambero, salsa chipotle e unagi. Ogni piatto racconta una traiettoria gastronomica che attraversa oceani e culture, mantenendo però una coerenza stilistica riconoscibile.
Un tassello nel mosaico gastronomico fiorentino
L’apertura di Akira Back Firenze aggiunge un tassello importante alla scena culinaria cittadina, portando in Toscana una proposta che fino a oggi mancava: cucina asiatica contemporanea di alto livello, con una narrazione autoriale forte e una reputazione internazionale consolidata. Se il posizionamento di prezzo esclude certamente una frequentazione quotidiana, l’offerta si rivolge a un pubblico preciso: ospiti dell’hotel, viaggiatori internazionali, appassionati di alta gastronomia alla ricerca di esperienze diverse dai canoni tradizionali.
In un momento in cui Firenze cerca di rafforzare la propria identità contemporanea senza tradire la storia, progetti come questo dimostrano che è possibile integrare linguaggi globali nel tessuto urbano, creando occasioni di dialogo tra locale e internazionale. Per Akira Back, Firenze rappresenta la porta d’ingresso nel mercato italiano, un mercato complesso ma ricco di potenzialità, dove la sua cucina cosmopolita potrà confrontarsi con una tradizione gastronomica radicata e un pubblico sempre più curioso verso contaminazioni di qualità.




