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Dalla gavetta nei villaggi turistici al successo imprenditoriale nella città svizzera affacciata sul lago: la storia di Gianluca Pellegrino, giovane napoletano che ha portato l’autenticità della ristorazione italiana nel cuore della Svizzera romanda, trasformando due location italian style in punti di riferimento gastronomici

di M.L.Andreis


Da Milano Marittima alle rive del lago svizzero: quando si dice la forza dell’amore! C’è qualcosa di profondamente italiano nella storia di Gianluca Pellegrino: quella capacità di trasformare il caso in opportunità, la gavetta in competenza, l’intuizione in visione imprenditoriale. La sua è una delle tante storie di emigrazione che attraversano le Alpi, ma con un epilogo diverso: non la semplice sopravvivenza in terra straniera, ma l’affermazione di un progetto ristorativo capace di ridefinire gli equilibri del mercato locale.

Tutto inizia a Milano Marittima, dove Gianluca fa “la stagione” – quella pratica tanto diffusa tra i giovani meridionali che ogni estate migrano verso le località turistiche italiane. È qui che incontra una ragazza svizzera, è qui che la Confederazione entra improvvisamente nei suoi piani. “Mi aspettavo di incontrare Heidi e le sue montagne da cartone animato e invece ho trovato questa città viva e incantevole affacciata sul lago: mi ha conquistato subito”, racconta con l’entusiasmo di chi ha scoperto un mondo inatteso.

A Neuchâtel, città di cui ignorava persino l’esistenza, arriva dunque per pura combinazione Gianluca. Ma è qui che si innesca quella serie di eventi che lo porterà a vincere una grande scommessa. E come poteva non essere così se si pensa che è dal Casinò della città romanda che inizia la sua scalata. Quella che lo porterà, nel giro di pochi anni, da ultimo arrivato a protagonista della scena ristorativa locale.

Quando la fortuna bussa alla 14esima… volta

La tenacia è il primo ingrediente del giovane campano: invia il curriculum al Casinò di Neuchâtel per ben tredici volte senza ricevere risposta. “Solo alla quattordicesima mi hanno chiamato e da lì è iniziato il percorso che mi ha portato poi ad avere ruoli via via più importanti”, spiega Pellegrino.

Entrato come commis di sala, l’ultima ruota del carro in un ambiente che non conosceva, Gianluca brucia rapidamente le tappe diventando responsabile di sala del ristorante interno, un servizio quasi del tutto esclusivamente funzionale ai clienti dei tavoli da gioco. Ma quello che avrebbe potuto rimanere un semplice impiego si trasforma in laboratorio di crescita professionale. Oltre al servizio, gestisce aspetti amministrativi e risorse umane, costruendo quel bagaglio di competenze trasversali che si rivelerà decisivo.

L’esperienza si arricchisce ulteriormente quando il direttore dell’Hotel Beaulac, un quattro stelle superiore dove gli standard devono essere impeccabili, lo chiama a gestire il ristorante rooftop. Sette anni intensi, formativi, che consolidano le sue capacità e alimentano un desiderio crescente: mettersi in proprio, creare qualcosa di suo.

Il vuoto da riempire: dal distributore al Casinò

L’intuizione vincente nasce da un’analisi lucida del territorio. A Neuchâtel non mancano i ristoranti italiani, ma la maggior parte ha un’anima prevalentemente turistica, con proposte adattate al gusto locale. Manca l’autenticità, manca la vera pizza napoletana, manca quella cucina italiana che parla il linguaggio della tradizione senza compromessi. È in questo spazio vuoto che Pellegrino decide di inserirsi.

La prima sede di Vesuvius apre in un luogo improbabile: una stazione di benzina. “Nessuno voleva e pensava si potesse inserire un locale food in quel contesto”, ricorda. Eppure, la scommessa paga immediatamente.

La qualità della pizza napoletana, preparata secondo i canoni della tradizione partenopea, conquista la clientela. I numeri crescono rapidamente, lo spazio diventa insufficiente. È il mercato stesso a chiedere di più.

La seconda location nasce a Praz, in uno spazio più ampio che permette di sviluppare anche l’offerta di cucina. Qui la sfida si fa più complessa: non basta replicare il successo della pizza, occorre costruire un‘identità gastronomica più articolata.

La carta vincente: da commis a imprenditore

La strategia è chiara: mantenere i piatti iconici della tradizione italiana, quelli che la rendono riconoscibile all’estero, ma rivisitarli attraverso la lente della stagionalità e della qualità degli ingredienti. Non una cucina italiana generica, ma una proposta che dialoga con il territorio svizzero pur mantenendo salde le radici napoletane.

Il cerchio si chiude quando arriva l’opportunità di rilevare il ristorante all’interno del Casinò di Neuchâtel, proprio quel luogo dove tutto era iniziato. “Quando il Casinò decide di esternalizzare l’offerta food, il responsabile della struttura mi chiama e mi propone di aprire io il ristorante autonomo che sostituirà il vecchio locale della struttura”, racconta Pellegrino. Ed è così che in quattro anni passa da ultima ruota del carro a carta vincente della struttura, un jolly capace di attrarre clientela ben oltre i frequentatori abituali delle sale da gioco.

Design, convivialità ed eleganza per un ristorante dove “si mangia bene”

Vesuvius Neuchâtel rappresenta la piena maturità del progetto. Gli arredi moderni e raffinati, ideati da Picariello Design, creano un ambiente dove l’eleganza urbana si fonde con vibrazioni contemporanee. Uno stile studiato nei dettagli per offrire comfort visivo e acustico, dove luci calde e soffuse avvolgono gli spazi contribuendo a un’atmosfera intima. I tavoli in legno, apparecchiati con sobrietà, si accompagnano a comode sedie in velluto che aggiungono raffinatezza, mentre il pavimento in parquet completa l’ambiente con continuità e calore.

La proposta gastronomica aggiunge al repertorio classico un tocco di fine dining moderno, senza tradire l’autenticità che rimane il marchio di fabbrica. Il menu presenta pizze della tradizione napoletana e piatti di cucina italiana rivisitati, in un equilibrio che rispetta sia il palato del purista sia quello del cliente più curioso.

Il risultato è un’esperienza completa dove, prima di tutto, si mangia bene, ci si sente a proprio agio, si sta comodi in un ambiente curato dove la musica e lo spirito autenticamente italiano creano un’atmosfera unica.

Il lavoro più importante, tuttavia, è stato togliere al locale l’etichetta di mero ristorante del Casinò. Gianluca e il suo team, con il prezioso contributo dell’executive Giuseppe Folgore, hanno costruito un‘identità forte, personale e riconoscibile, attirando una clientela completamente nuova che va ben oltre la clientela della sala da gioco: famiglie, lavoratori in pausa pranzo, giovani tra i 25 e i 30 anni. Una media di coperti decisamente elevata per una cittadina delle dimensioni di Neuchâtel, che testimonia come il progetto abbia intercettato un bisogno reale del territorio.

Due sedi, un’anima: la strategia del non-franchising

Le due sedi mantengono un’anima comune ma identità distinte. Non si tratta di una catena né di un franchising, ma di due interpretazioni diverse dello stesso concetto: comodità, carattere italiano, qualità degli ingredienti. I menù differiscono, riflettendo le peculiari personalità forgiate dagli chef di ciascuna location.

A Praz, immerso in uno dei paesaggi più affascinanti della Svizzera francese, con vista sul lago e sulle isole, il ristorante si presenta come un piccolo gioiello di provincia. Qui si respira un’atmosfera da piccolo borgo, un luogo dove ci si sposta appositamente per vivere un’esperienza gastronomica.

Lo spazio caldo e autentico riflette il carattere genuino della tradizione, arricchito da uno stile contemporaneo e curato. Gli ambienti sono pensati per offrire esperienze diverse ma complementari: dalla serata romantica all’incontro tra amici, ogni elemento è calibrato per creare accoglienza.

A Neuchâtel, invece, l’atmosfera cambia ritmo. L’eleganza urbana prevale, con accenti contemporanei che conferiscono al locale un’energia sofisticata ma accogliente. La disposizione versatile e gli spazi ampi lo rendono ideale anche per riunioni, conferenze, eventi aziendali e cene di rappresentanza, offrendo un contesto elegante e funzionale che va oltre la semplice ristorazione.

Cinquemila clienti al mese tra le due location rappresentano un risultato significativo, soprattutto considerando le dimensioni del bacino d’utenza. La pizza del Vesuvius ha letteralmente conquistato Neuchâtel, dimostrando che l’autenticità è un valore riconosciuto anche fuori dai confini nazionali, purché sia proposta con competenza e visione strategica.

L’emigrante che ha scalato la montagna

Senza retorica, la storia di Gianluca Pellegrino è quella di un emigrante di successo, di quelli che non si sono fermati alle mansioni di ingresso ma hanno scalato la loro montagna passo dopo passo, con determinazione e intelligenza. Non si è limitato a portare la pizza napoletana in Svizzera – operazione che molti hanno tentato con fortune alterne – ma ha costruito un progetto imprenditoriale solido, con un posizionamento chiaro e una proposta di valore distintiva.

“Oggi stento ancora a crederci di essere riuscito a creare tutto questo”, ammette l’imprenditore con l’umiltà di chi ha lavorato duramente per ogni risultato. Ha portato il carattere, i sapori, lo spirito del suo Paese in una terra diversa, creando due locali in cui i clienti possono sentirsi a casa. E forse anche lui, adesso, guardando dall’alto il panorama della ristorazione elvetica che ha contribuito a ridefinire, può concedersi di provare la stessa sensazione.

La sua è una storia che nasce per caso, si sviluppa con competenza e visione, e arriva a conseguire un successo che ha radici profonde tanto a Napoli quanto sulle rive del lago svizzero. Una storia di contaminazione virtuosa, dove la tradizione italiana trova nella Svizzera non solo un mercato, ma una nuova casa: la pizza del Vesuvi…us ha davvero espugnato Neuchâtel.


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