A un anno dall’ingresso nella Guida Michelin, il locale dello chef Riccardo Quadri nel cuore di Brera completa la riorganizzazione degli spazi con un elegante cocktail bar d’autore, una sala eventi esclusiva e una proposta gastronomica che sfida le tendenze del momento, riaffermando la vocazione fine dining del progetto milanese
di MLA
“Non abiuro ai miei principi e alle mie scelte: continuo a proporre tenacemente e convintamente una cucina gourmet, anche in considerazione di un 60% di clienti internazionali che vogliono trovare i sapori di casa nostra declinati secondo modelli cosmopoliti”. Con queste parole Riccardo Quadri, trentenne chef patron di origini svizzere formatosi all’Alma e cresciuto professionalmente al fianco di Carlo Cracco e Yannick Alléno, rivendica la propria visione in un momento storico in cui il panorama della ristorazione d’alta gamma attraversa una fase di profondo riposizionamento. In una piazza competitiva e saturata come Milano, dove molti indirizzi stellati hanno virato verso formule più accessibili, la dichiarazione dello chef assume connotati quasi programmatici: un manifesto di resistenza culturale che trova concretezza nella recente riorganizzazione del Quadri Bistrot.

Il locale di via Solferino, inaugurato nell’ottobre 2022 laddove era stata la “casa” culinaria di Andrea Berton, ha impiegato dodici mesi per conquistare il riconoscimento della Guida Michelin e altrettanti per completare la propria metamorfosi strutturale. L’intervento non si limita a un restyling estetico ma ridisegna l’intero concept operativo, trasformando il ristorante in un organismo multifunzionale capace di dialogare con pubblici eterogenei senza tradire l’identità gastronomica originaria.
Architettura dell’esperienza: tra fine dining e convivialità newyorkese
L’articolazione su due livelli rappresenta il cuore pulsante della nuova configurazione. Il piano superiore abbandona la rigidità della sala tradizionale per abbracciare una fluidità tipicamente newyorkese, dove il bancone bar diventa fulcro scenografico e operativo. Qui la mixology d’autore non è relegata a ruolo ancillare ma assurge a linguaggio espressivo autonomo, dialogando alla pari con la proposta culinaria. Gli ospiti possono scegliere tra un percorso degustazione completo, una selezione à la carte o semplicemente un cocktail signature accompagnato da finger food elaborati, senza vincoli di protocollo o gerarchie d’esperienza.
La bottigliera conta oltre trecento etichette di spirits provenienti da ogni latitudine, con una predilezione per i whisky giapponesi e una notevole collezione di sakè che tradisce l’attrazione dello chef per la cultura nipponica. I drink portano nomi evocativi e composizioni articolate: Altalenante gioca sull’equilibrio tra il carattere affumicato del mezcal e l’intensità erbacea della chartreuse, stemperati dall’orzata e ravvivati da limone e zenzero; L’Ora senza pari costruisce un ponte inedito tra l’amarezza iconica del Campari, la delicatezza del sake e la dolcezza miellata dell’idromele. Che Mondo Sarebbe Senza… propone una lettura contemporanea della mixology fruttata con fragola, limone e una spuma al cioccolato bianco, mentre Il Sorriso della Pesca intreccia vermouth e Savoia Orancio con pesca, rabarbaro e ginger ale in un caleidoscopio di note fruttate e amare.


La scelta di Klaus Prior come artista di riferimento per l’allestimento delle pareti non è casuale: il pittore tedesco, residente da cinquant’anni in Canton Ticino, rappresenta un trait d’union tra le radici luganese dello chef e la dimensione cosmopolita del progetto milanese. Le opere esposte dialogano con gli arredi disegnati dallo stesso Quadri durante la ristrutturazione del locale, in un’operazione di autosufficienza creativa che testimonia la volontà di controllo totale sull’identità del brand.
Il piano inferiore segna invece una rottura netta con l’approccio democratico del piano superiore. La sala eventi, concepita per ospitare fino a sedici commensali attorno a un tavolo imperiale, recupera i codici del fine dining tradizionale: tovagliato elegante, illuminazione studiata, atmosfera intima e servizio orchestrato. Questo ambiente si presta a degustazioni verticali, cene private e momenti di alta rappresentanza aziendale, configurandosi come spazio di rifugio per una clientela che cerca l’esclusività senza rinunciare alla sostanza gastronomica.
Una cucina tra memoria e cosmopolitismo
La formazione pluriennale accanto a Carlo Cracco, dall’apertura di Cracco Portofino fino all’esperienza in Galleria, insieme al passaggio nel 2021 da Yannick Alléno, ha forgiato un linguaggio culinario che non rinnega le proprie matrici ma le reinterpreta con personalità. La cucina di Quadri si caratterizza per tecnica rigorosa, sapori netti e un’attenzione maniacale alle consistenze. Le salse, eredità della tradizione francese, vengono elaborate con precisione millimetrica, mentre il sottotesto giapponese emerge in dettagli apparentemente secondari: dalla qualità del servizio all’uso di determinati ingredienti, fino all’estetica del piatto.

Il menu rifugge la tentazione dell’eclettismo fine a se stesso per costruire un discorso coerente tra tradizione e innovazione. Il risotto allo zafferano rappresenta un manifesto programmatico: la base resta lombarda ma l’ossatura viene rivista integralmente. Il riso cuoce in brodo di pollo anziché nel classico brodo di manzo, alleggerendo la struttura acida e conferendo maggiore rotondità. Il midollo d’ossobuco viene arrostito e posizionato al centro del piatto, mentre la carne diventa base per un sugo d’arrosto arricchito da gremolada senza aglio, preparata con prezzemolo, acciuga e bucce di agrumi. La costoletta alla milanese mantiene l’osso e l’altezza generosa, servita con il solo accompagnamento di patate e insalata, senza concessioni alla spettacolarizzazione.
I ravioli costituiscono un altro elemento distintivo del repertorio, con farciture che mutano stagionalmente dal coniglio ai crostacei, mentre il pollo di Bresse farcito con la sua salsa e verdure di stagione ha conquistato gli ispettori Michelin per l’intensità gustativa e la qualità suprema della materia prima. Il crudo di tonno rosso con wasabi, acciuga, sesamo nero e stracciatella testimonia invece la capacità di costruire equilibri complessi tra grassezza, sapidità e note vegetali, in un gioco di contrasti che rimanda alle lezioni apprese in Francia e Giappone.



Il coraggio dell’identità in un mercato mutevole
La posizione espressa dallo chef Quadri assume rilevanza particolare se contestualizzata nel panorama milanese contemporaneo. Mentre numerosi colleghi hanno risposto alle tensioni di mercato abbassando il livello di complessità o virando verso format ibridi, il ristoratore svizzero rivendica la propria vocazione gourmet facendo leva su un dato strutturale: la composizione internazionale della clientela. Quel 60% di ospiti stranieri non cerca l’ennesima reinterpretazione casual della cucina italiana ma desidera un‘esperienza codificata secondo standard riconoscibili, dove la territorialità si sposa con tecniche universali e presentazioni raffinate.
Questa scelta strategica non nasconde però un approccio elitario o distante. L’integrazione tra cocktail bar e ristorante risponde all’esigenza di abbattere le barriere d’accesso senza compromettere la qualità: chi desidera avvicinarsi al linguaggio di Quadri può farlo attraverso un drink e un assaggio al bancone, mentre chi cerca l’immersione totale trova nel piano inferiore un santuario dedicato. La modularità dell’offerta diventa così strumento di democrazia gastronomica, dove la libertà di scelta non è mero slogan ma pratica concreta.


L’apertura del ristorante nell’ottobre 2022, a soli ventotto anni, ha rappresentato per Quadri una sfida complessa: mettersi in gioco in una città competitiva come Milano con la responsabilità di garantire stipendi ai collaboratori richiedeva non solo competenza tecnica ma anche visione imprenditoriale. La decisione di operare senza soci o azionisti, gestendo personalmente ogni aspetto dalla cucina all’amministrazione, dal disegno degli arredi alla selezione della squadra, testimonia una volontà di controllo totale sul progetto che può risultare rischiosa ma garantisce coerenza.
Il riconoscimento Michelin arrivato a un anno dall’apertura ha validato le scelte effettuate, fornendo credibilità immediata in un mercato dove la reputazione si costruisce lentamente. Gli ispettori hanno descritto Quadri come “talentuoso chef” elogiando la sua capacità di rivisitare la tradizione in chiave moderna, un attestato che per un trentenne rappresenta insieme conferma e responsabilità.
Mixology come linguaggio narrativo
L’ampliamento dell’esperienza cocktail non costituisce una diversificazione opportunistica ma il completamento di un discorso già implicito nell’impostazione originaria. Il bancone d’ingresso dialoga visivamente con le opere di Prior e crea un filtro tra la frenesia urbana e l’intimità della sala. I bartender non si limitano a eseguire ricette ma collaborano alla costruzione di un’esperienza sensoriale complessiva, dove ogni drink può anticipare, accompagnare o concludere il pasto secondo logiche di complementarità gustativa.
La carta cocktail vive di evoluzioni continue, riflettendo la stagionalità e la sperimentazione costante. I nomi scelti per i drink tradiscono un approccio letterario alla miscelazione: non semplici etichette ma suggestioni poetiche che preparano l’ospite all’esperienza sensoriale. Questa attenzione al dettaglio narrativo si ritrova anche nella selezione degli spirits, dove la ricerca di referenze rare e l’apertura a culture distillerie diverse (dal mezcal messicano al sake giapponese, dal gin botanico all’idromele ancestrale) costruisce una mappa geografica ed emotiva che rispecchia il cosmopolitismo della cucina.
La possibilità di frequentare il locale esclusivamente per un momento aperitivo o post-cena amplia il raggio d’azione commerciale senza svilire l’identità gastronomica. Il Quadri Bistrot diventa così presidio territoriale a geometria variabile, capace di intercettare l’aperitivo milanese, il pranzo di lavoro, la cena celebrativa e il dopocena riflessivo con la stessa credibilità.


Prospettive e consolidamento
A dodici mesi dal riconoscimento Michelin, il ristorante si trova in una fase di consolidamento delicata. Il mercato milanese dell’alta ristorazione attraversa turbolenze significative, con chiusure eccellenti e ripensamenti strategici che coinvolgono anche insegne blasonate. In questo contesto, la scelta di Quadri di non cedere alle sirene del casual fine dining ma di rafforzare l’impianto gourmet rappresenta una scommessa coraggiosa che potrà essere valutata compiutamente solo nel medio periodo.
L’integrazione tra mixology e cucina non è invenzione locale ma risponde a una tendenza internazionale che ha trovato espressione eccellente in metropoli come New York, Londra e Tokyo. Milano, storicamente più conservatrice nell’adozione di format ibridi, sta progressivamente aprendo a questa contaminazione. Il Quadri Bistrot si posiziona tra i precursori di questo movimento, portando una visione matura che evita la superficialità del trend-chasing per costruire un modello operativo sostenibile.

La sfida principale resta la fidelizzazione di una clientela locale spesso volubile, attratta dalle continue aperture che caratterizzano il tessuto milanese. Il 60% di ospiti internazionali garantisce stabilità ma espone anche a rischi legati alla stagionalità turistica e alle fluttuazioni economiche globali. La capacità di costruire una community locale affezionata, capace di frequentare il locale con regolarità nelle diverse modalità proposte, rappresenterà il banco di prova definitivo per la sostenibilità del progetto.
L’investimento nella sala eventi privata risponde a questa necessità di diversificazione, intercettando il segmento corporate e quello delle celebrazioni private, meno sensibile alle mode effimere e più legato a criteri di qualità oggettivi. La possibilità di personalizzare menu e allestimenti per gruppi ristretti apre opportunità di marginalità interessanti, complementari al servizio tradizionale. A suivre…
La cena gourmet










