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Dopo il successo della sede romana di Testaccio, i piatti romani di Romeo approdano a Milano portando nella città meneghina la tradizione gastronomica capitolina più autentica. In via Pietro Moscati, a pochi passi dall’Arco della Pace, il locale di Massimo Scordino propone tonnarelli fatti in casa, pizza scrocchiarella e i grandi classici della cucina capitolina in un’atmosfera informale scandita dalle tovaglie a quadri bianchi e rossi che raccontano la vera romanità

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Il viaggio di Romeo comincia nel marzo 2025 tra i vicoli di Testaccio, il quartiere della romanità per antonomasia, dove passato e presente si intrecciano tra profumi di cucina tradizionale, voci della gente e passi lenti di chi si perde incantato tra le strade. Ora questo angolo della Città Eterna più autentica risale la Penisola per arrivare nel cuore di Milano, portando con sé tutto il calore dell’Urbe e la bellezza disarmante di una cucina fatta di gesti semplici e sapori immutabili nel tempo.

La scelta dell’indirizzo milanese non è casuale: via Pietro Moscati 13, zona curata ma vibrante di vita, piena di colore e movimento, a due passi dall’Arco della Pace e dal dinamismo di Chinatown. Un quartiere che, come Testaccio, vive di contrasti armonici, dove l’eleganza convive con l’informalità e dove le diverse anime della città si mescolano senza sovrastarsi. “Volevamo aprire in una zona viva, che respirasse la stessa atmosfera rilassata e vivace che si trova nel nostro ristorante”, racconta Massimo Scordino, fondatore e anima del progetto.

La liturgia della romanità in tavola

Da Romeo, ogni piatto è un atto d’amore verso la tradizione capitolina. Il menu celebra la cucina romana nella sua essenza più pura, quella che si tramanda di generazione in generazione, fatta di materie prime di qualità e di gesti che non conoscono scorciatoie. Tutto è realizzato in casa, dagli antipasti ai dolci, per restituire quel gusto autentico che appartiene alla memoria collettiva.

Si comincia con gli antipasti che fanno battere il cuore agli amanti della romanità: le polpette di bollito, vero simbolo della cucina povera e sapiente, i carciofi alla giudia o alla romana – monumenti vegetali che incarnano la stagionalità del territorio – fino ad arrivare alle altre preparazioni che compongono l’identità gastronomica della Capitale. Tra queste, emergono piatti che raccontano storie familiari e tradizioni popolari, come il petto di vitella alla fornara, testimonianza di una cucina che sa trasformare tagli semplici in capolavori di sapidità.

Tonnarelli: il rito quotidiano della pasta fresca

Ogni giorno, nella cucina di Romeo, si rinnova il rito: la preparazione dei tonnarelli freschi. Belli, ruvidi, perfetti per accogliere i sughi della tradizione romana. Pasta che parla il linguaggio degli avi, con quella ruvidezza che trattiene i condimenti e restituisce al palato tutta l’intensità dei sapori classici: cacio e pepe, carbonara, gricia, amatriciana. Ma anche sughi meno conosciuti eppure altrettanto identitari, come quello di coda alla vaccinara o alla ciociara, che trasformano la pasta in racconto territoriale.

E poi c’è il giovedì, giorno degli gnocchi, come comanda la tradizione romana più radicata. Anche questi rigorosamente fatti a mano, pronti ad accogliere gli stessi condimenti che nobilitano i tonnarelli, in un rito settimanale che scandisce il tempo con la regolarità rassicurante delle cose che non cambiano mai.

La selezione delle materie prime rivela un’attenzione meticolosa: il Pecorino Romano DOP arriva da Cibaria, realtà a conduzione familiare di Castel Gandolfo specializzata nella produzione di eccellenze gastronomiche regionali, mentre i salumi e il guanciale portano la firma San Rocco, garanzia di qualità per chi cerca l’autenticità nei prodotti della norcineria.

Pizza scrocchiarella: l’arte della sottigliezza

La pizza di Romeo è dichiarazione d’identità: sottile, croccante, romana fino al midollo. Un omaggio alla tradizione che passa attraverso una miscela di farine del Molino Mariani di Senigallia e la cottura nel forno a legna, quella che dona alla pizza quel carattere inconfondibile fatto di fragranza e leggerezza.

Dietro l’impasto c’è la consulenza di Daniele Di Grazia, mastro pizzaiolo da tre generazioni e docente di Pizzeria e Panificazione presso Gambero Rosso Academy, figura di riferimento nel panorama della pizza gourmet alla pala. Il suo percorso professionale lo ha portato a lavorare con Gabriele Bonci, dove ha affinato il talento naturale, per poi proseguire la carriera come formatore, trasmettendo la sua visione di un impasto dove passato e futuro convivono in equilibrio perfetto.

Il menu delle tonde comprende le classiche – quelle che non tradiscono mai – e alcune speciali che giocano con accostamenti inediti mantenendo la fedeltà al territorio: la “Cesare” con sfilacciato di pollo e patate, la “Zucchina romanesca” con crema di zucchine, fiori di zucca a crudo, zucchine romanesche fritte, stracciatella e zest di limone, e l'”Alicetta” con il suo mix unico di filetti di alice, stracciatella e crumble di olive taggiasche. Pizze che raccontano il mare e la terra di Roma in un equilibrio di sapidità e freschezza.

La cucina dell’osteria sale in cattedra

I secondi piatti portano in tavola l’anima più profonda della cucina romana, quella che affonda le radici nella tradizione popolare e pastorale. I saltimbocca alla romana – fettine di vitello, prosciutto crudo e salvia legate da uno stuzzicadenti e saltate in padella – rappresentano la sintesi perfetta di semplicità e sapore. La coda alla vaccinara, piatto povero che nobilitava gli scarti del quinto quarto, diventa poesia gastronomica attraverso una cottura lunghissima che trasforma le cartilagini in morbidezza vellutata.

Non mancano i fritti, altro zoccolo duro della tradizione laziale: filetti di baccalà dalla panatura dorata e croccante, supplì al telefono che tirano la mozzarella come un tempo, fiori di zucca ripieni che profumano d’estate romana. E ancora, la trippa alla romana, il pollo ai peperoni, il petto di vitella alla fornara: piatti che raccontano una Roma fatta di osterie dove si mangiava bene spendendo poco, dove la sapienza culinaria trasformava ingredienti umili in esperienze memorabili.

Un dolce finale e i vini dal Lazio

Anche i dolci parlano il linguaggio della tradizione, con quelle preparazioni che appartengono alla memoria collettiva dei romani. Le zoccolette, realizzate con l’impasto della pizza – esempio virtuoso di utilizzo totale delle risorse – diventano golosità fragranti da intingere o gustare così, nella loro semplicità rustica. La crostata ricotta e visciole, dolce che celebra il matrimonio perfetto tra la cremosità del latticino e l’acidità elegante delle visciole, chiude il pasto con quella nota agrodolce che pulisce il palato e lascia un ricordo persistente.

La carta dei vini di Romeo testimonia l‘attenzione verso il territorio: focus sul Lazio con cantine di qualità come Mottura, Castel De Paolis e Carpineti, realtà che hanno saputo valorizzare i vitigni autoctoni portandoli all’eccellenza. Accanto alle etichette laziali, una selezione di referenze nazionali che allarga lo sguardo senza mai tradire l’identità del locale. Perché a Roma – e quindi da Romeo – una cena senza un buon bicchiere non si può nemmeno immaginare.

Centocinquanta coperti di pura convivialità

Lo spazio milanese di Romeo rispecchia l’anima del locale romano: circa centocinquanta coperti distribuiti tra interno e ampio dehors, tavoli vestiti con le classiche tovaglie a quadri bianchi e rossi, ambiente informale ma curato dove quel pizzico di ironia tipicamente romana si respira in ogni dettaglio. Un locale pensato per vivere la quotidianità, non solo le occasioni speciali: perfetto per un pranzo di lavoro dove si chiudono affari tra un tonnarello e l’altro, per una cena tra amici dove le risate si moltiplicano insieme ai piatti da condividere, per una serata in famiglia dove anche i più piccoli trovano il loro spazio.

Romeo non è semplicemente un ristorante dove si mangia bene. È un progetto culturale che mette al centro la convivialità, il calore umano, quella dimensione relazionale del cibo che la tradizione romana ha sempre coltivato. Qui ci si siede come nelle trattorie di una volta, dove il cameriere ti chiama per nome dopo la seconda visita e dove tornare diventa un piacere che va oltre la qualità del cibo.

In un’epoca dove tutto corre veloce e le mode gastronomiche si susseguono frenetiche, Romeo sceglie la strada della fedeltà: fedeltà alla tradizione, ai sapori di sempre, a quella cucina che non ha bisogno di effetti speciali per conquistare perché sa parlare direttamente alla memoria e al cuore. La romanità, quella vera, non è solo nei piatti ma nell’atmosfera che si respira, nei sorrisi con cui si viene accolti, nella generosità delle porzioni, nella spontaneità dei gesti.

La sfida della qualità quotidiana

La vera scommessa di Romeo, a Roma come a Milano, non sta nell’offrire un’esperienza gastronomica straordinaria una tantum, ma nel garantire una qualità costante giorno dopo giorno. È la sfida della quotidianità quella lanciata da Massimo Scordino a Milano, quella che separa i progetti destinati a durare da quelli che brillano per una stagione e poi si spengono.

Massimo Scordino

La preparazione giornaliera della pasta fresca, la selezione accurata delle materie prime, l’attenzione ai dettagli anche nei momenti di maggiore affluenza: sono questi gli ingredienti che fanno la differenza nel lungo periodo. Romeo punta proprio su questo: diventare un punto di riferimento affidabile, dove si sa già cosa si troverà ma si torna sempre volentieri perché quella familiarità non annoia, rassicura.


Highlights

L’anima di Testaccio vola a Milano: Romeo porta nella città meneghina l’essenza del quartiere romano per eccellenza, con centocinquanta coperti in via Pietro Moscati dove tovaglie a quadri bianchi e rossi raccontano un’atmosfera informale e autentica, a due passi dall’Arco della Pace e dal dinamismo urbano della metropoli lombarda.

Tonnarelli fatti in casa ogni giorno: Il rito quotidiano della pasta fresca caratterizza l’identità di Romeo, con tonnarelli ruvidi perfetti per accogliere i grandi classici romani – cacio e pepe, carbonara, gricia, amatriciana – e il giovedì dedicato agli gnocchi fatti a mano, secondo la tradizione capitolina.

Pizza scrocchiarella firmata Daniele Di Grazia: La consulenza del mastro pizzaiolo da tre generazioni e docente Gambero Rosso Academy garantisce un impasto romano doc: sottile, croccante, cotto nel forno a legna con farine del Molino Mariani di Senigallia, in versioni classiche e creative come la Zucchina romanesca.

Materie prime d’eccellenza dal Lazio: La selezione accurata include Pecorino Romano DOP di Cibaria di Castel Gandolfo, salumi e guanciale San Rocco, carta dei vini con focus su Mottura, Castel De Paolis e Carpineti, per garantire autenticità e qualità costante in ogni preparazione.

I grandi classici della tradizione capitolina: Dal menu emergono piatti identitari come i carciofi alla giudia e alla romana, saltimbocca, coda alla vaccinara, petto di vitella alla fornara, polpette di bollito, trippa, insieme ai fritti – baccalà, supplì, fiori di zucca – che celebrano il quinto quarto e la cucina popolare.

Inaugurazione ufficiale il 18 settembre: Sebbene operativo da agosto, Romeo Milano festeggia l’apertura giovedì 18 settembre alle ore 19:30, occasione speciale per brindare all’arrivo della romanità autentica nel cuore della città meneghina con un evento dedicato al territorio e alla convivialità.

Massimo Scordino: l’artefice del sogno romano: Il fondatore e anima di Romeo racconta il progetto nato dalla volontà di celebrare la bellezza semplice della cucina romana quotidiana, portando l’atmosfera di Testaccio – dove passato e presente convivono – anche oltre i confini della Capitale.

Dolci della memoria: Le zoccolette realizzate con l’impasto della pizza e la crostata ricotta e visciole chiudono il pasto con preparazioni che appartengono alla tradizione popolare romana, dimostrando come anche il finale dolce sia parte integrante dell’identità gastronomica del locale.

Convivialità come filosofia: Romeo non è solo ristorante ma progetto culturale dove la romanità si vive fino in fondo, nell’accoglienza calorosa, nelle porzioni generose, nella spontaneità dei gesti, trasformando ogni pasto in momento di condivisione che va oltre la dimensione puramente gustativa.

Da Testaccio con successo: Il locale romano, aperto nel marzo 2025 in via Galvani 89 accanto allo storico mercato rionale, ha conquistato residenti e visitatori con la sua proposta autentica, creando i presupposti per l’espansione milanese e confermando la forza identitaria della cucina capitolina.


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