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Al Convento dei Neveri di Bariano, sede del Museo Veronelli, Wine Club Partesa 2025 ha celebrato il futuro del vino incontrando il mito del passato. Oltre cinquanta cantine italiane e internazionali, masterclass dedicate alla longevità dei grandi vini e una cena che ha fatto rivivere il leggendario Trigabolo con Igles Corelli, Italo Bassi e Mauro Gualandi. Un evento dove tradizione rivoluzionaria e visione contemporanea si fondono tra sostenibilità, autenticità e consumo consapevole

di M.L.Andreis

Il tempio di Veronelli accoglie il vino contemporaneo: nel cuore della Bassa bergamasca, il Convento dei Neveri di Bariano, le cui origini affondano le radici in epoca romana, custodisce molto più che mura storiche. Qui risiede lo Spazio espositivo permanente “Il Veronelli”, luogo fisico e simbolico che conserva e valorizza il patrimonio culturale del grande critico enogastronomico italiano. È in questo scenario denso di storia e significato che Wine Club Partesa 2025 ha radunato oltre cinquanta cantine italiane e internazionali per un confronto serrato sul futuro del vino, tra qualità, formazione e nuovi stili di consumo che ridisegnano il mercato.

Ma la vera magia si è compiuta quando, al termine di una giornata di degustazioni e masterclass, tre giganti della cucina italiana – Igles Corelli, Italo Bassi e Mauro Gualandi – hanno fatto rivivere per una sera il mito del Trigabolo, il rivoluzionario ristorante pop che nei primi anni Ottanta – con una brigata di giovanissimi chef, alcuni addirittura minorenni, l’assente Bruno Barbieri in primisrivoluzionò la gastronomia nazionale aprendo la strada alla cucina espressa e conquistando tre stelle.

Un portfolio che fa il giro del mondo

Dal Piemonte alla Sicilia, il portfolio Partesa ha messo in scena la ricchezza del panorama vitivinicolo italiano con realtà come Merotto, San Salvatore 1988, Francesco Bellei, Tenuta Montauto, Ca’ Rugate e Piantate Lunghe, affiancate a grandi interpreti internazionali del calibro di Drappier, Silver Oak, Château de Fargues, Diebolt-Vallois e Domäne Wachau. Un dialogo tra territori e culture enologiche che ha saputo raccontare la complessità di un mercato in trasformazione, dove qualità e identità diventano valori imprescindibili.


“Il 2025 è stato un anno complesso, caratterizzato da cambiamenti profondi e da un’evoluzione continua nelle abitudini di consumo che probabilmente proseguirà nei prossimi anni”, riflette Andrea Grimandi, Amministratore Delegato di Partesa. “La nostra forza risiede nella capacità di adattamento, mantenendo una presenza costante e attenta al mercato grazie alle nostre persone e a iniziative aggregative come questa. Iniziamo finalmente a cogliere segnali concreti di ripartenza: il mercato ritrova equilibrio e i consumatori attribuiscono sempre maggior valore all’esperienza, alla qualità e all’identità dei prodotti”.

Bere meno, bere meglio (e più leggero)

Alessandro Rossi, National Category Manager Wine di Partesa, legge la trasformazione del settore con lucidità chirurgica: “Il vino vive una fase di cambiamento che va interpretata con apertura mentale. I consumatori richiedono vini più autentici, trasparenti e sostenibili, con profili freschi e gradazione moderata. È un mutamento che nasce non solo dal gusto, ma da una nuova consapevolezza culturale: si beve meno, ma meglio”.

La ristorazione, secondo Rossi, gioca un ruolo decisivo: “Oggi è nei ristoranti che si forma la cultura del vino, grazie a carte più ragionate e inclusive, capaci di avvicinare anche le nuove generazioni”.

Nel tempio della memoria: il Veronelli

Accanto a degustazioni e masterclass, gli ospiti del Wine Club Partesa hanno potuto varcato la soglia di un luogo dove essenzialità e fascino si mescolano armoniosamente: il museo “Il Veronelli”, percorso espositivo che rappresenta la vita, l’attività e il grande impegno di Luigi Veronelli, evidenziando la figura di un intellettuale a tutto tondo nel ruolo di primo divulgatore della cultura enogastronomica italiana, attraverso la creazione di un nuovo linguaggio per comunicare cibo e vino. Tra centinaia di manoscritti, libri e guide – testimonianze preziose di un pensiero che ha rivoluzionato il modo di parlare di gastronomia in Italia – il cuore della mostra è la ricostruzione della sua leggendaria cantina.

La cantina, va precisato, di un giornalista quale Vernelli si fregiava di essere, non già di un “semplice” collezionista che la riempie di “vini trofeo” ma (anche) di “vini umili“, più o meno (s)conosciuti, rappresentativi di vitigni cantine e tradizioni considerate “minori”, che sono invece il nerbo di questa eccezionale raccolta: 12.000 bottiglie sulle 70mila della personale collezione del maestro al momento della sua scomparsa nel 2004.

Molto più di una collezione: è la materializzazione di una filosofia, la testimonianza tangibile di chi ha creduto profondamente nelle produzioni di qualità, sostenendole e promuovendole quando il concetto stesso di eccellenza enogastronomica italiana era ancora da definire e costruire.

Camminare tra quegli spazi significa comprendere le radici del lavoro che produttori, distributori e professionisti del settore portano avanti oggi. Come scriveva lo stesso Veronelli: “Chi cammina la terra sa che l’importante non è arrivare, ma procedere, passo dopo passo. Camminare la terra è esprimere il nostro vivere in continuo movimento. Talvolta occorre fermarsi per riposare o per pensare e per gioire o per piangere e alla fine ricominciare a camminare. Fermarsi anche per ricordare e rivivere la strada percorsa”.

Per i partecipanti al Wine Club, quella visita è stata proprio questo: un momento di sosta per ricordare e rivivere la strada percorsa dal vino italiano, prima di riprendere il cammino verso il futuro con rinnovata consapevolezza.

Teboni: masterclass sulla longevità

Concetti che si sposano benissimo con le masterclass tematiche guidate da Eros Teboni, già miglior sommelier d’Italia, che hanno portato i partecipanti in un viaggio dedicato alla longevità dei grandi vini rossi e dei grandi vini bianchi. Esplorazioni sensoriali che hanno indagato il legame tra tempo, terroir e nuove esigenze del mercato, dimostrando come certi vini sappiano attraversare i decenni mantenendo intatta la loro capacità espressiva, proprio come le bottiglie custodite nella cantina di Veronelli testimoniano ancora oggi la grandezza dei territori italiani.

Alessandro Rossi e Eros Teboni

Il Trigabolo: la rivoluzione degli anni 80 è servita

Tra i momenti clou della giornata, sicuramente va annoverata la rinascita dopo 40 anni del mito del Trigabolo, il rivoluzionario ristorante pop italiano che nei primi anni Ottanta, con una brigata di giovanissimi chef – alcuni dei quali al tempo minorenni, come nel caso di Bruno Barbieri, allora addirittura 14enne – che sovvertì la cucina e le abitudini degli italiani, aprendo fra l’altro la strada a quella che divenne la cucina espressa e guadagnando tre stelle Michelin. Un’esperienza irripetibile che ha segnato la storia della ristorazione nazionale.

A rievocare quest’avventura leggendaria, tre dei protagonisti stellati di quel periodo: Igles Corelli, Italo Bassi e Mauro Gualandi, chiamati a reinterpretare i piatti simbolo di quel laboratorio culinario rivoluzionario per un gruppo selezionato di giornalisti e professionisti del vino. Una cena che è stata viaggio nel tempo e lezione di modernità insieme.

Bassi: lo Yin Yang che non invecchia mai

L’apertura è affidata a Italo Bassi con il suo celebre antipasto Yin Yang: insalata di gamberi rossi, quinoa, zenzero, avocado, mango, sale di Cervia e caviale. Una proposta che a distanza di oltre quarant’anni dalla prima presentazione risulta assolutamente attuale, simbolo di una creatività vincente già ai tempi del Trigabolo. Ad accompagnare il piatto, uno Champagne Drappier Grande Sendrée Rosé 2010, le cui bollicine rosate dialogano con la delicatezza dei crostacei e l’esoticità degli accostamenti.

Il secondo piatto di Bassi porta in tavola un Risotto al cavolo nero, caprino, latte di aringa affumicata e polvere di cipolla bruciata, composizione dove l’umami marino incontra la terra vegetale in un equilibrio sorprendente. L’abbinamento con un austriaco Wachau Grüner Veltliner Smaragd Ried Achleiten della Domäne Wachau esalta la freschezza del piatto senza sopraffarne la complessità.

Corelli: il capriolo che si fa tonno, 40 anni dopo

Il piatto forte della serata porta la firma di Igles Corelli, un’altra delle eredità simbolo del Trigabolo: Il capriolo si fa tonno con mele speziate e sformato di porri. Una proposta che sfida il tempo con la sua attualità, dove tecnica e sfumature degli accostamenti sanno ancora di originalità e buon gusto. La carne di capriolo, trattata con la delicatezza riservata al tonno, incontra la dolcezza speziata delle mele e la morbidezza del porro in un gioco di contrasti raffinato.

L’abbinamento scelto è un francese Henry de Villamont Vosne-Romanée 2020, Pinot Noir borgognone che con la sua eleganza tannica e i suoi profumi complessi sostiene la ricchezza del piatto senza sovrastarlo, dimostrando come certi matrimoni enogastronomici siano eterni.

Gualandi: un inno alla dolcezza perduta

Il dessert a cura di Mauro Gualandi chiude il cerchio con i Bignè fritti e caramellati con crema al mandarino. Un piatto “datato” che oggi sarebbe difficile ritrovare nei menu, vittima della discutibile tendenza a togliere dolcezza e zucchero dalle proposte dei dessert, ma che rappresenta un autentico inno al concetto stesso di dolce: friabilità, caramello croccante, morbidezza della crema agrumata.

L’abbinamento con lo Château de Fargues Sauternes Lur-Saluces è un classico della pasticceria d’autore: il vino liquoroso bordolese, con le sue note di miele, albicocca e agrumi canditi, amplifica la dolcezza del dessert creando un finale opulento e memorabile.

La distribuzione d’eccellenza

La società che ha orchestrato questo evento straordinario è specializzata nei servizi di vendita, distribuzione, consulenza e formazione per il canale Ho.Re.Ca. Attiva da trentasei anni, oggi opera in quindici regioni con 36 depositi, impiega circa mille persone e conta oltre 34.300 clienti Ho.Re.Ca., offrendo un portfolio di oltre 7.400 referenze nell’ambito di birra, vino, spirits, bevande analcoliche e food.

L’efficienza logistica si accompagna a servizi personalizzati, formazione, consulenza mirata e innovativi strumenti digitali per supportare i professionisti del fuoricasa a rafforzare e sviluppare il proprio business. Partesa è parte del Gruppo HEINEKEN Italia, una garanzia di solidità e visione internazionale.

Un laboratorio di idee e relazioni

Wine Club si conferma così un laboratorio di idee e relazioni, dove la distribuzione diventa luogo d’incontro tra produttori e operatori, e la qualità si traduce in una visione condivisa del futuro del vino: più sostenibile, consapevole e vicino alle persone. L’evento ha dimostrato che è possibile guardare avanti senza dimenticare le lezioni del passato, che certe intuizioni rivoluzionarie restano attuali a distanza di decenni, che la cultura del vino si costruisce attraverso esperienze memorabili.

Nel silenzio del Convento dei Neveri, tra le testimonianze di Luigi Veronelli e i ricordi del Trigabolo, si è dipanata una giornata che ha saputo tessere passato e futuro in un arazzo prezioso. Le degustazioni hanno mostrato la direzione del mercato, le masterclass hanno educato il palato, la cena ha celebrato la memoria. Ma soprattutto, Wine Club Partesa 2025 ha ribadito che il vino – prima di essere prodotto – è cultura, relazione, esperienza condivisa.

Il futuro del vino? Aggregazione, consapevolezza, coraggio e ispirazione

I segnali di ripartenza di cui parla Andrea Grimandi passano attraverso questo tipo di iniziative: momenti aggregativi che formano, educano, creano network. La trasformazione che Alessandro Rossi descrive con lucidità si compie nei ristoranti, nelle enoteche, nei luoghi dove professionisti preparati sanno guidare i consumatori verso scelte più consapevoli.

Il Wine Club ha dimostrato che l‘industria del vino italiana e internazionale ha le risorse, le competenze e la visione per affrontare le sfide di un mercato in evoluzione.

E quando Igles Corelli, Italo Bassi e Mauro Gualandi hanno riportato in vita i piatti del Trigabolo, hanno dimostrato che certe intuizioni culinarie attraversano il tempo senza invecchiare, che la vera innovazione sa essere eterna, che il coraggio di sperimentare – quello che animava quei giovani chef quarant’anni fa – resta la chiave per interpretare il presente e costruire il futuro.

Nel tempio di Veronelli, circondati dalle testimonianze del più grande critico enogastronomico italiano, produttori e professionisti hanno trovato ispirazione e direzione. Wine Club Partesa 2025 non è stato solo un evento di settore, ma un manifesto culturale: il vino come esperienza totale, dove qualità della materia prima, autenticità della proposta, sostenibilità delle pratiche e consapevolezza del consumo si fondono in una visione armonica e necessaria.


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