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Dopo quindici anni di passione e dedizione, Cristina Hu e Daniele Zhang riaprono le porte del loro Miyama completamente trasformato. Il progetto firmato da Naos Design celebra la verticalità e il dialogo tra Oriente e Mediterraneo, mentre in cucina lo chef Takashi Kido ha guidato un’evoluzione gastronomica che mantiene le radici nipponiche abbracciando una contemporaneità sofisticata. Un equilibrio perfetto tra rigore estetico e calda ospitalità

di Massimo L. Andreis

Geometrie verticali all’ombra dello Sheraton: a poca distanza da San Siro, il glorioso stadio milanese che accoglie le sfide calcistiche più attese – dove le squadre che affrontano Milan e Inter trovano rifugio e spesso ordinano le prelibatezze del delivery del ristorante – si consuma da quindici anni una storia d’amore con la gastronomia nipponica. Nel loro Miyama, Cristina Hu e Daniele Zhang hanno saputo costruire con la tenacia di chi crede nei propri sogni e la pazienza di chi sa attendere il momento giusto per compiere il grande salto.

“Sviluppando e raffinando la proposta della nostra carta, ci siamo resi conto che servivano innanzitutto delle cucine più grandi e meglio organizzate”, confida Cristina con quella naturalezza che contraddistingue chi ha trasformato una visione imprenditoriale in realtà quotidiana. “Ma il nostro vero desiderio era poter fare un regalo ai clienti di Miyama, rendendo il ristorante sempre più comodo e bello”.

Quindici anni di paziente costruzione

Era il 2010 quando questa coppia, unita dal matrimonio l’anno precedente e da una conoscenza che affonda le radici in quasi trent’anni di vita comune, decise di inaugurare quello che sarebbe diventato un punto di riferimento per la ristorazione giapponese nella zona Nord-Ovest di Milano. Allora i ristoranti nipponici erano ancora una rarità nel quartiere, e la loro “sushi house” su due piani si impose immediatamente come destinazione privilegiata per chi cercava autenticità non solo nei crudi, ma anche nelle meno note preparazioni cotte.

“Oggi possiamo dire di aver raggiunto la stabilità economica e di essere diventati un caposaldo per la ristorazione made in Japan”, riflette Daniele Zhang con l’orgoglio di chi ha saputo trasformare l’esperienza in saggezza. “Con questo restyling vogliamo rappresentare un cambio ulteriore di passo e ricevere un ulteriore riconoscimento per tutti gli anni di lavoro in cui ci siamo impegnati, valorizzando così la nostra crescita imprenditoriale”.

L’architettura come manifesto culturale

Il progetto che ha ridisegnato gli spazi di Miyama porta la firma autorevole di Naos Design, lo studio milanese fondato da Alessio Alessi nel 1993 e oggi guidato dai figli Andrea e Dario, affiancati da Gregorio Pantanali e Daniela Grendene. Un team che ha saputo tradurre in architettura quello che Dario Alessi definisce con precisione chirurgica: “Un nuovo equilibrio tra Oriente e Mediterraneo: il restyling del ristorante giapponese Miyama celebra la verticalità, la luce e il dialogo con la natura”.

La verticalità diventa qui principio compositivo e filosofia estetica. Elementi separatori snelli, arredi che si proiettano verso l’alto, strutture leggere che scandiscono lo spazio con ritmo geometrico: ogni linea verticale non divide ma guida, crea percezioni fluide, amplifica volumi. È un gioco sapiente di prospettive che lo studio Naos Design – passato dalla specializzazione nel Beauty&Wellness al Food & Beverage – ha orchestrato con mano sicura, alla conquista di terreno come una delle realtà emergenti più innovative del panorama milanese.

Travertino, rovere e champagne: l’armonia è servita

I materiali raccontano una storia di contaminazioni felici. Il travertino, in tutte le sue declinazioni – rigato, levigato al naturale, effetto juta – dialoga con il rovere tinto scuro e il metallo finitura champagne, evocando le atmosfere minimaliste del quartiere Ginza di Tokyo senza mai tradire la matericità italiana. È un equilibrio delicato tra rigore compositivo e accoglienza emotiva, quella speciale che solo padroni di casa come Cristina e Daniele sanno offrire.

Gli arredi rispettano l’ordine delle cose con discrezione zen: sedute in bouclé, tavoli in marmo Emperador, applique-lanterna che punteggiano le pareti creando una luce diffusa e avvolgente. Ogni complemento – vasi, lampade, ornamenti – trova il suo posto in un’estetica essenziale e contemplativa, dove nulla è casuale e tutto concorre all’armonia d’insieme.

Dentro e fuori, sopra e sotto: una connessione emotiva

Attraverso le vetrate a tutta altezza della veranda, il giardino giapponese si rivela come elemento centrale del progetto. Non semplice decorazione, ma parte integrante dell’esperienza: la vegetazione curata, le luci a piantana che ne disegnano i contorni nelle ore serali, evocano quell’ospitalità da hotellerie di lusso discreto che fa sentire ogni ospite parte di un rituale privato e prezioso.

Il ristorante si sviluppa su due livelli sapientemente articolati: al piano terra le cucine ampliate, il banco sushi, una prima sala con bar, una seconda sala completa e la veranda affacciata sul verde; al primo piano ambienti divisi che offrono diverse atmosfere, oltre ai servizi. Ogni spazio è pensato per creare quella connessione emotiva con l’ambiente esterno che caratterizza la migliore tradizione nipponica.

Takashi Kido e l’evoluzione del gusto

La rinascita di Miyama non poteva limitarsi all’involucro architettonico. Cristina e Daniele hanno affidato allo chef giapponese Takashi Kido la supervisione di un’evoluzione gastronomica che doveva mantenere l’identità del locale elevandone il livello qualitativo. Ogni piatto è stato pensato, provato, modificato fino a raggiungere quell’equilibrio perfetto che rispetta i confini della gastronomia nipponica contemporanea senza mai scivolare nella banalità fusion.

Il pesce rimane protagonista assoluto, affiancato da carni pregiate e verdure di stagione, tutti esaltati da condimenti preparati in casa che rendono ogni portata unica e riconoscibile. Gli antipasti aprono il viaggio culinario con proposte che spaziano dall’Ostrica cruda e cotta – dove l’ostrica al naturale incontra il Kaki Furai impanato nel panko con salsa okonomi – alle Hotate Butter Itame, dove capesante scottate danzano con asparagi e funghi shiitake in una salsa di soia e burro che sa di mare e sottobosco.

La seduzione dei crudi

La sezione dedicata ai crudi è un manifesto di varietà e ricerca. I carpacci diventano composizioni pittoriche: il Salmone agli Agrumi con olio profumato, crema di avocado, finocchi e pepe rosa; il Branzino e pompelmo dove la delicatezza del pesce incontra l’acidità agrumata del suprême e la gelée di erba cipollina; l’Otoro Negi Goma sauce, ventresca di tonno rosso impreziosita da salsa di sesamo nero e gelée d’erba, un trionfo di grassezza e umami.

Le tartare completano un panorama che celebra la qualità della materia prima senza sovrastrutture inutili, lasciando che sia il pesce stesso a raccontare la sua storia di freschezza e provenienza.

Ventuno uramaki e le (altre) delizie per il palato

Il banco sushi è un teatro dove i sushi-men dimostrano manualità e tecnica in un balletto di gesti precisi. Oltre alla grande varietà di nigiri, gunkan, hosomaki, temaki e futomaki, Miyama si distingue per una selezione di ben ventuno Uramaki in carta, dove la combinazione degli ingredienti raggiunge vette di equilibrio raffinato.

Tra i signature che hanno conquistato la clientela affezionata, il Lobster Maki con tempura di gamberi, topping di astice, avocado, maionese e uova tobiko; il Kohako Maki dove gambero impanato e avocado incontrano capasanta e gambero crudo con aglio nero, tartufo e jalapeño verde; l’Exotic Sake Maki, composizione audace con salmone, Burrata DOP e avocado, tartare di salmone e basilico, salsa al mango, wasabi e il tocco croccante della patata americana.

Il comfort dei piatti caldi

I caldi rappresentano l’anima più confortevole di Miyama, quella che da sempre caratterizza la proposta del ristorante. Gli Involtini di Branzino – gambero avvolto nel branzino, cotto a vapore con verdure di stagione e condito con salsa ponzu – sono diventati nel tempo un classico della casa, simbolo di quella cucina giapponese meno conosciuta ma profondamente appagante.

I Gyuniku Gyoza, ravioli di manzo con Wagyu al vapore arricchiti da scaglie di tartufo nero, incarnano il lusso discreto che attraversa tutta l’offerta. Il Chawan Mushi, budino salato di uova al vapore con gambero, fungo, edamame, spinaci e tartufo nero, è una ricetta di casa tanto confortevole quanto delicata, capace di evocare memorie domestiche pur mantenendo una raffinatezza da haute cuisine.

Il Tempura Nero Ikasumi gioca invece sul contrasto: calamaro in tempura al nero di seppia, mix di spezie furikake spicy e salsa aïoli con yuzu, un’esplosione di sapori che dimostra come la tradizione possa essere reinterpretata senza snaturarne l’essenza.

Dolcezza contemporanea e cultura del vino

I dessert chiudono il percorso gastronomico con creatività contemporanea, abbracciando ingredienti orientali in ricette di pasticceria che sanno sorprendere senza essere eccessive. La carta dei vini, curata personalmente da Daniele Zhang – sommelier di secondo livello AIS – copre il panorama italiano con centotrenta etichette selezionate con passione e competenza.

“La selezione rispecchia la nostra filosofia”, potrebbe dire Daniele, la cui passione per il Saké e il Whisky si traduce in una proposta che affianca ai grandi vini italiani le migliori etichette nipponiche e internazionali, creando abbinamenti che esaltano le caratteristiche di ogni piatto.

Una famiglia che guarda domani

La storia di Miyama è la storia di una famiglia che ha saputo integrare perfettamente nel tessuto milanese, costruendo nel tempo relazioni solide con una clientela affezionata. Dalle squadre di calcio che alloggiano allo Sheraton e ordinano il delivery prima delle partite, ai professionisti del quartiere che hanno fatto del ristorante il loro rifugio gastronomico, fino agli appassionati che arrivano da ogni angolo della città.

Cristina Hu e Daniele Zhang

La ristrutturazione totale – che ha coinvolto non solo gli spazi ma anche l’immagine coordinata, dal logo alle divise indossate in sala e cucina – rappresenta per Cristina e Daniele un momento di svolta, il passaggio da una realtà consolidata a un’ambizione più alta: quella del riconoscimento come eccellenza della ristorazione giapponese milanese.

Nel quartiere di San Siro, tra il tifo calcistico e l’andirivieni dell’hotellerie internazionale, Miyama ha trovato la sua dimensione perfetta: un tempio della cucina nipponica dove verticalità architettonica e rigore gastronomico si fondono con quella calda ospitalità che solo chi ha fatto della ristorazione una missione di vita sa offrire. Quindici anni dopo quella prima apertura, il cerchio si chiude per riaprirsi verso nuovi orizzonti, con la consapevolezza di chi ha costruito qualcosa di duraturo e prezioso.


Highlights

Quindici anni di storia: Cristina Hu e Daniele Zhang celebrano un traguardo importante con una ristrutturazione totale che rappresenta un nuovo capitolo della loro avventura imprenditoriale nel quartiere di San Siro.

Naos Design firma il progetto: Lo studio milanese guidato da Dario e Andrea Alessi ha creato un equilibrio perfetto tra rigore compositivo orientale e matericità mediterranea, celebrando la verticalità come principio estetico.

Travertino e rovere dialogano: La palette materica fonde l’iconico travertino italiano in diverse declinazioni con rovere tinto scuro e metalli champagne, evocando le atmosfere minimaliste del quartiere Ginza di Tokyo.

Takashi Kido guida l’evoluzione: Lo chef giapponese ha supervisionato il rinnovamento della carta, elevando il livello qualitativo senza snaturare l’identità gastronomica che da sempre caratterizza Miyama.

Ventuno Uramaki d’autore: La selezione di rolls rappresenta un punto di eccellenza, dove tecnica manuale e combinazioni ingredienti raggiungono equilibri raffinati, dai signature come Lobster Maki all’Exotic Sake Maki.

Il giardino giapponese protagonista: Visibile dalle ampie vetrate della veranda, diventa elemento centrale del progetto architettonico, evocando un’ospitalità da hotellerie di lusso discreto e contemplativo.

Cucine ampliate per maggiore qualità: La ristrutturazione ha permesso di ripensare gli spazi produttivi, con cucine più grandi e meglio organizzate sia per i caldi sia per la lavorazione dei crudi e del sushi.

Clientela internazionale: Dalle squadre di calcio che alloggiano allo Sheraton alle eccellenze che ordinano il delivery, Miyama è diventato riferimento per la ristorazione giapponese della zona Nord-Ovest milanese.

Centotrenta etichette di vini: Daniele Zhang, sommelier AIS di secondo livello, ha curato personalmente una carta che copre il panorama italiano affiancando una selezione raffinata di Saké e Whisky giapponesi.

Dal Beauty al Food & Beverage: Naos Design, dopo vent’anni di leadership nel settore Beauty&Wellness, si è affermato come uno degli studi emergenti più innovativi nella progettazione di ristoranti milanesi.

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