I fratelli Salvatore e Vincenzo Butticé del ristorante Il Moro di Monza hanno presentato il nuovo menu “Riconoscenza”, un viaggio gastronomico che celebra 18 anni di accoglienza brianzola attraverso i sapori del territorio. L’evento, ispirato agli aforismi dell’artista Alberto Casiraghy, ha trasformato la cucina in poesia, unendo tradizione lombarda e maestria siciliana in un percorso dove ogni piatto racconta la gratitudine di due chef meridionali verso la terra che li ha adottati
di Massimo L. Andreis
“Le novità le ho in casa, nel mio forziere personale. Perché dovrei perdermi a cercare prodotti e soluzioni in ogni angolo del mondo quando nella mia tradizione domestica ho l’infinito a disposizione?”. Con queste parole Salvatore Butticé apre le porte del ristorante Il Moro di Monza a una serata che profuma di riconoscenza, quella sincera e profonda che nasce dall’incontro tra due mondi apparentemente lontani ma intimamente legati dall’arte culinaria.
Come viaggiatori che hanno attraversato lo Stretto di Messina portando con sé non solo valigie ma sogni e saperi millenari, i fratelli Butticé – Vincenzo che dal 1996 insegna ristorazione e cucina, Salvatore, cuoco, e Antonella, sommelier e a loro volta insegnanti – hanno saputo trasformare l’emigrazione in un ponte (VERO) di sapori tra Sud e Nord, creando quel miracolo quotidiano che è l’integrazione culturale attraverso il cibo.



Oltre lo Stretto: l’alchimia di un matrimonio perfetto
“Dal punto di vista gastronomico l’America è qui in Italia: il mio compito è coniugare la cucina di casa mia, quella delle origini che mi ha formato, con il contesto della Brianza in cui lavoro, opero e propongo i miei piatti”. La filosofia di Salvatore Butticé risuona come un manifesto poetico di quella che potremmo definire come una “nuova italianità“, dove le radici siciliane non si sradicano ma si intrecciano con quelle brianzole in una danza armoniosa di tradizioni.
I tre fratelli Butticé trasformano ogni visita in un momento indimenticabile, creando un triumvirato perfetto dove ognuno porta la propria competenza al servizio di un sogno condiviso. Non è un caso che oltre a essere docenti, abbiano anche trasformato nel tempo il loro ristorante in un punto di riferimento anche formativo, dove si svolgono masterclass e si offrono stage per i ragazzi dell’alberghiero, restituendo anche così alla comunità brianzola quella conoscenza – professionale sì ma anche umana – che i nostri hanno saputo acquisire e perfezionare.



Un poeta in cucina: l’incontro con Alberto Casiraghy
“Mi hanno detto: ‘Il tuo venire da fuori ti dà un occhio, un’angolatura, un punto di vista diverso.’ Io rispondo che sono daltonico rispetto alle differenze perché vedo solo le opportunità“, sottolinea Vincenzo. Questa cecità volontaria alle barriere geografiche e culturali ha permesso ai Butticé di accogliere nella loro cucina la poetica di Alberto Casiraghy, aforista e poeta brianzolo doc capace di racchiudere l’universo in una manciata di parole.
Il menu “Riconoscenza” nasce proprio da questo incontro felice tra la concretezza della cucina e l’eterea bellezza della poesia. Ogni piatto diventa un aforisma commestibile, ogni boccone una riflessione sui sapori perduti e ritrovati di una Brianza che, come sottolinea Salvatore, “ha una profondità incredibile da cui attingere”.

Il viaggio inizia: “Un sorso di lago, un boccone di bosco”
La serata si apre con l’aforisma di Casiraghy “Gli aforismi sono piccoli fiumi segreti”, accompagnato dalla tartelletta al mais, trota salmonata affumicata, panna acida al rafano e polvere di aghi di pino. Come un haiku giapponese tradotto in sapore, questo primo assaggio racconta la Brianza dei laghi e dei boschi, quella geografica del cuore che i Butticé hanno imparato ad amare e rispettare.
“Un piccolo fiume di sapori che scorre silenzioso, discreto, invitando all’ascolto interno”. Non è solo una descrizione gastronomica ma una dichiarazione poetica di intenti: rallentare, ascoltare, gustare con la stessa attenzione che Casiraghy riserva alle sue miniature letterarie.



La profondità dell’identità: “L’inchiostro del casaro”
“Scrivo aforismi perché amo gli abissi delle parole” recita Casiraghy, mentre in tavola arriva la vellutata tiepida di formaggella di capra della Valsassina, chips di riso e carbone vegetale. È “L’inchiostro del casaro”, un piatto che racconta la sapienza casearia brianzola attraverso gli occhi di chi ha imparato a leggere il territorio con rispetto e curiosità.
“Sono grato a una terra che da 18 anni ci ospita, ci gratifica e ci dà da mangiare. Il mio obiettivo è portare eleganza a contenuti contadini, come impiegando nel modo giusto la patata. Questo menu esprime riconoscenza – io sono riconoscente alla terra che mi nutre“. In ogni cucchiaio di questa vellutata c’è la storia di un’accoglienza reciproca, di una Brianza che ha saputo aprire le porte e di una famiglia siciliana che ha saputo attraversarle con umiltà e determinazione.

L’illuminazione del gusto: “Risotto come un lampo”
“Nel dubbio atroce c’è già la risposta” sussurra a questo punto Casiraghy, mentre il risotto luganega e vino rosso, burro acido al limone del Garda, si presenta come “un lampo di sapore che illumina, schietta e precisa: breve sì, ma intensa, come i suoi pensieri.”
È qui che emerge tutta la maestria di chi ha saputo fare della diversità un valore aggiunto. “È possibile che non si riesca a elencare oltre dieci piatti brianzoli, e tutti invernali, quando la cucina brianzola ha una profondità incredibile da cui attingere? Questa è la mia sfida da meridionale adottato da questa terra”, sentenzia Vincenzo apparendo e discorrendo con i commensali tra una portata e l’altra. Il risotto diventa così non solo un piatto ma una sfida vinta, una dichiarazione d’amore verso ingredienti che hanno saputo conquistare palati abituati ai sapori del Mediterraneo, che si sono messi “al servizio” di sapori tipicamente padani.

L’armonia della condivisione: “Il Convivio”
“L’atto editoriale […] non è mai gerarchico, ma paritario e giocoso” ricorda Casiraghy, introducendo il piatto principale: suino brasato al Nebbiolo e mela cotogna, con verdure invernali confit e salsa al pane nero. “Il Convivio” rappresenta l’apice di quella filosofia che i Butticé hanno fatto propria: l’incontro come generatore di bellezza, la collaborazione come forma d’arte.
“Qui si è interrotto, più che in altre parti del Paese e comunque prima, il processo di narrazione e di trasmissione del sapere culinario dalle madri ai figli. Ma questo distrugge un tratto culturale distintivo di una terra come la Brianza, dove la ricchezza prodotta dall’industria manifatturiera e dall’immigrazione ha creato un melting pot in cui le tradizioni autoctone si sono perse più rapidamente che altrove”, chiarisce il suo pensiero il cuoco-imprenditore-insegnante siciliano. Il Convivio diventa così un atto di resistenza culturale, un modo per riannodare i fili spezzati della memoria gastronomica brianzola.

Il sorriso finale: “L’ape filosofica”
La serata si conclude con “L’ape filosofica”, mini pan di spagna al miele di tiglio, crema di latte cagliato, granella di nocciola e polline fresco. “L’amore che hanno i pesci per l’acqua è commovente” sussurra Casiraghy, mentre il dessert porta in tavola quella leggerezza ironica che sa trasformare il cibo in sorriso.
“Un’ironica poesia dolce, un finale lieve e surreale che sorride all’assurdo – come un aforisma che fa nascere un sogno”. È il perfetto epilogo di una serata che ha saputo trasformare la gratitudine in arte, l’accoglienza in bellezza, la riconoscenza in esperienza sensoriale.

L’eredità e la missione di una famiglia-scuola
“Allora non occorre andare alla ricerca di soluzioni, magie o fuochi d’artificio all’estero, quando è proprio nel posto in cui siamo che possiamo scoprire e riscoprire ricchezze incredibili che si stanno perdendo”, rincara la dose Salvatore Butticé, esprimendo non solo una filosofia culinaria ma una vera e propria missione educativa.
Non è un caso che i fratelli Butticé abbiano fatto dell’insegnamento una vocazione parallela alla ristorazione. La loro presenza nelle scuole alberghiere, le masterclass, l’impegno nella formazione delle nuove generazioni di cuochi rappresentano il coronamento di un percorso che va oltre il successo imprenditoriale per toccare le corde più profonde della responsabilità sociale.

Gli aforismi della serata: voci incrociate
Durante la cena, gli aforismi si sono intrecciati come voci in un coro polifonico. Casiraghy ha ricordato che “I siciliani hanno avuto molte sovrapposizioni culturali e la gente si è elevata, affinata, migliorata”, mentre ha reso omaggio ad Alda Merini con le sue parole: “Scrivo belle poesie perché mi lavo poco” e “Solo nel disordine si può trovare Dio“. E, ci perdoneranno i nostri poeti, a volte, con tutte le debite proporzioni, anche a tavola, quando un piatto il suo racconto e tutto ciò che contiene rappresenta e comunica è, a sua volta, (simile a) poesia…

Alberto Casiraghy:
- “I siciliani hanno avuto molte sovrapposizioni culturali e la gente si è elevata, affinata, migliorata”.
- “I sogni migliori sono quelli che lasciano le ali aperte”.
- “Sento gli animali molto amici”.
Alda Merini (ricordata da Casiraghy):
- “Scrivo belle poesie perché mi lavo poco”.
- “Solo nel disordine si può trovare Dio”.
- “Ci sono notti che non si staccano dalle pareti”.
Highlights della serata
Il menu “Riconoscenza” celebra 18 anni di accoglienza brianzola attraverso un percorso gastronomico che unisce tradizione lombarda e maestria siciliana, ispirato agli aforismi dell’artista Alberto Casiraghy
Salvatore Butticé trasforma ingredienti contadini come la patata in eleganza culinaria, esprimendo gratitudine verso una terra che da quasi tre decenni nutre la famiglia siciliana emigrata al Nord
La tartelletta al mais con trota salmonata apre la serata come “piccolo fiume segreto”, invitando all’ascolto interno dei sapori autentici della Brianza dei laghi e dei boschi che i Butticé hanno imparato ad amare
“L’inchiostro del casaro”, vellutata di formaggella della Valsassina, racconta la sapienza casearia brianzola attraverso gli occhi di chi ha saputo leggere il territorio con rispetto e curiosità da meridionale adottato
Il risotto luganega si presenta come “lampo poetico di gusto”, sfida vinta di chi ha saputo far emergere la profondità incredibile della cucina brianzola oltre i classici dieci piatti invernali
“Il Convivio” con suino brasato al Nebbiolo rappresenta l’apice della filosofia Butticé: l’incontro come generatore di bellezza, la collaborazione come forma d’arte tra ingredienti, mani e storie diverse
I fratelli Butticé, Vincenzo Salvatore e Antonella, non sono solo ristoratori ma anche insegnanti nelle scuole alberghiere, restituendo alla comunità brianzola quella conoscenza acquisita in 28 anni di integrazione culturale attraverso il cibo
La serata conclude con “L’ape filosofica”, dessert al miele di tiglio che trasforma la gratitudine in arte, l’accoglienza in bellezza, dimostrando come il cibo possa diventare atto poetico e incontro autentico
Gli aforismi di Casiraghy e i ricordi di Alda Merini si intrecciano durante la cena creando un coro polifonico che celebra la bellezza dell’incontro tra diverse culture e tradizioni culinarie




