Cantina pioniera del biologico dal 1997, Barone Pizzini scrive oggi un nuovo capitolo della sua storia centenaria. Dalla certificazione vegana per l’intera produzione alla sperimentazione con l’antico vitigno Erbamat, fino al riconoscimento di Wine Enthusiast per il miglior spumante italiano, l’azienda di Provaglio d’Iseo dimostra come passato e futuro si incontrano e danzano sui colli fatati della Franciacorta
M.L.Andreis
Quando il termine pioniere non si scomoda a caso: nel cuore della Franciacorta, dove i colli si specchiano nelle acque del lago d’Iseo, sorge una realtà che da oltre un secolo e mezzo interpreta l’arte vitivinicola con spirito pionieristico. Barone Pizzini, fondata nel 1870, ha saputo trasformare la tradizione in laboratorio di sperimentazione, diventando la prima cantina franciacortina a convertirsi al biologico nel lontano 1997. Come un vignaiolo che sa leggere i segni della natura, l’azienda ha sempre anticipato i tempi, coltivando non solo uve ma anche una visione del futuro che oggi si traduce in scelte coraggiose e riconoscimenti internazionali.
La cantina, con i suoi 60 ettari distribuiti su 30 vigne tra i 200 e i 350 metri di altitudine, rappresenta un ecosistema perfetto dove tecnologia e sostenibilità convivono in armonia. La struttura interrata per due terzi, equipaggiata con pannelli fotovoltaici e sistemi naturali di raffrescamento, testimonia una filosofia aziendale che fa della responsabilità ambientale il proprio DNA.


La svolta vegana: quando l’innovazione incontra l’etica
Come una lenta fermentazione che trasforma l’uva in nectar, il percorso verso la certificazione vegana di Barone Pizzini ha richiesto pazienza, dedizione e visione. Nel 2025, la cantina a ha ottenuto il prestigioso riconoscimento della Vegan Society britannica, coronando un cammino iniziato nel 2012 con l’eliminazione graduale di albumina e gelatine di pesce dai processi di vinificazione.
“Abbiamo iniziato un percorso nel 2012 per produrre vini vegani, e oggi raccogliamo i frutti”, racconta Silvano Brescianini, amministratore delegato e figura di spicco del panorama vitivinicolo italiano. La transizione non è stata semplice: come spiega lo stesso Brescianini, “le proteine vegetali usate per i processi in cantina sono derivate da piselli e patate, prodotti piuttosto giovani sul mercato”. Tuttavia, i progressi tecnologici degli ultimi anni hanno permesso di affinare il processo, mantenendo intatta la qualità che contraddistingue i vini dell’azienda.
La certificazione vegana completa un mosaico di sostenibilità che abbraccia l’intera produzione: dai Franciacorta ai vini fermi delle tenute marchigiana Pievalta e toscana Ghiaccioforte. A partire da aprile 2025, circa 600mila bottiglie portano il simbolo del girasole verde, testimonianza di un impegno che guarda alle nuove generazioni di consumatori.


L’antica saggezza dell’Erbamat: un vitigno riscoperto
Nella vigna della sperimentazione, Barone Pizzini ha rispolverato un tesoro dimenticato: l’Erbamat, antico vitigno lombardo a bacca bianca già citato nel 1550 da Agostino Gallo nel suo “Venti giornate della vera agricoltura”. Come un archeologo del vino, la cantina ha riportato alla luce questa varietà dall’oblio dei secoli, trasformandola in protagonista di “Tesi Uno”, un progetto sperimentale unico e irripetibile.
L’Erbamat è un vitigno capriccioso, dalle caratteristiche uniche: grande acidità, circa il doppio di quella dello Chardonnay, basso tenore zuccherino e maturazione tardiva. Qualità che in epoca di cambiamento climatico diventano preziose come gemme rare, offrendo basi spumanti ricche di quella freschezza che il riscaldamento globale tende a sottrarre ai vini.
Il “Tesi Uno” presentato da Silvano Brescianini rappresenta una scommessa coraggiosa: un VSQ Extra Brut Metodo Classico composto al 60% da Erbamat e il restante 40% diviso equamente tra Pinot Nero e Chardonnay. Dopo oltre 60 mesi sui lieviti, il risultato è un vino “teso, diritto, estremamente piacevole”, con note di agrume dolce e fiori carnosi che si trasformano in un palato ricco di frutta e mineralità.
La visione di Emanuele Rabotti, nuovo presidente del Consorzio Franciacorta succeduto a Brescianini, conferma l’importanza di questa sperimentazione: secondo il patron di Monte Rossa, il futuro del Franciacorta passa anche attraverso l’Erbamat, “per innovare la ricetta base che da 35 anni difende e sostiene il Metodo Classico”.



Animante Night: il vino che abbraccia il mondo
Alla sperimentazione l’azienda vitivinicola bresciana accompagna la ricerca di nuovi mercati: come un messaggio in bottiglia che attraversa gli oceani, l’Animante di Barone Pizzini ha compiuto un viaggio straordinario nel maggio 2025. L‘”Animante Night” ha visto protagonisti ristoranti ed enoteche di primissimo livello selezionati in tutto il mondo, dall’Asia al Nord America, passando per l’Italia, tutti uniti nel brindare con lo stesso vino in formato jéroboam.
Il successo dell’iniziativa, particolarmente significativo in Giappone con 12 location aderenti, testimonia la crescente attenzione del mercato internazionale verso l’eccellenza franciacortina. Come sottolinea Brescianini, l’evento ha confermato “quanto interesse e curiosità ci siano nei confronti del metodo franciacortino” e ha dimostrato l’esistenza di “fan e appassionati dal Sol Levante a Vancouver per un consumo responsabile e di sempre maggiore qualità”.


Wine Enthusiast: lo spumante di Pizzini conquista la vetta
E la qualità è di casa da Barone Pizzini: nel pantheon dei grandi vini mondiali, il Franciacorta Rosé Brut 2020 della cantina ha conquistato un posto d’onore. Il riconoscimento di Wine Enthusiast nel 2024, che ha inserito il vino nella prestigiosa classifica dei Top 100 Cellar Selection in the World, rappresenta un traguardo storico: il primo spumante italiano a raggiungere questa vetta.
Jeff Porter, curatore per i vini italiani della “bibbia a stelle e strisce” del vino di qualità, ha descritto il Franciacorta Rosé come “un vino di gran classe” che “esce dalla bottiglia con aromi che riempiono l’aria con note di ribes rosso, fragola matura e crema”. Il palato rivela “l’attenzione ai dettagli dei vigneti”, con sapori di ciliegia e frutti di bosco “incontaminati” che creano una perfetta armonia tra ricchezza e tensione.
Prodotto al 100% con uve Pinot Nero, il Franciacorta Rosé Brut 2020 rappresenta la quintessenza dell’arte vitivinicola di Barone Pizzini. Dopo 10 mesi di maturazione metà in vasche di acciaio inox e metà in barrique di secondo passaggio, segue un affinamento in bottiglia sui lieviti per 31 mesi. Un processo che Brescianini descrive come la dimostrazione di come “i vini che produciamo sono sempre più apprezzati sulle tavole di tutto il mondo”, ripagando “dei tanti sforzi che tutta la squadra, dalla campagna alla cantina, mette in gioco quotidianamente”.


L’innovazione come base di una agricoltura di precisione
La strategia di Barone Pizzini rispecchia la visione di Rabotti per l’intero comparto franciacortino: superare “la vecchia dicotomia fra biologico e lavorazioni tradizionali” abbracciando “un’agricoltura di precisione che utilizzi il meglio delle tecnologie digitali per far di più con meno preservando la nostra terra e il nostro saper fare di cantina”.
Non a caso le 122 cantine del Consorzio stanno studiando le tecniche di irrigazione innovative per risparmiare acqua e valorizzare il contenuto organico del terroir, passando “dall’irrigazione all’idratazione della vigna”. Un approccio che guarda al futuro senza dimenticare le radici, investendo nella costituzione di un laboratorio di microvinificazione per affrontare le sfide del riscaldamento globale.



Mercati globali e sfide contemporanee
La vocazione internazionale di Barone Pizzini si riflette nei mercati di riferimento: gli Stati Uniti confermandosi come miglior mercato estero dell’azienda, nonostante le incertezze legate alle politiche commerciali. Come osserva pragmaticamente Brescianini, le vere preoccupazioni riguardano piuttosto “le normative per il nuovo codice della strada che non stanno salvando più vite, ma distruggendo l’intero settore del vino e degli alcolici in generale”.
Il Regno Unito, pioniere nella richiesta di vini vegani, rappresenta un mercato strategico per l’azienda, confermando come la sensibilità verso la sostenibilità sia in costante crescita. La certificazione vegana di Barone Pizzini intercetta infatti un trend in espansione: secondo Eurispes, il 9,5% degli italiani evita alimenti di origine animale, con il segmento vegano in crescita del 2,9% rispetto al 2023.


Un futuro con radici profonde
Barone Pizzini rappresenta oggi un modello di eccellenza che coniuga tradizione secolare e innovazione costante. Dalla conversione al biologico del 1997 alla certificazione vegana del 2025, dalla riscoperta dell’Erbamat al riconoscimento internazionale, ogni scelta aziendale testimonia una visione che guarda al futuro senza dimenticare le radici.
L’azienda di Provaglio d’Iseo dimostra come sia possibile essere pionieri mantenendo saldo il legame con il territorio. In un’epoca di cambiamenti climatici e nuove sensibilità dei consumatori, Barone Pizzini traccia la strada per un’enologia responsabile che fa della sostenibilità non solo una scelta etica, ma anche un vantaggio competitivo sui mercati internazionali.
Come le bollicine che salgono lente nel calice, portando con sé l’essenza del territorio e la passione di chi le ha create, Barone Pizzini continua la sua ascesa verso vette sempre più prestigiose, confermandosi ambasciatrice dell’eccellenza franciacortina nel mondo.



Highlights
- Pioniera del biologico: Prima cantina franciacortina convertita al biologico nel 1997, oggi certificata vegana per l’intera produzione con riconoscimento Vegan Society britannica.
- Sperimentazione Erbamat: Riscoperta dell’antico vitigno lombardo del Cinquecento per il progetto “Tesi Uno”, VSQ Extra Brut unico e irripetibile con 60% Erbamat.
- Riconoscimento mondiale: Franciacorta Rosé Brut 2020 primo spumante italiano nella Top 100 Cellar Selection di Wine Enthusiast, definito “vino di gran classe”.
- Visione internazionale: Eventi globali come “Animante Night” in 24 ore attraverso Asia, Europa e Nord America, con particolare successo in Giappone e Regno Unito.
- Innovazione sostenibile: 60 ettari distribuiti su 30 vigne, cantina interrata con pannelli fotovoltaici e sistemi naturali di raffrescamento per ridurre l’impatto ambientale.
- Leadership di settore: Silvano Brescianini ex presidente Consorzio Franciacorta, oggi CEO dell’azienda che guida la transizione verso un’enologia più responsabile.
- Mercati strategici: Stati Uniti miglior mercato estero, crescita nel segmento vegano che intercetta il 9,5% dei consumatori italiani attenti alla sostenibilità.
- Tecnologie innovative: Adozione di agricoltura di precisione e tecniche di irrigazione israeliane per ottimizzare risorse idriche e valorizzare il terroir.
- Qualità certificata: Pinot Nero in purezza per il Rosé premiato, 31 mesi di affinamento sui lieviti, equilibrio perfetto tra ricchezza e tensione gustativa.
- Futuro del Franciacorta: Investimenti in laboratorio di microvinificazione per rispondere alle sfide del cambiamento climatico e raggiungere 30 milioni di bottiglie.




