Tra le Dolomiti Friulane è sbocciata la seconda edizione del Simposio ADÂLT, evento che ha trasformato Forni di Sotto nel cuore della viticoltura sostenibile. Due giorni intensi hanno visto protagonisti i vini PIWI, varietà resistenti che promettono di rivoluzionare l’enologia moderna. Esperti internazionali, chef stellati e produttori visionari si sono confrontati sul futuro green del vino, dimostrando come anche le terre alte possano scrivere capitoli inediti nella storia vitivinicola. (Anche osando un po’…)
di Massimo L. Andreis
Radici profonde per alberi che proiettano i rami verso il futuro. Come i vitigni che sfidano le altitudini più impervie della Carnia, il Simposio ADÂLT ha dimostrato che l’innovazione può germogliare anche dove meno te l’aspetti. A Forni di Sotto, in provincia di Udine, borgo che sembrava destinato al silenzio dello spopolamento, è risuonata invece la voce potente della viticoltura del domani.
Il sindaco Claudio Coradazzi, riconfermato nelle elezioni comunali del giugno 2024, rappresenta quella generazione di amministratori montani che non si arrendono alle sfide demografiche dei piccoli centri alpini. A guida di un ente di soli 548 abitanti, il primo cittadino, classe 82, e i suoi collaboratori hanno saputo abbracciare iniziative innovative come questa, dimostrando come anche piccole realtà territoriali possono diventare laboratori di eccellenza e sperimentazione. Una risposta concreta al fenomeno dello spopolamento, che offre nuove prospettive di sviluppo economico e culturale per la montagna friulana.




La seconda edizione di questo evento internazionale, svoltasi il 1° e 2 agosto 2025, ha trasformato infatti le Dolomiti Friulane in un laboratorio a cielo aperto dove ricercatori svedesi, danesi, veneti e friulani hanno intrecciato le loro esperienze come tralci di vite che si sostengono a vicenda. Il tema scelto, “La viticoltura del futuro – Viti resistenti nelle nuove geografie produttive, tra introgressioni genetiche e normative”, ha fatto da filo conduttore a dibattiti che hanno saputo coniugare rigore scientifico e visione pionieristica.
I protagonisti assoluti sono stati i vini PIWI, acronimo tedesco di “Pilzwiderstandsfähig” che significa “resistenti ai funghi”. Questi vitigni, nati dall’incrocio naturale tra varietà europee e americane, mantengono oltre il 95% del patrimonio genetico della Vitis vinifera europea, ma ereditano da altre specie la capacità di difendersi naturalmente da malattie come oidio e peronospora. Il risultato è una viticoltura che abbraccia la sostenibilità senza rinunciare alla qualità, capace di prosperare anche ad alta quota come dimostra l’esperienza di Forni di Sotto, primo comune del Friuli Venezia Giulia a credere nella vitivinicoltura montana.



Semi di conoscenza in terra carnica
Innovazione che germoglia dal confronto internazionale. La giornata scientifica del 2 agosto ha visto alternarsi sulla cattedra della Sala Azzurra voci autorevoli provenienti da latitudini dove la viticoltura tradizionale sarebbe stata impensabile fino a pochi anni fa. Nicola D’Agostini dalla Svezia e Luca Filannino dalla Danimarca hanno raccontato come i PIWI stiano aprendo nuovi orizzonti geografici alla produzione vinicola, mentre i “nostrani” Emanuele Serafin, Selena Tomada e Paolo Sivilotti hanno illustrato i risultati delle sperimentazioni condotte nel Veneto orientale e in Friuli Venezia Giulia.
Particolarmente significativo l’intervento dell’Università di Udine che, insieme all’ERSA regionale, ha sviluppato 14 varietà diverse attraverso incroci iniziati già nel 1998, selezionando le cinque più promettenti con la speranza di vederle inserite negli elenchi regionali delle varietà idonee entro il 2026. Tra i nomi che stanno facendo strada ci sono il Solaris, varietà bianca già affermata, il Soreli sviluppato proprio a Udine, il Sauvignier Gris e varietà ancora più innovative come il Muscaris e l’Helios.
L’aspetto normativo ha trovato voce attraverso Stefano Senatore, avvocato specializzato in diritto alimentare, che ha evidenziato come l’Unione Europea abbia aperto nel 2021 ai vitigni PIWI nei disciplinari DOP, mentre l’Italia ancora stenti a compiere questo passaggio fondamentale. Una lacuna che frena la diffusione di questi vitigni rivoluzionari, nonostante l’interesse crescente dei produttori e la spinta verso una viticoltura sempre più rispettosa dell’ambiente.


L’effetto “pornografia” che divide il mondo del vino
Tradizione contro innovazione, battaglia senza esclusione di colpi. Nel mondo enologico si sta consumando una sorta di guerra fredda che ha trovato voce anche tra i vigneti carnici. I detrattori dei vini PIWI parlano di un “effetto pornografia”: come chi fruisce di contenuti espliciti cerca stimoli sempre più spinti, così i sostenitori delle varietà resistenti vengono tacciati di essere quasi “talebani dell’enologia sperimentale”, colpevoli di un eccesso di ricerca che li porterebbe a una dipendenza da una innovazione fine a se stessa.
La metafora, provocatoria quanto efficace, descrive la paura di chi vede nei PIWI una minaccia all’identità territoriale del vino. Se da una parte questi vitigni rappresentano una svolta green per l’enologia moderna, dall’altra vengono percepiti come “contaminatori” capaci di svilupparsi ovunque, negando così il sacro concetto di vocazione territoriale che ha fatto la fortuna dei grandi vini europei.

La battaglia si combatte su più fronti. C’è chi sostiene che la resistenza naturale alle malattie renda questi vitigni troppo adattabili, capaci di prosperare in qualsiasi clima e terreno, snaturando così l’unicità che lega ogni vino al suo territorio d’origine. Altri temono che la ricerca genetica, seppur basata su incroci naturali, possa aprire la strada a modificazioni sempre più spinte, allontanando la viticoltura dalle sue radici più autentiche.
Durante il simposio di Forni di Sotto, questo dibattito ha trovato spazio nei corridoi e nelle pause caffè, dove produttori e amanti della tradizione da un lato e della innovazione dell’altro si sono confrontati con la passione tipica di chi ha fatto del vino la propria ragione di vita. Come nelle migliori controversie enologiche, anche questa ha il sapore di una sfida che attraversa generazioni e culture, dove ogni sorso diventa una dichiarazione di appartenenza a una scuola di pensiero.


Masterclass tra tradizione e avanguardia
Calici che narrano storie di resilienza. Il pomeriggio del simposio ha offerto tre masterclass che hanno trasformato la degustazione in un viaggio sensoriale attraverso geografie e varietà inedite. Matteo Bellotto, filosofo e divulgatore enologico, ha guidato “Parole Resistenti”, un percorso linguistico e gustativo tra dieci territori vinicoli europei, dimostrando come i PIWI stiano ridisegnando la mappa mondiale del vino.
Alexander Morandell, vivaista ed esperto in vitigni resistenti, ha proposto “L’essenza del Terroir” con degustazioni di varietà ancora non registrate ufficialmente, offrendo uno sguardo privilegiato sul futuro prossimo della viticoltura. Ma il momento più suggestivo è stato quello dedicato ai vini ancestrali condotto da Mario Pojer dell’omonima cantina trentina insieme a Roberto Baldovin, presidente della Rete ADÂLT. Hanno presentato un Solaris con dieci anni di affinamento sui lieviti, dimostrando come anche i vitigni resistenti possano esprimere complessità e longevità tipiche dei grandi vini.

Le masterclass hanno rappresentato più di semplici degustazioni: sono state finestre aperte su un futuro enologico dove sostenibilità e qualità non sono più alternative ma facce della stessa medaglia. Ogni sorso raccontava di ricerca, sperimentazione e di quella caparbietà tipicamente montana che trasforma le sfide in opportunità.




Chef stellati tra i picchi dolomitici
Stelle Michelin brillano sotto le vette friulane. Gli eventi gastronomici del simposio hanno visto protagonisti chef di caratura internazionale che hanno trasformato le serate in celebrazioni del territorio e dell’innovazione culinaria. Antonio Jesús Gras, chef spagnolo con alle spalle collaborazioni nei ristoranti stellati di Gualtiero Marchesi a Milano e Joël Robuchon a Parigi, ha portato la sua esperienza internazionale nel cuore della Carnia.
Al suo fianco, Fulvio De Santa, chef fornese che ha conquistato stelle Michelin al Boschetti di Tricesimo, al Peck di Milano e al San Clemente di Padova, ha rappresentato l’eccellenza culinaria locale che ha saputo conquistare le tavole più raffinate d’Italia. Il terzo protagonista è stato Daniele Cortiula di GustoCarnia, allievo di Gianni Cosetti del leggendario “Ristorante Roma” di Tolmezzo, che con la sua cucina ha saputo esaltare gli ingredienti autentici del territorio carnico.




Le due cene del simposio sono state un perfetto esempio di come la creatività spagnola possa incontrare l’anima della cucina carnica, creando armonie inedite che hanno accompagnato i vini PIWI provenienti da tutta Europa. Venerdì sera la “cena in piedi” in stile Italia, España y mundo ha celebrato la convivialità mediterranea, mentre sabato la “cena al tavolo” ha proposto raffinati abbinamenti tra piatti d’autore e varietà resistenti, dimostrando come questi vini innovativi sappiano dialogare con l’alta cucina.











Highlights dell’evento
Vini del futuro prendono quota: I vitigni PIWI dimostrano che la sostenibilità può sposare l’eccellenza qualitativa, aprendo nuove frontiere geografiche alla viticoltura europea.
Friuli pioniere della ricerca: L’Università di Udine e l’ERSA regionale hanno sviluppato 14 varietà innovative, con cinque selezioni particolarmente promettenti in via di registrazione.
Nord Europa entra in scena: Svezia e Danimarca emergono come nuove geografie produttive, dimostrando l’adattabilità dei vitigni resistenti ai climi nordici.
Montagna che rinasce: Forni di Sotto diventa simbolo di come le terre alte possano contrastare lo spopolamento attraverso innovazione agricola e valorizzazione territoriale.
Battaglia ideologica nel vino: L'”effetto pornografia” divide tradizionalisti e innovatori, alimentando un dibattito sulla vocazione territoriale dei vitigni resistenti.
Normativa ancora in evoluzione: L’Italia deve ancora recepire pienamente le direttive europee sui PIWI nei disciplinari DOP, limitando la diffusione di questi vitigni rivoluzionari.
Masterclass del sapere: Tre degustazioni tematiche hanno trasformato l’assaggio in esperienza formativa, unendo divulgazione scientifica e piacere sensoriale.
Stelle in Carnia: Chef stellati internazionali hanno celebrato l’incontro tra alta cucina e vitigni resistenti, creando abbinamenti inediti e suggestivi.
Ricerca senza confini: Collaborazioni internazionali dimostrano che l’innovazione vitivinicola nasce dal confronto tra territori e tradizioni diverse.
Territorio autentico: La Carnia si rivela scrigno di biodiversità e tradizioni, offrendo un palcoscenico naturale per sperimentazioni enologiche d’avanguardia.





