L’inclusività come valore portante: il ristorante Il Moro di Monza, dal 1996 un angolo siciliano nel profondo nord, accoglie nella sua brigata Flavio Foffa, un ragazzo con la sindrome di down, alunno dell’Istituto Alberghiero Olivetti di Monza dove insegna lo chef patron Vincenzo Butticé. Una dimostrazione concreta e reale di come i fratelli Butticé (Salvatore e Antonella gli altri due membri della famiglia attivi nel ristorante di “casa”), da anni alla guida del locale che porta in tavola una commistione tra la terra d’origine e il territorio che li ha accolti, Sicilia e Lombardia, hanno fatto dell’inclusività uno dei pilastri portanti della loro attività.
Uno, dieci, mille Flavi
Il ragazzo ha dunque raggiunto i collaboratori de Il Moro, che ogni giorno condividono con i due storici proprietari idee, gioie e fatiche del mestiere, nell’ambito del programma di alternanza scuola lavoro. Dedicato al reparto pasticceria, per Flavio questa è la giusta ricompensa di anni di sacrifici scolastici e la dimostrazione che, con passione e dedizione, si può arrivare ovunque e che “nessun limite è invalicabile”, come dichiara lo chef Vincenzo Butticé.
La mamma di Flavio ha ringraziato in una lunga lettera il professore di suo figlio, Vincenzo Butticé, che, da parte sua, ha sempre creduto nel valore dell’inclusione e soprattutto nell’importanza del lavoro come mezzo di nobilitazione dell’umano. “Flavio in questi due anni mi ha insegnato tantissime cose: a non pormi mai limiti, a trovare sempre una soluzione a crederci fino in fondo. L’impegno che mette in qualsiasi cosa faccia è infinito, ricade e si rialza, non cerca scuse e va oltre. Lui dà più di quello che può e alza sempre l’asticella, è esempio del gruppo di costanza, metodo e puntualità. Mostra una intraprendenza da assumere a modello. In ogni gruppo di lavoro vedrei un Flavio”, ha risposto Vincenzo Butticé.
Cibo e letteratura nel Viaggio d’autore in Sicilia
Nel frattempo, Il Moro di Monza continua a portare in tavola “i grandi della letteratura siciliana”: il nuovo menu “Viaggio d’autore in Sicilia” infatti è un percorso culinario che narra la poesia della Trinacria.
Si tratta di un vero e proprio viaggio gastro-letterario progettato dai fratelli Butticè, con piatti creati ad hoc per celebrare i frutti – sotto ogni punto di vista – dell’isola, oltre che l’arrivo dell’estate, attraverso una vasta selezione di proposte che incorporano ingredienti freschi e di stagione, accompagnando ognuno di essi con una citazione letteraria: da Verga, con “I malavoglia” a “I Galletti del Bottaio di Luigi Pirandello”, passando per “La Sirena” di Giuseppe Tomasi e arrivando a “Il ladro di merendine” di Camilleri.
Celebri artisti che, al pari delle bellezze naturali e artistiche siciliana, hanno fatto la storia della letteratura italiana. A loro è dunque dedicato questo itineriario gustativo stagionale che si snoda e si dipana partendo proprio dall’analisi critica e attenta di alcuni dei testi più famosi dei letterati della Trinacria, di diverse epoche, permettendo di essere trasportati in un multiverso di cultura e sapori siciliani. Le portate raccontano le loro storie attraverso il cibo che, da sempre, per i fratelli Butticé non può che essere “materia trasversale”. “La cucina è prima di tutto il modo di essere e dopo diventa il modo di fare, è quell’artefatto culturale, storico ed economico che permette di viaggiare nel tempo e nello spazio”, dichiarano Salvatore e Vincenzo Butticé. “L’arte del cucinare, così come il cibo, è trasversale ed universale, nessuna persona ignora il mondo della cucina, perché esso supera ogni stratificazione sociale in quanto artefatto e come cibo invece subisce condizionamenti significativi dallo stato sociale, economico, politico, religioso e culturale”.
I piatti dei … grandi
Tra le specialità del nuovo menu, dedicato al brano di Pirandello “In corpore Vili”, gli ospiti potranno gustare “La sicilitudine nel gambero di Sicilia”, un piatto a base di gambero rosso di Sicilia e caponata, al quale è abbinato un vino millesimato siciliano chardonnay in purezza (Almerita Brut Tasca D’Almerita), selezionato dalla sommelier Antonella Butticè.

Gli amanti della carne bianca possono invece provare “Il pollo ruspante, la patata montata e il peperone e la mandorla”: dedicato a “I Galletti del Bottaio di Luigi Pirandello, il pollo ruspante allevato allo stato semi brado è qui abbinato ad un vino con profumi di frutti rossi e rimandi di note erbacee con una leggera balsamicità (Diciassettesalme – Cottanera).

Naturalmente non mancherà nel menu “sua maestà” il tonno con “Dal tonno al tonno”, per cui gli chef hanno voluto lavorare una ventresca di tonno rosso Sicilia, con note umamiche e dolci: un piatto pensato per celebrare Verga e i suoi “Malavoglia”.

A “La Sirena” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è abbinata la Dedica ai ricci di mare mentre a “Il Ladro di Merendine” di Andrea Camilleri la Triglia fritta, manzo e zarchiceddi.


Ecco quindi il risotto con le sarde, sempre su Pirandello con il “Concorso per Referendario al Consiglio di Stato”.

“Abbiamo lavorato a lungo per creare un menu che rappresenti appieno la stagione e la Sicilia, che soddisfi i gusti dei nostri ospiti”, spiega Vincenzo Butticè. “Come contorno, oltre agli aspetti culinari, abbiamo voluto dare un ulteriore approfondimento culturale e letterario che portasse il nostro ospite ancora più nella radici della Sicilia, per sentirne i sapori, i profumi e anche le parole.” Nel menu, per ciascun piatto, quindi, lo stralcio dell’opera che ha ispirato la sua creazione e che ne riassume l’essenza ultima.
Dulcis in fundo, dalla celebre scena in cui al gran ballo de Il Gattopardo quando Don Fabrizio si siede al tavolo per gustarlo, ecco il Biancomangiare.





